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L’Europa minacciata

7 Maggio 2012

La grande crisi che sta attanagliando in particolare l’Europa non poteva trovare occasione più favorevole per annidarsi e produrre al meglio i suoi effetti devastanti.
A contrastarla ha incontrato personaggi come Sarkozy, Merkel e Monti i quali, smarritisi nella tempesta, hanno adottato provvedimenti tali da favorirla.
Un trio sciagurato.

Nel mentre avviavo questo articolo mi sono chiesto se fosse il caso di andare avanti. Troppo pessimismo seppellisce la speranza, che è il motore della vita.
Ma, nello scorrere la rassegna stampa, ho trovato l’editoriale di Mario Sechi il quale, se ricordate, era in principio entusiasta del governo Monti, dal quale si aspettava una svolta utile al Paese, ed esprimeva perfino parole di ringraziamento al presidente della Repubblica per averlo scelto.
Da qualche tempo, si è invece reso conto dell’abbaglio (un cammino opposto a quello di Giuliano Ferrara, oggi sostenitore di Monti) e la sua analisi politica si è voltata al cattivo tempo. L’esempio sta proprio nell’articolo di stamane intriso di un pessimismo che fa il paio con il mio. Ed allora diamoci dentro e diciamocela, la verità.

L’incompetenza dei maggiori leader europei, tra i quali metto naturalmente Mario Monti (ah, che errore non aver chiamato Mario Draghi!) ha avviato un processo di rivolta che difficilmente si arresterà. Anche se la politica decidesse di rinsavire.
Tutti i mali di una politica gestita alla carlona (in Lucchesia significa: con superficialità e in modo arruffato) sono esplosi in presenza di una crisi economica che non ha l’uguale (supera anche quella del 1929). Nei più importanti Paesi europei è emersa l’incapacità dei governanti a farvi fronte con la filosofia da essi adottata, vecchia come il mondo, secondo la quale tutto può risolversi spremendo i cittadini. Come i signori feudali facevano nei confronti dei loro sudditi, ogni volta che avevano bisogno di denaro.

Così, quando la misura è diventata colma, è partita la rivolta. Altro che tassa del macinato di antica memoria! Ora si deve ragionare di un movimento assai più vasto, europeo, che si è messo in moto, e con quali esiti è difficile a dirsi. Una cosa è certa: il cambiamento in Francia è troppo poco per quietare la rabbia e il sentimento di rivolta. In queste condizioni, un uomo del destino potrebbe spuntare dietro l’angolo e sedersi da qualche parte a raccogliere la gran massa di scontenti e a far apparire la democrazia come la causa principale di tutti i mali.

Necessitano gli scongiuri, ma a questo rischio, in effetti, ci ha trascinato il triumvirato Merkel, Sarkozy e Monti, con una politica recessiva (e punitiva) nei confronti dei cittadini.
Uomini di questa fatta, incapaci di leggere ed interpretare la società, devono essere subito rimossi. È il minimo che si deve fare per arrestare quella furia iconoclasta che soffia nel nostro Continente. Ogni ritardo non farà che renderla sempre più impetuosa e distruttrice.

Quanto è accaduto ieri ad un dirigente dell’Ansaldo (un’azione politica di gambizzazione che ricorda quelle delle Brigate Rosse) non deve essere sottovalutato.

www.i-miei-libri.it


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Bart