Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

L’ingenuità di Epifani

11 Settembre 2013

Avete presente quel giocatore di carte che si crede imbattibile e continua a sfidare i veri campioni e ogni volta lascia sul tavolo un bel po’ della sua boria (e dei suoi quattrini)? Lo chiamano “il pollo”.
Epifani mi ricorda uno di quelli. A pochi minuti dalla lettura della sentenza Esposito (la chiamo così per dare a Cesare quel che è di Cesare; poiché indubbiamente la sentenza della cassazione porta l’impronta digitale di Antonio Esposito, ed è bene che la si ricordi con il suo nome, affinché lui stesso con il tempo se ne vergogni e ne porti l’onta), Epifani si presentò davanti alle telecamere e disse la sua da ridicolo rodomonte: Noi del Pd faremo applicare la sentenza e tutti i suoi effetti.

Sembrava che fosse stato informato in anticipo dell’esito del giudizio, in modo da essere il primo a mettere un expertise sulla sentenza.
Fu tanto mai presuntuosa la sua apparizione che, credo, oggi non la rifarebbe più tale e quale e aspetterebbe un po’ di tempo prima di rompercisi la testa.
Poi ci sono le sue dichiarazioni continue nella stessa direzione, che paiono espresse da un automa impazzito, il cui telecomando abbia perso il tasto dell’arresto o anche della semplice pausa.

Paolo Guzzanti, cui devo riconoscere di non risparmiarsi in difesa del cavaliere, viste le aberrazioni che si commettono in politica e in diritto sul suo conto, ha rivelato ieri di una conversazione carpita tra Epifani ed un interlocutore sul bus che collega la città di Roma al suo aeroporto. Epifani sosteneva che era inutile stare a tergiversare in Giunta: Noi abbiamo i numeri e dobbiamo farli valere!

Questo è lo spirito democratico del leader del Pd, che conta sulla forza anziché sul raziocinio. Sul bus, in pratica, ha esibito un’altra rodomontata, confermando un’improntitudine ed una ostilità preconcetta che non portano a niente di buono. Non per Berlusconi che, come ho scritto, se scriverà quella lettera con la richiesta di voler andare a scontare la pena in carcere, sarà il vincitore definitivo di questa guerra dei vent’anni, ma per il Pd, che mostra con Epifani di essere uno zombi e, meglio ancora, un corpo senza testa.

Massimo D’Alema – lo avete notato? – lascia la ribalta ad Epifani; lui si limita a dichiarazioni di routine molto soft. Sono convinto che sa bene che stanno giocando sporco e che le armi di cui dispongono sembrano solide in apparenza, ma dentro sono fradicie e vulnerabili. Non penso proprio che desideri sbandierare più di tanto la sentenza Esposito come occasione di cui andare orgogliosi per far fuori l’avversario politico. L’intervista rilasciata da Esposito al Mattino è stata più che sufficiente per lasciargli capire di che uomo si tratti e di quanta affidabilità sia lecito assegnare al suo copia incolla utilizzato per comporre un mosaico i cui pezzi sono stati assemblata nella peggiore maniera.

Se esiste ancora una magistratura sana (e confido che lo sia quella di Brescia) la necessaria richiesta di revisione del processo che i legali di Berlusconi hanno il dovere di presentare al più presto, provvederà a rimettere al giusto posto le scombinate tessere che per mano di ideologie malate hanno finito per rappresentare un disegno osceno.

Epifani non si rende conto che Berlusconi e il suo partito hanno la mossa dello scacco matto, come ho già scritto, e ho tutta l’impressione che, con la dichiarazione distensiva di ieri sera, Napolitano l’abbia capito al suo posto richiamando il Pd ad un comportamento più responsabile.

Se accetta il carcere, Berlusconi li infila allo spiedo tutti quanti, e può perfino disinteressarsi delle eventuali dimissioni del capo dello Stato e della elezione, con questo parlamento, di un uomo a lui ostile, sia esso espressione dei grillini (Stefano Rodotà) o del Pd (Romano Prodi o la riserva sempre disponibile che si chiama Giuliano Amato).
Senza dimenticare, però, che insieme con la lettera di richiesta del carcere quale pena originaria da scontare, il Pdl può ritirare dal parlamento e dal governo tutti i suoi uomini, in pratica bloccando l’operatività delle due camere anche per quanto riguarda la elezione del capo dello Stato, la quale elezione, a quel punto, potrà avvenire solo se concordata con il Pdl.

L’elezione di un nuovo capo di Stato comporterà, comunque, lo scioglimento delle camere e il ricorso a nuove elezioni.
E qui Epifani o Renzi avranno a che fare con un Pdl che farà la sua campagna avendo il suo leader incarcerato in forza di un abuso del diritto nonché della complicità del Pd. I moderati sapranno rispondere a tono, e molti che oggi si compiacciono del lavoro di Antonio Esposito e compagni dovranno fare i conti con il loro severo giudizio. Il Pd potrà certamente contare su quel suo zoccolo duro che resiste ad ogni bufera, ma – che sia Enrico Letta   o Matteo Renzi il candidato alla presidenza del consiglio – non  attrarrà più come sperava quella massa di moderati con i quali confidava di prendere in mano il Paese.
La lezione ricevuta da Gianfranco Fini ad opera dei moderati non ha insegnato proprio nulla a Epifani?


Letto 1267 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart