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Lo dice il Pd: la legge Severino non può essere applicata ai mandati in corso

22 Agosto 2013

La rivelazione √® del presidente della commissione Affari costituzionali della camera Francesco Paolo Sisto, che ha fatto sapere con un suo comunicato che il Pd ha presentato nel maggio scorso un disegno di legge, annunciato in Aula l’8 luglio, affinch√© fosse chiaro che la cosiddetta Legge Severino non pu√≤ essere applicata a chi sta espletando un incarico elettivo: ossia non pu√≤ essere retroattiva.
Apriti cielo!

Il Pd ha subito cercato di metterci riparo, ma come suol dirsi, la toppa √® risultata peggiore del buco. Infatti, la replica √® stata pietosa, oltre che indecente. I proponenti il disegno di legge hanno subito dichiarato che sono stati presi dal presidente Sisto, del Pdl, fischi per fiaschi, poich√© il disegno di legge ‚Äúriguarda atti amministrativi che non hanno nulla a che vedere con sentenze penali passate in giudicato‚ÄĚ, perci√≤ Berlusconi c’entrerebbe come i cavoli a merenda. Soltanto che si sono dimenticati che la loro richiesta si appoggia su questo principio fondamentale nel diritto. Infatti i proponenti del Pd hanno scritto:

‚ÄúL’applicazione del citato capo VI ai componenti di organo di indirizzo attualmente in carica, oltre a non essere prevista dall’articolo 1, commi 49 e 50, della legge 6 novembre 2012, n. 190, si traduce in una sostanziale applicazione retroattiva delle disposizioni in oggetto, che appare costituzionalmente illegittima sia perch√© incide sulla condizione di status, gi√† acquisita, sia perch√© si risolve in un mutamento ‘in corso di mandato’ dei requisiti per l’elezione a cariche pubbliche. L’aberranza di questa situazione √® evidentissima, ma basti, ove occorra, considerare che, se si ammettesse un principio quale quello sancito (consapevolmente o inconsapevolmente poco importa) dal decreto legislativo in oggetto, si riconoscerebbe sostanzialmente la possibilit√† che una legge, mutando i requisiti, possa rendere incompatibili o ineleggibili in corso di mandato anche i membri del Parlamento. Il che √® come dire che una legge sopravvenuta potrebbe cancellare o, comunque, limitare la volont√† popolare.‚ÄĚ

Ora ditemi voi se il Pd non ha perso il senno. Non vi pare che il principio invocato dal Pd per evitare la retroattività della legge Severino sia di valenza generale (sono citati infatti anche i parlamentari) e a favore di tutti coloro che occupano un funzione pubblica a seguito del mandato popolare?

Dunque, se il principio deve valere per Pinco Pallino, amministratore eletto in un qualsivoglia comune, o provincia o regione d’Italia, perch√© esso non pu√≤ valere per il senatore Berlusconi che sta espletando il suo mandato a seguito del risultato elettorale?

Che cosa ha di diverso Berlusconi rispetto agli altri amministratori pubblici e parlamentari? Non è il Pd a invocare, con speciale riguardo alla condanna della cassazione inflitta ai primi di agosto a Silvio Berlusconi, che la legge deve essere uguale per tutti?

Resterà ridicolo (per non dire tragicomico) se il Pd, il quale ha autorevolmente espresso in un disegno di legge che nei confronti dei rappresentanti del popolo che stanno esercitando un mandato elettivo non può valere la retroattività della legge Severino, la consentisse invece per il senatore Silvio Berlusconi, pure lui eletto dal popolo.

Chi sa quanto pagherebbe il Pd per distruggere il disegno di legge; riuscire cioè in ciò che è riuscito a fare Napolitano a riguardo dei nastri contenenti le sue telefonate con Nicola Mancino.

La sfortuna del Pd, però, sta in questo: che chi conosce il contenuto delle telefonate del capo dello Stato, e magari ha anche una copia dei nastri da utilizzare ad libitum (magari per un ricatto?), al momento tace; invece il Pd ha trovato sulla sua strada il pidiellino Francesco Paolo Sisto, che gli ha scoperto gli altarini.

Se non fosse una vergogna, ci sarebbe da scompisciarsi dalle risate, vedendo in quale situazione si è andato a cacciare il partito dei due pesi e delle due misure.


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1 commento

  1. Commento by zarina — 23 Agosto 2013 @ 00:48

    Ma se qualcuno, ¬† non necessariamente un magistrato, ma ¬† un cittadino qualsiasi che per qualche strana ragione ne fosse venuto in possesso e ¬† dovesse rivelare il contenuto di quelle famose ¬† telefonate cosa ¬† potrebbe rischiare? Al massimo un po’ di ¬† galera?, ¬† ma non credo neppure. In fin dei conti non si tratta di offese o false accuse ¬† in cui potrebbe configurarsi il vilipendio, le telefonte sono di per se autentica testimonianza di verit√†. E allora? Non ripetono ¬† un giorno si e l’altro pure ¬† che la legge √® uguale per tutti? ¬† Ah, gi√†, per tutti… gli altri!
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

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