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Ma ce lo doveva dire l’Europa che in Italia non c’è minaccia alla libertà di stampa? – D’Alema querela il Giornale

21 Ottobre 2009

Oggi il parlamento europeo ha respinto (anche se per 3 voti) le mozioni del Pd e dell’Idv (il partito di Di Pietro, l’uomo che forse detiene il record delle querele alla stampa nazionale) intese a far dichiarare che in Italia sussiste una minaccia alla libertà di stampa.

Voglio sperare che questo pronunciamento (che ho accolto con soddisfazione) ci aiuti a recuperare un po’ di quell’immagine positiva del nostro Paese che si è andata deteriorando per colpa di una zuffa mediatica che non ha precedenti. I politici e i giornali hanno perso il lume della ragione. Arrivare a sostenere, anche all’estero, che nel nostro Paese si respira aria di regime, è una delle più grosse corbellerie che abbia mai sentito. Al tempo della Democrazia Cristiana non ho mai visto le tv assediate come oggi da così numerosi programmi imperniati sulla sola critica al governo. Non sono un indice di libertà? E i giornali? Forse non possono scrivere, i giornali, ciò che vogliono? Persino delle panzane.

Ora che il parlamento ha detto la sua, se lo ricordino soprattutto coloro che vi si sono rivolti per veder accolta la propria tesi. Sono stati smentiti. Il verdetto lo hanno richiesto loro; ora lo rispettino. Basta veline a certi giornali stranieri, basta dichiarazioni all’estero; basta appelli tipo quello di Repubblica, che giudicai ridicolo, e oggi ne ho avuto conferma dalla decisione europea.

Chiuso tale capitolo (così almeno spero), rimane aperto quello del doppiopesismo. E’ un morbo grave anche questo. Bisogna guarirne, bisogna sforzarsi di essere obiettivi, per quanto è possibile in una situazione di perenne scontro nel nostro Paese, che ha procurato, ahimè (con quell’antiberlusconismo irrazionale e irresponsabile), pronunciamenti di morte violenta a carico di Berlusconi.

Faccio l’esempio del servizio di pedinamento mandato in onda da canale 5. Mi sono dichiarato subito contrario a questo servizio; però subito dopo mi sono chiesto perché nessuno ha protestato quando un potente teleobiettivo è entrato nella casa di Silvio Berlusconi. Anche un premier ha diritto alla privacy. Se vi faceva cose riprovevoli, ne sono mortificato e lo disapprovo, ma ciò non giustifica la violazione della privacy. Un’altra cosa sarebbe stata se questo suo comportamento biasimevole fosse stato tenuto in luogo pubblico, o fosse stato intenzionalmente esibito. Invece il fotografo, non solo non è stato chiamato a rispondere di quello che a me pare un reato, ma con quelle foto abusive ci ha fatto soldi.

Dunque, evitiamo di diventare spioni e di farci ridere addosso da tutto il mondo come tali. Non è una bella fama. Mi dispiacerebbe, andando all’estero, sentirmi dire: Ah, lei viene dall’Italia, il Paese degli spioni. Mica è spione anche lei?

Oppure quando si difende Rosy Bindi per il deplorevole insulto rivoltole da Berlusconi in tv (e addirittura si sono fabbricate magliette di protesta), e si tace (anzi ci si ride) quando sono insultate (e assai più pesantemente) alcune ministre del governo.

Il Giornale oggi dà notizia qui di essere stato querelato con richiesta di risarcimento danni da Massimo D’Alema.

Ho controllato se Repubblica avesse promosso un nuovo appello, ma ho visto che sulla notizia tace, almeno finora. Eppure dovrebbe essere molto sensibile, visto che si è fatta paladina della libertà di stampa. Anche qui due pesi e due misure. Quando guariremo?

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Bart