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Lucca, repubblica indipendente fino al 1847

12 Agosto 2012

Chi conosce la storia delle città italiane, sa bene che una di esse ha un record assoluto di indipendenza, e questa città è la mia città: Lucca.
Salvo brevi periodi la sua indipendenza è durata fino al 1847 quando con un referendum i Lucchesi decisero di integrarsi nello Stato italiano.

Perché ricordo questi dati? Perché le cose stanno andando male per uno come me, che ha sempre desiderato un’Europa unita sia politicamente che economicamente. Una federazione di Stati sul tipo degli Usa sarebbe stato un obiettivo ideale per assicurare all’Europa un ruolo importante nel mondo globalizzato.
Non rinuncio alla speranza, ma non vedo sorgere il sole dell’avvenire, anzi, piuttosto, annuvolamenti che preparano il tempo dei temporali, dei crolli e dei cataclismi.

Ho già scritto che l’Italia, per salvare non solo l’euro ma l’obiettivo di un’Europa unita, dovrebbe liberarsi da chi opera per impedirla. Oggi è la Germania, e saranno anche l’Olanda e la Finlandia, se dovessero conservare integra l’alleanza coi teutonici.
Una ferma determinazione della maggioranza dei Paesi dell’euro nei confronti della Germania consentirebbe di porre ad essa un autorevole aut aut: o accetta il principio di solidarietà nei confronti dei debiti sovrani, o esce dall’Europa affrontando da sola le difficoltà che il nuovo marco le creerebbe indubbiamente sui mercati.
La minaccia di far uscire la Germania dall’euro dovrebbe far riflettere i tedeschi, e forse ottenere da essi un atteggiamento molto più disponibile.

Infatti, non è detto che se i Paesi del sud Europa  sono stati delle cicale nel passato, per questo non abbiano diritto ad un po’ di solidarietà da un Paese come la Germania che di solidarietà e di aiuti concreti ne ha avuti anche troppi, dopo gli ingenti danni causati dalle due guerre mondiali da essa provocate, e soprattutto dall’ultima che ha devastato perfino le coscienze.

Oggi i tedeschi dimenticano questo enorme debito e sono di nuovo in fregola credendosi i migliori al mondo. Ma rischiano di perdere ancora una volta, se persevereranno nella assurda presunzione.
Imporre loro l’uscita dall’euro, in mancanza di una revisione della loro politica europea, rappresenterebbe la terza sconfitta mondiale, dopo quella combattuta con le armi.
Stiano dunque attenti a non esagerare, e soprattutto i governanti dei Paesi del sud Europa si muovano con fermezza e senza lungaggini diplomatiche.

Si legge che i tedeschi forse, attraverso un referendum, saranno chiamati a esprimere il loro pensiero circa l’uscita dall’euro. Bene, che lo facciano in fretta, e se decideranno di uscirne, i primi a gioirne saranno proprio i Paesi del sud Europa, insieme con gli altri rimasti, pronti a dare vita ad un’Europa finalmente in grado di presentarsi alle sfide della globalizzazione con un ordinamento istituzionale non più viziato da lacci e lacciuoli ma in grado di rispondere adeguatamente nei tempi e nei modi alle sollecitazioni dell’economia mondiale e della speculazione.

Non è facile dire che cosa sapranno fare in questi mesi i politici europei e soprattutto i politici italiani, mostratisi inadeguati al compito che la Storia ha loro assegnato.
Ma se le cose volgeranno al peggio, e l’Europa dovesse disintegrarsi, io sono contrario ad affidare l’Italia ad una classe politica quale quella che ha dimostrato non solo incapacità, ma infedeltà al bene dello Stato e corruzione in tutti i suoi gangli, fino ai vertici più alti.

Lucca ha la possibilità di liberarsi del marciume, forse unica città italiana, grazie alla sua storia millenaria.
Abituata a reggersi da sola, ha maturato nei secoli un livello alto di sapienza amministrativa e politica che è rimasta nel sangue dei Lucchesi.

Essi non sono più indipendenti da solo uno sparuto mucchietto di anni – poco più di 150 -, così minimi rispetto ai secoli trascorsi ad amministrarsi saggiamente, governati da un Consiglio degli Anziani in cui le cariche si assegnavano a rotazione. La città, in questo modo, è stata sempre fiorente, colma di attività di ogni tipo condotte con la perizia dei suoi artigiani e dei suoi banchieri, i quali finanziavano perfino potenze straniere come, ad esempio, il re di Francia. Si pensi che gli Arnolfini dipinti, in un quadro celeberrimo, da Jan van Eyck nel 1434, erano affermati banchieri lucchesi.

Ebbene, la mia opinione è che oggi uno Stato deve essere grande per sostenere la globalizzazione, quindi l’Europa unita è la soluzione ottimale che i tempi richiedono, ma se il grande non è possibile, allora il meglio non è la media dimensione, ma la piccola.
Così Lucca, proprio in forza dei diritti che le derivano dalla sua millenaria storia di indipendenza, potrebbe tornare a costituirsi in repubblica a sé, con il suo governo e le sue Istituzioni.
In questo modo i Lucchesi vedrebbero finalmente rispettate le regole della democrazia e del controllo dal basso del funzionamento dello Stato.
Così come erano abituati a fare nel passato.

È, questo, un chiaro avviso ai Lucchesi.
Se, tanto in Europa quanto in Italia, continueremo ad essere governati in questo modo bislacco e disordinato, si riprendano i Lucchesi la loro indipendenza coltivata con amore ed abnegazione nei secoli, testimoniata dai cartigli presenti sulle sue stupende Mura, i quali portano tutti impressa la parola Libertas, che per un Lucchese equivale a sintetizzare le sue virtuose qualità di cittadino e di amministratore pubblico.

Vediamo dunque dove andranno a sbattere queste amare esperienze italiane ed europee, e se finiranno nella frantumazione indecorosa provocata dai vari nazionalismi ed egoismi, non si abbia timore di promuovere un referendum nella città per riaccaparrarsi della indipendenza sacrificata a malincuore (e invano) in quel non troppo lontano 1847.


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