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Lo stallo

6 Marzo 2013

Ditemi voi se la nostra è una democrazia efficiente. Sono noti sin dal 25 febbraio i risultati delle urne, ma i nostri eletti se ne stanno ancora in panciolle girandosi i pollici delle mani in attesa che arrivi il tempo in cui saranno chiamati in  parlamento ad avviare il rituale bizantino della nuova legislatura.

Vi ricordate quando tutti tremavamo per paura che lo spread ci tagliasse a fettine per i nostri impacci istituzionali? Monti è stato insediato a tempo di record, altrimenti – così ci buggeravano – saremmo precipitati in chi sa quale orrido precipizio.
Ora invece, tutti zitti, perché seguiamo meticolosamente le disposizioni della costituzione più bella del mondo. L’art. 61 infatti consente di lasciar trascorrere fino a 20 giorni di tempo prima di convocare le nuove camere.

Per gli eletti questo interregno ricorda le vacanze estive della giovinezza. Se la stagione fosse un po’ più calda di quanto lo è, tanti trascorrerebbero molte ore al mare, in modo da presentarsi abbronzati e pimpanti davanti alle telecamere e ai giornalisti.
Poiché, invece, il clima è bizzarro e inclemente, probabilmente trascorrono l’attesa nei salotti della mondanità e della frivolezza.

Anche la tv diventa un passatempo in attesa della chiamata.
I talk show sono insulsi, si chiacchiera nel vuoto più assoluto. Niente di ciò che viene detto assume una qualche importanza. Chiacchiere. Chiacchiere da bar in attesa che l’arbitro fischi l’inizio della partita.

Vi sembra che l’Italia sia al passo coi tempi? Vi sembra che la nostra sia una democrazia decente? Vi sembra che una costituzione che prescriva un vuoto di questo spessore sia la più bella del mondo? Che ne pensa il partigiano Roberto Benigni, che non riesce a vederne le rughe, diventate così profonde e schifiltose da produrre una sorta di rabbrividimento?

Si ha l’impressione che l’Italia sia diventata l’esempio blasfemo di come si possa in perfetta sintonia con la legge prendere in giro i cittadini.

Che il M5Stelle sia stato il partito più votato alla camera dei deputati può stupire solo i parassiti del vecchio potere, sordi e ciechi, storditi e ubriachi di privilegi.
Ancora oggi qualche giornalista autorevole lo irride, giudica il nuovo raggruppamento che si insedierà alle camere al pari di una masnada di sprovveduti e di incapaci, sicuro che essi resteranno una modesta armata Brancaleone, facile a disperdersi sotto le insidie dei marpioni della politica politicante.

Invece, siamo in presenza dei prodromi di una rivoluzione copernicana.
Se Beppe Grillo riuscirà nell’impresa disperata di tenere unito il suo esercito di reclute apparentemente sprovvedute e intimorite dalla novità, ne vedremo delle belle. Soprattutto assisteremo ad un repulisti che sarà, a mio avviso, molto salutare. Chi ora fa del sarcasmo, si dovrà ricredere.
Grillo ha in mano un carta vincente; può pretendere il cambiamento. Mi auguro che ci riesca.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart