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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Yric sotto il fico

7 Novembre 2009

di Mauro Cristofani
(La sua galleria di quadri qui)
 
A Yric piace menarselo sotto il fico dietro casa sua nelle prime ore del giorno, la lacrima dolce e melmosa che emette il frutto maturo è simile a quelle copiose del suo sesso quando lo fa godere. Intanto parla a se stesso.
¬† ¬† ¬† ‚ÄúChe bello svegliarsi una mattina d’estate essere felice se fuori piove gli occhi fissi a una figura amata, nel cuore l’amoroso sentimento la mente piena di gelosissimi segreti√Ę‚ā¨¬¶‚ÄĚ
¬† ¬† ¬† Oggi un gatto che si trova a passare da l√¨ vede quel tipo che sta muovendo su e gi√Ļ la sua mano, su e gi√Ļ su e gi√Ļ stringendo il suo coso e biascicando ispirato frasi incomprensibili. ¬† ¬†
¬† ¬† ¬† ‚ÄúMa che dice?‚ÄĚ si domanda.
¬† ¬† ¬† Il segaiolo tutto preso com’√® dal proprio lavoretto neanche lo vede.
¬† ¬† ¬† ‚Äú√Ę‚ā¨¬¶Una figura un sorriso la sua figura il suo sorriso oasi di pacato desiderio miraggio diventato vero nelle notti insonni agitate da sensuali tempeste che si estenuano stendendo il corpo nudo sotto l’argento della luna√Ę‚ā¨¬¶ Si pu√≤ vivere per un sorriso?
      -Che lagna! Рmiagola il gatto su note acute.
¬† ¬† ¬† Il giovane uomo chiamato Yric gli butta un’occhiata distratta.
¬† ¬† ¬† -Hai ragione hai ragione√Ę‚ā¨¬¶- biascica ansando mentre guarda in un sussulto godereccio i filamenti simili a lacrime di latte che gli coprono la mano. Con un pampino strappato dal filare dell’uva si pulisce, si tira su i calzoni e s’alza in piedi mostrando d’essere un bell’esemplare d’aitante maschione.
¬† ¬† ¬† -Se vuoi capire qualcosa ascoltami con pazienza e m’aprir√≤ volentieri, vedrai che poi ti sar√† facile rispondere alla mia domanda.
      -No no tu sei troppo complicato, io sono solo una bestia con le cispe agli occhi.
      -Potrai capirmi, di gatti me ne intendo.
      -Se lo dici tu, ma non scordare che sono un apprendista al suo primo viaggio fuor dei confini.
¬† ¬† ¬† Yric si riaccomoda bene fra l‚Äėerba riagguanta il suo tesoruccio e riprende a menarsi, meditabondo.
¬† ¬† ¬† ¬† -Ecco√Ę‚ā¨¬¶ecco√Ę‚ā¨¬¶ritrovo la domanda√Ę‚ā¨¬¶Si pu√≤ vivere per un sorriso?… Illanguidire nel giorno struggersi a sera aspettare passi lontani la notte eiaculando sfinito nell’ombra, rubando i miei giorni√Ę‚ā¨¬¶Lucentezza d’uno sguardo che si lascer√† offuscare da passanti vogliosi, per buttarsi via.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Ora il movimento della mano √® frenetico, su e gi√Ļ su e gi√Ļ su e gi√Ļ occhi velati e ispirazione certa.
¬† ¬† ¬† ¬† -Ma di che parli? √Ę‚ā¨‚Äú miagol√¨o lamentoso e stizzito. √Ę‚ā¨‚Äú Sono d’un’altra razza, non capisco ‚Äėsti giri di parole!
        Ma Yric è avvolto ora in una bolla trasparente e fragile, vorrebbe uscirci ma non può.
¬† ¬† ¬† -√Ę‚ā¨¬¶E non mi basteranno mille amori mille baci non mi sazieranno ¬†milioni di parole non potranno mai riempire il vuoto√Ę‚ā¨¬¶ si pu√≤ esistere per un sorriso dimmi si pu√≤ vivere d’una speranza di zucchero filato che si scioglie in bocca senza lasciare traccia d’una giocosa pralina inconsistente che si diverte a rotolare su di me senza farsi assaggiare d’una goccia di n√®ttare fuggevole succoso inebriante afferrato per un attimo nell’aria, cos√¨ necessario per sentirsi pulsar le vene√Ę‚ā¨¬¶
     -Ah ho capito, è quello che chiamate amore.
¬† ¬† ¬† ¬† Ma l’altro non lo sente tutto preso com’√® dall’ennesima replica della piccola grande morte.
¬† ¬† ¬† ¬† Ora devastato silenzio. Il gatto annusa il n√®ttare e v’immerge la linguetta rosa, con gusto assaporando.
¬† ¬† ¬† ¬† Ritorno dall’estasi. Yric fissa l’opalina occhiuta della bestia, mentre il lattaceo frutto del godimento rimbalza fra di loro.
¬† ¬† ¬† -Dimmi tutto di te, voglio sapere tutto√Ę‚ā¨¬¶ √Ę‚ā¨‚Äú voce soffiata ma imperiosa.
¬† ¬† ¬† -Un giorno uscii dalla cuccia e anche la mia parte nascosta venne fuori√Ę‚ā¨¬¶
¬† ¬† ¬† -T’apristi alla vita.
      -Sì, e mi garbò.
¬† ¬† ¬† -Sono contento d’averti conosciuto, a prima vista mi sei parso un gatto spelacchiato e basta.
      -Certe cose me le tengo, son geloso.
¬† ¬† ¬† -Che bello, m’escludi la formazione d’un orientamento√Ę‚ā¨¬¶
      -Ci risiamo coi paroloni!
¬† ¬† ¬† -Sotto quest’albero non strapazzo solo questo coso (indica ¬†il sesso ormai rammorbidito) ma anche ‚Äėsta zucca (alzando lo sguardo s’indica la testa), ho tutto qui alla gola che mi soffoca.
¬† ¬† ¬† -Ti salva l’iron√¨a√Ę‚ā¨¬¶
      -Huè tu capisci troppe cose!  

