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Liberarci del debito pubblico

13 Novembre 2011

Quello che è accaduto in questi giorni e che sta accadendo con l’incarico affidato a Mario Monti ha aperto gli occhi, credo, a molti italiani che fino ad oggi non avevano dato grande importanza agli errori del passato, ai quali si deve la formazione del nostro tallone di Achille: il debito pubblico, che oggi pesa sulle spalle di tutti per la fantascientifica cifra di 1.900 miliardi.
Eravamo abituati a conviverci e non ce ne curavamo più di tanto.

Invece oggi abbiamo capito che questo enorme debito pubblico ha costituito il varco (il tallone d’Achille)   grazie al quale chi vuole impadronirsi di uno Stato può infilarcisi e spargere il suo tossico veleno.
Dobbiamo liberarcene al più presto. Lo scrissi: vendere vendere e ancora vendere. Negli anni prossimi dovremo arrivare se non all’azzeramento di esso, a dimensioni lillipuziane e tollerabili. Altrimenti saremo sempre soggetti a ricatti e la sovranità del popolo sarà continuamente violata. Ne va di mezzo la nostra dignità di italiani. Facciamola finita, dunque, con il debito pubblico!

La chiamata da parte di Napolitano di Monti, attraverso quell’odiosa investitura di senatore a vita, ha praticamente sancito la sconfitta della politica e la vittoria dei barbari invasori che della democrazia di un Paese  (non solo il nostro) fanno carta straccia.
E’ sconfortante che sia stato proprio Napolitano, il rappresentante massimo del nostro Stato, a dichiarare la resa e dunque la sconfitta della politica. Ha consegnato la Nazione a quei poteri finanziari che sono i detentori della strabordante massa di denaro che agisce senza sentimento, infischiandosene della povera gente.

Dispiace che l’opposizione non abbia capito in tempo, accecata dall’antiberlusconismo, a chi stavano consegnando il Paese, ossia che cosa stava accadendo alla nostra democrazia. Vinta, vilipesa e calpestata. La sua azione irresponsabile ha creato il clima adatto per questa penetrazione e per questa invasione. Una guerra che la politica ha perduta. Una maggiore collaborazione, meno Benigni in giro, meno Eco, meno Camilleri, meno Turci, meno Celentano, meno Santoro, meno Lerner, meno Travaglio, meno Floris, meno Scalfari, meno Mauro (e smetto qui perché la lista sarebbe lunga) avrebbero evitato un tale disastro.
Vedremo se il centrodestra riuscirà a riprendersi dallo stordimento per difendere tutti noi dal saccheggio della nostra volontà.

Permettetemi ora di tornare sulla questione dei senatori a vita, messa in risalto dal modo precipitoso in cui Napolitano ha agito, non premiando peraltro l’uomo giusto, giacché Monti non ha fatto un bel niente che meriti un premio a quel livello. Anzi, come scrive Franco Bechis su Libero di ieri, Monti è conosciuto piuttosto come l’uomo “sempre candidato ma sempre trombato all’ultimo”.
L’istituto della nomina dei senatori a vita, pur previsto dalla Costituzione, non è più attuale e si deve cancellare.

Come ho già scritto, la figura non è più rappresentativa di unità ma di partigianeria. Lo abbiamo visto nel corso del governo Prodi, assistendo ad uno spettacolo desolante.
Lo Stato può agire diversamente, per dare riconoscimenti ai nostri cittadini meritevoli. Ci sono onorificenze apposite di vario prestigio. Assegni quelle, e eviti di mettere dei costi inutili ed eccessivi sulle spalle dei cittadini.

Non solo; sarebbe l’ora di finirla con i privilegi concessi ai politici, anche dopo che hanno esaurito la loro missione. Si devono cancellare, da subito, i privilegi a vita. Ne godono persone che hanno già abbastanza per vivere, avendo accumulato con l’incarico politico ricoperto una vera fortuna.
Un capo di Stato, un presidente del Consiglio, un parlamentare, scaduto il mandato, devono tornare al loro mestiere d’origine. E costruirsi emolumenti e pensione come tutti noi. Insomma, il servizio allo Stato non deve creare strascichi che costino al Paese.

Lo si faceva nell’antichità e lo si può fare oggi, giacché quella era una lezione di umiltà e di spirito di servizio che deve, fortissimamente deve, tornare ad essere il motivo ispiratore della politica.

P. S. Ho letto che quando Berlusconi è salito al Quirinale è stato oggetto di lancio di monetine (come fu per Craxi) e di insulti. Ne è restato amareggiato. Sembra che la Melandri su Facebook abbia aperto le danze già dall’altro giorno, istituendo una specie di countdown. Che mestizia!
Franceschini, poi, non ha mancato in Aula di essere quella serpe velenosa che abbiamo conosciuto. Non credo che il Padreterno esulti per dei cattolici come lui e la Bindi.

www.i-miei-libri.it

Altri articoli

“In mano alle lobby finché le urne non ci separino” di Giuliano Ferrara. Qui.

“Monti, il precario” di Alessandro Sallusti. Qui.

“Caduto l’alibi dei regressisti” di Mario Sechi. Qui.

“Berlusconi si dimette, il Pdl sosterrà Monti ma a tre condizioni” di Lucia Bigozzi. Qui.

“Berlusconi dimesso, una festa amara” di Peter Gomez. Qui.

Marco Travaglio, qui. Da cui estraggo:

“Del resto non sono stati gl’italiani a cacciare il Cainano (tantomeno Bersani, sebbene lui, ma solo lui, sia convinto del contrario), ma la Bce, l’Ue, l’asse Merkel-Sarkozy, i mercati e la stampa estera che ha visto quel che accadeva in Italia con dieci anni d’anticipo sui bradipi del Corriere e del Sole 24 Ore. Fosse stato per la classe dirigente italiota, ce lo saremmo tenuto altri vent’anni.
La prima Liberazione, nel ’45, avvenne grazie alle truppe anglo-americane con qualche migliaio di partigiani. La seconda avviene grazie alle truppe franco-tedesche con qualche Carlucci e Pomicino di complemento. Dunque è soprattutto ai liberatori stranieri che il governo Monti piace e deve piacere.

….

Ma il materiale politico e umano con cui dovrà fare i conti è lo stesso che ha dato prova di sé negli ultimi tre anni. Siamo sicuri che questa ciurma approverà le misure “lacrime e sangue” solo perché a proporle non è più B., ma Super Mario Bros, per giunta in piena campagna elettorale?

….

E poi quando mai s’è visto un governo con tutti dentro e nessuno all’opposizione? La democrazia è fatta di maggioranze che governano e minoranze che controllano. Se nessuno controlla, non si chiama democrazia. Si chiama in un altro modo.”


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Bart