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L’occasione offerta dal voto segreto

20 Settembre 2013

Letta ha detto, a proposito della magistratura, una stupidaggine. E l’ha detta sapendo di dirla. E ciò è ancora più grave. Soprattutto se si è a capo di un governo e soprattutto se si è coscienti che un governo ha l’obbligo di proporre al parlamento quelle riforme necessarie a far funzionare uno Stato che fa acqua da tutte le parti. Soprattutto in materia di diritto. Ci ha pensato Renato Brunetta (che da qualche tempo apprezzo per le sue argomentazioni sempre supportate da documenti ineccepibili ai quali è difficile opporsi, se non mandando al macero il proprio cervello) a rispondere al premier che si era dimenticato di essere a capo di un governo in quello strano Paese che è diventato l’Italia.

Perché Letta ha voluto fare quella dichiarazione assurda, che avrà fatto ridere perlomeno tre quarti d’Italia, escluso infatti quel quarto robotizzato? A questo proposito permettetemi una breve parentesi. Quando da giovane mi interessavo di problemi del lavoro e quale segretario di categoria della Cisl mi incontravo in varie occasioni, e a volte, da riunione a riunione, con rappresentanti diversi delle altre organizzazione di categoria, allorché si trattava di udire le posizioni della Cgil mi veniva da sorridere al pensiero che, pur essendo persone diverse, in ogni incontro ciascuna di esse si opponeva a talune proposte spiattellando la stessa formula o litania, evidentemente imparata a memoria. Non solo a me veniva da sorridere, ovviamente, ma in realtà la scena meritava compassione, anche se chi si piegava a tali metodi non avrebbe avuto diritto ad alcuna pietà. Vendere la propria libertà per una ideologia che costringeva ad accettare tutto senza poter eccepire alcunché non   era altro che la negazione dell’uomo pensante sacrificato ad una specie di umanità praticamente vegetale, mantenuta in vita unicamente dagli impulsi di quella che ieri chiamavo la cinica volontà robottizzatrice.

Ecco, a questi impulsi ieri ha risposto come un robot Enrico Letta. Pur brillando dentro di sé un barlume di verità, egli l’ha respinta costretto a farlo, obnubilando la propria coscienza a vantaggio di un ordine superiore del  cui obiettivo peraltro lui stesso viene tenuto all’oscuro al pari di tutti gli altri adepti.

Il Pd, inteso come apparato e non come aggregato di essere pensanti,  non intende fare alcuna riforma che contempli la modifica dello status quo. La situazione che ormai si è consolidata in Italia gli è favorevole, avendogli consentito di occupare tutti i gangli vitali delle istituzioni, ivi compresa la magistratura, la quale addirittura, per lo straripante potere che è riuscita a conquistare, e per la conseguente immunità, è stata posta a capo del sistema chiamato a resistere ad ogni tentativo di modifica, al modo di una moderna e più potente gladio rossa.

Sono sicuro tuttavia che non solo molti cittadini, ma anche la maggioranza schiacciante dei parlamentari, a riguardo in particolare dell’onnipotenza della magistratura, sono molto favorevoli ad un suo ridimensionamento e ad una nuova disciplina che tenga lontani i procuratori e i giudici dalla politica.

Il voto segreto, contro cui tanto il Pd quanto il M5 stelle si stanno scagliando impauriti dall’uso che se ne potrebbe fare nel decidere sulla decadenza di Berlusconi dalla carica senatoriale in seguito alla sentenza Esposito, potrebbe costituire l’occasione per tutti i parlamentari che non digeriscono il soperchio potere acquisito dalla magistratura a scapito del parlamento, onde riscattare la dignità di coloro che svolgono la propria funzione in forza del mandato popolare.

Chi sostiene la tesi secondo la quale il parlamento è solo chiamato a ratificare le sentenze della magistratura, senza poter esercitare il sacrosanto diritto alla propria autonomia di giudizio, è schiavo di una concezione integralista dello Stato, che non può appartenerci.

Il fanatismo che la percorre è così cieco da considerare chi è chiamato ad interpretare le leggi ben superiore a chi quelle leggi ha emanato. A somiglianza di quegli antichi sacerdoti che sovrastavano ogni altro potere in virtù di una consacrazione divina che essi stessi si attribuivano.
La magistratura non è chiamata a riproporci brani di una storia cancellata da quel secolo dei lumi da cui discende la nuova e moderna società occidentale.

Approfittando del caso Berlusconi, si approfitti dunque del voto segreto (visto che chi lo esprimesse apertamente in contrasto con la volontà robotizzatrice rischierebbe il capestro politico) e si riaffermi la potestà e la dignità del parlamento.


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Bart