      Yric sdraiato sotto il fico, gatto accoccolato accanto a lui.
¬† ¬† ¬† -Quanta sicurezza d√† quest’albero, i suoi rami calati intorno a noi paion proteggerci.
      -Vorrei rimanere qui con te, ma sono solo un gatto.
      -E io un uomo solo.
¬† ¬† ¬† -Per√≤ quanto calore hai√Ę‚ā¨¬¶
      -Me lo dà il tuo pelo morbido.
¬† ¬† ¬† -Chiss√† quanti gatti hai carezzato√Ę‚ā¨¬¶
      -Mai con tanto amore (sembra scoppiare il cuoricino della bestia).
¬† ¬† ¬† -Sogniamo un po’.
      -Non di sogni abbiam bisogno, due come noi ne fanno sempre  troppi. Essere felici insieme, ci vorrebbe.
¬† ¬† ¬† -Mah!… gatto tu uomo io√Ę‚ā¨¬¶Accontentiamoci di sognare.
¬† ¬† ¬† -Non sapevo di poter amare un uomo√Ę‚ā¨¬¶
      -In tutta la mia vita ho amato solamente gatti.
¬† ¬† ¬† Sguardo stup√¨to e incredulo, poi d’√¨mpeto:
¬† ¬† ¬† -Sar√≤ buono con te, il migliore dei gatti! Ti scalder√≤ l’inverno con la mia pelliccia e con le fusa ti leccher√≤ le ferite, veglier√≤ il tuo sonno e al risveglio mi troverai vicino√Ę‚ā¨¬¶
      -Farai tutto questo per me?
¬† ¬† ¬† -Tutto quello che un gatto pu√≤ fare per un uomo √Ę‚ā¨¬¶Per un uomo come te! ¬†

      Yric e la sua beatitudine.  
¬† ¬† ¬† -Gli animaletti dell’erba hanno ascoltato, ora √® a noi che cantano.
      -Ho paura, vorrei essere un gatto come tanti.
¬† ¬† ¬†-Siamo quel che siamo, tutto √® gi√† deciso. Anch’io ho imparato a non invidiare la semplicit√† dei miei simili i desideri le voglie le man√¨e meschine il loro vagar nel mondo senza chiedersi perch√©, ombre fuggevoli che ingordi animaletti sotterranei attendono per rimpinguarsi√Ę‚ā¨¬¶
     

√Ę‚ā¨¬¶Niente √® pi√Ļ desolato
della vita del sognatore
Non sa dove trovar conforto, come placar
la sua sete d’amore√Ę‚ā¨¬¶

¬† ¬† ¬† -I tuoi versi sono lame taglienti che m’entrano dentro con dolcezza mi feriscono, e ¬†la parte umana √® quella che mi fa pi√Ļ male.
      -Restiamo qui io e te, per sempre!
¬† ¬† ¬† -S√¨, s√¨√Ę‚ā¨¬¶Vivere all’ombra amica di quest’albero vedere passar la vita da lontano senza che ci sfiori, senza che possa scalfire i nostri sogni√Ę‚ā¨¬¶
¬† ¬† ¬† -√Ę‚ā¨¬¶Sentirsi in armonia con la natura e le cose spaziare nella vastit√† dell’orizzonte immaginare cosa accade nei rifugi e nei grandi palazzi non sentire gli affanni√Ę‚ā¨¬¶Gattino mio, ti amo.
      -Rinasco per te, prendi la mia vita.
¬† ¬† ¬† -Cercher√≤ di meritarti godr√≤ d’ogni goccia di gioia stillata dal cuore quando scivoler√† su me√Ę‚ā¨¬¶anche se la sua intensit√† benefica la sapr√≤ solo quando sar√† scomparsa√Ę‚ā¨¬¶Canceller√≤ il personaggio inventato dalla fantasia abbandoner√≤ la moneta falsa delle lusinghe e delle inutili promesse, non vorr√≤ pi√Ļ essere qualcun altro e sempre in altri luoghi ma me stesso√Ę‚ā¨¬¶
¬† ¬† ¬† -La tua voce arriva da lontano, ha il suono dell’eternit√†√Ę‚ā¨¬¶
¬† ¬† ¬† -√Ę‚ā¨¬¶e ci sei tu diamante cercato e mai trovato che mi ripari dal gelo dell’indifferenza, che sciogli egoismo e ipocrisia in lacrime liberatrici.
      -Ma tu piangi!
¬† ¬† ¬† -Sono lacrime buone, rendono l’anima leggera. ¬†

      Pacato è il silenzio, interrotto solo dai soavi suoni della quiete.
¬† ¬† ¬† -Amico mio, guarda attraverso le fronde e vedrai nuvole chiare e lembi di cielo azzurro√Ę‚ā¨¬¶
      -Tutto si specchia nei tuoi occhi, i tuoi occhi bellissimi che amo.
¬† ¬† ¬† -Dillo ancora e ancora ho sete di frasi struggenti, ho fame d’amore! Voglio essere come un bimbo appena uscito dal ventre della madre, insanguinato e offerto alla vita come un angelo indifeso ma deciso a sfidare il pericolo dell’allegro disordine che il tuo incontro m’ha portato.
¬† ¬† ¬† -Non credevo esistesse tanta beatitudine√Ę‚ā¨¬¶
      -Nessuna volontà avrebbe potuto impedire il nostro incontro, i simili sono sempre attratti fra di loro. Il fiume trova la sua foce e la stella il suo cielo.
¬† ¬† ¬† Scende la sera, l’ombra del fico √® scura.
¬† ¬† ¬† -Ho paura√Ę‚ā¨¬¶
      -Stammi vicino.
¬† ¬† ¬† -La tua vita passata√Ę‚ā¨¬¶
¬† ¬† ¬†-√Ę‚ā¨¬¶ Splendente a tratti, canzoni gaie e gutturali fra zone buie e luminose. Sguardo fisso al domani portatore di promesse, ero disposto a tutto per farle diventare vere. Anello magico di congiunzione di cerchie d’eletti andavo a passi spediti con aria vaga di mistero, inquietante per certuni ma irresistibile per altri, nella bocca chiudendo frasi indicibili e calpestando formiche e ragni. Senza patria n√© famiglia m’avvolgevo in spirali carezzevoli, fra seduzioni languide e seducenti giochi d’arte√Ę‚ā¨¬¶Afferravo in tempo il timone alla vista d’un’onda minacciosa riuscendo sempre a portare in salvo il navicello, rifugiandomi nei pi√Ļ sicuri approdi e fra le braccia che mi aspettavano pi√Ļ aperte√Ę‚ā¨¬¶
      -Sei ancor giovane, come hai potuto vivere già tanto?
¬† ¬† ¬† -Volont√† carattere intrepidezza, ho fatto buon uso di questi doni ricevuti dalla sorte. Ci furono battaglie passeggere sconfitte e cadute al suolo, ma mai una goccia di sangue. Piccoli e grandi drammi passeggeri, tutto ci√≤ che √® vita√Ę‚ā¨¬¶ Ma i giorni di splendore passano il clamore s’attenua la bellezza diventa merce d’accatto, le belle idee svendute come pomi marci. Voglia di naufragare, il timone abbandonando. Lasciarsi andare lasciarsi andare alla deriva√Ę‚ā¨¬¶
      -E poi, e poi?
¬† ¬† ¬† -Non ricordo, non voglio ricordare! Ora la verit√† √® quest’albero, sei tu.
      -Parla invece, dimmi quello che non hai detto a nessuno e guarirai dai tuoi mali.
¬† ¬† ¬† -√Ę‚ā¨¬¶ I giorni del silenzio, il domani che diventa ieri. Ombre indistinte ¬†parole crudeli e gli atti di malvagit√†, i gesti studiati per offendere e ferire√Ę‚ā¨¬¶Tempo che scivola come sabbia fra le dita. Poche oasi, per calmare la sete. Non ero pi√Ļ l’eroe vincente coperto d’oro e d’argento, mi specchiavo senza riconoscermi. Aprivo porte con fragore per non credermi fantasma e mi graffiavo il viso, scrivendo col mio vomito il nome di chi fui√Ę‚ā¨¬¶
¬† ¬† ¬† -Miaooooo√Ę‚ā¨¬¶
      -Ti metti pure a miagolare.
      -Sono un gatto!
      -Mi piacciono i gatti ma non i versacci.
¬† ¬† ¬† -Il nostro primo litigio√Ę‚ā¨¬¶ Allora √® proprio una vera amicizia.
      -I miei discorsi ti annoiano.
¬† ¬† ¬† -D√†i amm√®ttilo, ti perseguit√≤ la fortuna√Ę‚ā¨¬¶
      -La mia fortuna è avere incontrato te.
      -Non posso rimanere, ma tornerò qui ogni sera.
      -Ogni sera aspetterò.      

