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22 Agosto 2011

A Sarkosy l’Europa prima o poi dovrà chiedere il conto. Un uomo piccolo in tutti i sensi.
Ambirebbe a francesizzare l’Europa, contando su di un rapporto privilegiato con la cancelliera tedesca, quella Merkel che, a causa delle vicine elezioni, è entrata pure lei in stato confusionale. Ottimi, a questo proposito gli articoli di Mario Sechi e di Marlowe sul Tempo di oggi circa la cattiva memoria della Germania.

Ma a Sarkosy l’Europa chiederà di più che alla Merkel.
Il nostro novello Napoleone, infatti, ha avuto ed ha ancora mire di grandezza di vecchio stampo coloniale, e così non ci ha pensato due volte a trascinare la Nato, e dunque l’Italia ed altri Paesi, in una guerra che se sta per finire bellicamente, ha ancora tutto da svelare politicamente.

Se ne accorge ora anche Sergio Romano, alla vigilia della caduta di Gheddafi.
Il suo editoriale di stamani sul “Corriere della Sera” ha un titolo che la dice lunga sugli interessi che stanno dietro questa sporca guerra: “Strana guerra senza vincitori”.

Eh sì, perché i vincitori ancora si devono scoprire. Al momento si sono mescolati alla santa alleanza della guerra a tutti i costi, approfittando di una Nato messasi al servizio della Francia. Ma non appena il nuovo governo si sarà insediato ed avrà ricevuto la benedizione dell’Occidente, allora si vedrà chi aveva già in mano gli assi per vincere la partita.

Sul Giornale Magdi Cristiano Allam, che di islam se ne intende, pare non avere dubbi e intitola: “Ma per il dopo Gheddafi c’è il rischio islamista”.

Concordo. Non da ora definii sporca questa guerra, giacché, mossa da vili interessi di parte, avrebbe poi prodotto dei risultati assai pericolosi per l’Occidente.
Non era difficile pronosticare, non appena il nuovo Egitto (ormai dominato dai Fratelli Musulmani) aveva aperto il canale di Suez alle navi iraniane, che il processo che avrebbe interessato l’intero Nord Africa non era affatto un processo di apertura verso la democrazia, bensì verso l’islamizzazione.

L’Italia sarà quella che pagherà più di tutti, e dovrà rimproverare a se stessa l’incapacità di non aver saputo vedere più in là del suo naso. Ancora oggi il ministro Frattini parla di far pagare a Gheddafi il conto delle stragi (mentre non chiede niente o chiede poco per il siriano Assad), dimostrando che è ancora lontano dal percepire i pericoli che si stanno condensando e che si condenseranno sempre di più, sia pure gradualmente, sul nostro Paese, che per il Nord Africa e per l’islamismo è e resterà la porta principale per l’ingresso in Europa. Ingresso che significa procedere ad un’islamizzazione anche violenta e oppressiva, ove occorra, ossia ad una nuova guerra santa contro gli infedeli cristiani.

Insomma, se riusciremo a superare l’attuale crisi economica e finanziaria, ci attende un’altra grande prova, che non sarà affatto una dura passeggiata, ma un faticoso calvario per la sopravvivenza.

Altri articoli

“Prove di Sharia costituzionale: via il Colonnello, ecco i taleban” di Maria Giovanna Maglie. Qui.

“Tripoli è caduta, Gheddafi no” di Mario Sechi. Qui.


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Bart