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Libia. Il nuovo colonialismo

28 Marzo 2011

Leggo che Usa, Francia, Gran Bretagna ed anche la Germania si confrontano e si coordinano lasciando fuori l’Italia.

Beh, la faccenda va avanti da un po’ e la reazione dell’Italia non mi è parsa e non mi pare adeguata. Quando Frattini dice che i quattro non decidono niente, è come se mettesse la testa sotto la sabbia. In realtà, ci stanno snobbando.

Se, come si pensa, l’intenzione, soprattutto degli inglesi e dei francesi, è quella di sostituirci negli affari con la Libia, un tale comportamento che ci esclude dalle decisioni è perfettamente in sintonia e ci sta screditando agli occhi dei Paesi del Nord Africa e non solo.
Ciò che si pensava di essere nel mediterraneo si è frantumato di fronte alla realtà dei fatti.

Mi sovviene quando Craxi rifiutò agli Usa le basi di Sigonella. Si venne presto a miti consigli. L’Italia ha una posizione strategica invidiabile e nessuno può prenderla sottogamba. Gli stessi Paesi africani trattano volentieri con noi, sapendo che non siamo guerrafondai e lo spirito colonialista, al contrario di quanto stanno dimostrando Francia e Gran Bretagna, ce lo siamo lasciato alle spalle.

Dunque, anche se i quattro non decidono niente, come crede Frattini, protestiamo energicamente contro la nostra esclusione e rifiutiamo qualsiasi intesa li scoprisse uniti. Essa, infatti, denuncerebbe una decisione già concordata, e passata sopra la nostra testa.

Non ho nessun timore a sostenere che – se le cose continueranno così –  di punto in bianco ci dovremo riprendere la gestione delle nostri basi militari, e dare senza più ipocrisia la giusta interpretazione alla risoluzione dell’Onu che, come dichiarano anche la Russia e la Cina, ma non solo, non consentiva e non consente i bombardamenti effettuati a man bassa, colpendo anche i civili.

Cominciamo da subito a prendere le distanze dai guerrafondai e dai nuovi colonialismi. Questa guerra è sporca più di quanto appaia, assai più intrisa di una lotta tra potenze, questa volta tutte europee, di quanto fosse, ad esempio, la guerra in Iraq.

Riconosciamo di essere cascati in una trappola dalla quale, come si sta vedendo, non si può uscire se non con una scossa di orgoglio. Stiamo festeggiando l’unità d’Italia. E tuttavia prendiamo delle sonore legnate dalle potenze europee senza che ce ne accorgiamo. Napolitano è euforico e se fosse più giovane andrebbe volontario alla guerra. Così i bellicosi urlatori della sinistra.

Non cambio idea. È la sinistra che ci ha spinto alla guerra, e a sbagliare. Probabilmente sapeva in anticipo ciò che ci sarebbe capitato.

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Osvaldo Napoli (PDL) sulle basi militari italiane. Qui.


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Bart