¬† ¬† ¬† Ma il gatto non torna sotto il fico n√© la sera dopo n√© quelle seguenti, non torna pi√Ļ per un anno intero e Yric ora sa come pu√≤ essere grande il vuoto creato da un’assenza. Ma un umano appartiene alla sua trib√Ļ e la trib√Ļ non accetter√† mai veramente la sua fuga, e un gatto si lascia carezzare per il tempo d’un sogno ma fuggir√† poi ad altri padroni.
¬† ¬† ¬†Se il tocco fortunato era di nuovo apparso in veste dell’illusione pi√Ļ irridente, allora via colla vita facile fra amori stradaioli a smerciare fals’oro. ¬†

¬† ¬† ¬† A lungo Yric non torna sotto il fico, passano gli anni. Ora non √® pi√Ļ un giovane uomo, ma un vecchio ragazzo.
¬† ¬† ¬† Si ritrova davanti a quell’albero una sera, e il gatto √® l√¨.
¬† ¬† ¬† -Si sta bene in quest’ombra, la sua frescura fa passare la stanchezza e la sete.
¬† ¬† ¬† -Non speravo pi√Ļ di ritrovarti.
¬† ¬† ¬† -Desideravo rivedere quest’albero, una volta m’√® apparso in sogno.
      -Come sono i sogni dei gatti?
      -Tali e quali come quelli degli uomini, ma noi li ricordiamo tutti per filo e per segno.
      -Noi umani invece solo quelli fatti al dormiveglia, e in nebulose poco chiare.
      -Meglio per voi, non rischiate di confonderli con la realtà.
      -La realtà ha ben poco di sognante, può solo deludere.
¬† ¬† ¬†Stanco come mai Yric guarda il gatto quasi senza riconoscerlo, scomparse le mag√¨e d’un giorno lontano. Si stende sfinito sull’erba accanto all’essere con cui un giorno sogn√≤ l’amore, sguardo vagante all’intreccio dei rami, e si toglie lento i vestiti. Oh!… ancora un giro di danza, di danza√Ę‚ā¨¬¶ Immergere il corpo chiaro nell’erba perdersi nel suo verde mille volte rinato aspirarne gli odori, e la pallida mano ricolma che arpeggia su e gi√Ļ su e gi√Ļ su e gi√Ļ e il ritmico canto nel cuore, svuotato, risuona.
¬† ¬† ¬† -Ho una casa di gente accogliente e generosa√Ę‚ā¨¬¶ √Ę‚ā¨‚Äú frase che annulli l’insopportabile √†nsito. √Ę‚ā¨‚Äú Cibo a volont√† morbidi cuscini carezze, altri bei gatti per compagnia…
¬† ¬† ¬† Yric √® lontano, non sente. Si piega nell’erba si torce sussulta nel godimento diventato delirio, ma l’urlo mozzato non √® di vittoria se il viso √® rigato di pianto. ¬†
¬† ¬† ¬† La notte √® una cappa di piombo che copre ogni cosa, l’intorno ¬†s’annulla. Yric vecchio ragazzo cocciuto inizia a contare le foglie del fico, perch√© sa che ne avr√† le risposte che tutta la vita ha cercato. Non sente la lieve carezza sui capelli non vede il ragazzo accanto a s√© alzarsi lento nell’ombra dell’albero, sparire nel buio. Prosegue la sua conta impossibile, foglia per foglia foglia per foglia foglia per foglia. E foglie e foglie gli scivolano fra le dita senza sapere come mai, e senza sapere perch√©√Ę‚ā¨¬¶Cos√¨ per tutto il tempo che gli resta da vivere come essere umano felicemente prigioniero, mentre il fico s’incurva sempre pi√Ļ sempre pi√Ļ fino a chiuderlo in s√©, fino a soffocarlo. Si ode allora un ‚ÄúMiaooooo‚ÄĚ prolungato rabbioso terribile e liberatorio, prima di scorgere un felino arruffato balzar fuori dai rami e scappare lontano, rapido come una folata di vento.


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2 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 7 Novembre 2009 @ 20:53

    Un luogo caro, quasi simbolico, ed un dialogo che pare impossibile. Ne nasce un’esternazione che racchiude un’intera traccia vitale. Una vita di sogni, di passioni, di amore, di affetti, di speranze, di illusioni, di delusioni, di abbandoni e di ritorni√Ę‚ā¨¬¶ Un percorso raffigurato da forti pulsioni e da fuggevoli bagliori, da vive emozioni e slanci sostanziali, dai molteplici segnali dell’io stesso verso s√©, verso l’ ‚Äúaltro‚ÄĚ e la realt√†. Il colloquio surreale si fa quasi soliloquio d’anima, confessione intima.

    La coerenza visiva ed il fuoco sotterraneo, che emergono dal profondo sentire, si avvalgono della cruda purezza di una notevole carica espressiva.

    Gian Gabriele Benedetti

  2. Commento by claudio grosset — 8 Novembre 2009 @ 07:05

    In perenne conflitto st√† l’uomo, con e per la sua natura ‚Äúambigua‚ÄĚ, combattuto tra la fisicit√† e la mente, tra il corpo e l’anima (pensiero primo post lettura).

    Poi, non ci volevo credere ma, questa√Ę‚ā¨¬¶ √® una storia, una storia d’amore√Ę‚ā¨¬¶ come tante! ¬†Soltanto ci viene illustrata ‚Äú√Ę‚ā¨¬¶ a tinte forti‚ÄĚ, nella forma di questo ‚ÄúDolce√Ę‚ā¨¬¶ ¬† (Cris)√Ę‚ā¨¬¶ Novo‚ÄĚ onirico, misconoscendo, per altro verso, il comune senso del pudore (il nostro!).

    E non manca niente, ci st√† tutto, l’incontro (‚Äú√Ę‚ā¨¬¶si pu√≤ vivere√Ę‚ā¨¬¶esistere, per un sorriso?‚ÄĚ Si chiede Yric. Gli risponde il gatto ‚Äú √Ę‚ā¨¬¶Ah ho capito, √® quello che chiamate Amore‚ÄĚ), la passione ‚ÄĚ restiamo qui io e te, per sempre√Ę‚ā¨¬¶ la tua voce..ha il suono dell’eternit√†√Ę‚ā¨¬¶‚ÄĚ, L’amore con le sue√Ę‚ā¨¬¶ buone intenzioni

    ‚Äú√Ę‚ā¨¬¶ torner√≤ qui ogni sera√Ę‚ā¨¬¶ ogni sera aspetter√≤‚ÄĚ ed infine rassegnazione nel ‚Äú√Ę‚ā¨¬¶vuoto creato da un’assenza‚ÄĚ seguita da malinconica solitudine.

    Il finale √® coerente, ‚Äúmetamorfosi felina simbolista‚ÄĚ direbbe Stefano Maleci (gi√† recensore di Cristofani), ritorna il pensiero primo, nella metempsicosi del gatto in uomo e dell’uomo in gatto, il voler essere cio che non si √® si realizza pienamente, il conflitto √® risolto, l’animo (del lettore!) appagato.

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