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Magistratura: Voglia di lavora’ cascami addosso

16 Gennaio 2010

Il senatore D’ambrosio e la senatrice Magistrelli del Pd, ex magistrati, se la sono sbrigata con poco nella discussione al Senato avvenuta nei giorni 13 e 14 gennaio sul disegno di legge conosciuto come Processo breve. Hanno scaricato l’annoso disordine che regna incontrastato negli uffici giudiziari sulle spalle del governo, negligente – a loro dire – nell’investirvi risorse.  Ci vogliono soldi e dopo vedrete – hanno lasciato intendere – che tutto correrà liscio come l’olio.

Hanno fatto finta di dimenticare che gli altri Paesi europei hanno una più parsimoniosa distribuzione sul territorio delle sedi giudiziarie, anche meno personale, e tuttavia mai si sono sognati di amministrare la giustizia  coi tempi matusalemmici quali i nostri.

Sono dei marziani? Sono figli di un altro mondo? Sono una specie diversa? No, sono pari pari come noi italiani. Solo che sanno fare il loro mestiere. Sanno organizzarlo e sanno portarlo avanti con giudizio, tenendo ben presente che amministrare la giustizia è intervenire nella vita di una persona. Un po’ come, negli ospedali, fanno i medici.

Ma i magistrati italiani (non tutti per la verità; tuttavia la minoranza di essi è così spregiudicata e inadempiente da coinvolgerli tutti in un giudizio generale negativo) si guardano bene dal riflettere sulla delicatezza del loro compito.

Conosco casi eclatanti. Per esempio, in un processo civile viene depositata la perizia legale e il giudice rinvia l’udienza di due anni, invece di sforzarsi (presenti ormai tutti gli elementi per un giudizio) di emettere di lì a breve la sentenza tanto attesa dalle parti. Oppure truffe di modesta cifra (però moltiplicando la modesta cifra per tanti cittadini truffati, si fa presto a rimpinguare la cassa) perpetrate da note aziende di rilevanza nazionale, denunciate alla procura della Repubblica competente e messe a marcire. Destinate, perciò, a priori, a sicura prescrizione.

Ci sono magistrati che s’incontrano spesso sui campi di tennis nei giorni feriali. Possibile che non abbiano nulla da fare? Non hanno arretrati? Sì che li hanno, ma essi possono attendere. I cittadini possono attendere. Maurizio Gasparri, nella  trasmissione andata in onda ieri sera su Rai2, L’ultimaparola, ha parlato di sedi giudiziarie deserte nel pomeriggio: Non riesco a spiegarmelo, ha precisato.

C’è un detto toscano che fa al caso loro. Recita: Voglia di lavora’ cascami addosso. Si dice a chi è fannullone, a chi passa il suo tempo con il naso per aria. Allo scansafatiche.

Bene, anzi male, nella magistratura fiorisce questa malerba, questa zizzania. E se un magistrato ha poca voglia di lavorare, nessuno può in concreto punirlo. Egli è inamovibile in forza di una norma costituzionale e potrebbe farti lo sberleffo, e comunque raccontartene mille per giustificare le lungaggini della sua pratica.

Per questo, ogni volta che ci si vuole calare in questo pozzo di spreco, si leva un canaio da far temere che stia per scoppiare una nuova rivoluzione francese, e principiare un nuovo taglio di teste di chi regge le Istituzioni.

Nessuno ci deve ficcare il naso.
E’ un verminaio che guai a toccarlo. Ti ritrovi cosparso di vermi su tutto il corpo in men che non si dica.
Nessuno fin ora ha avuto il coraggio di affondarci le mani.

Oggi ci  vuole provare Berlusconi, sia pure sollecitato dalla sua tormentata vicenda personale. Dovremmo dirgli di no? E Fini dovrebbe dirgli di no? E il Pd dovrebbe dirgli di no giacché il   metterci mano agevolerebbe anche il cittadino Berlusconi?

Chi si assumerebbe davanti al Paese la responsabilità di lasciare le cose come stanno, e far marcire ancora per anni la giustizia italiana, ridicolizzata da tutto il mondo?

Sono convinto che, proprio grazie a Berlusconi,  oggi sia la volta buona. Vedremo chi si tira indietro, vedremo a chi cadrà la maschera.

In questi giorni abbiamo avuto altre due notizie terribili, da aggiungere a quelle che già conoscevamo. Il sindaco e i consiglieri di una paesino del Lazio, Subbiaco, dopo vent’anni sono stati riconosciuti innocenti. Innocente è stato riconosciuto anche, dopo diciotto anni, Calogero Mannino.

Paga nessuno per loro? Sì, paga lo Stato, con i soldi di tutti noi. E paga in moneta ciò che non potrà mai essere risarcito sul piano morale. Una vita e una carriera distrutte per sempre. L’ex sindaco di Subbiaco ha detto: Mi sono dimesso che avevo i capelli grigi, oggi li ho bianchi.

Che cosa si deve fare allora perché queste cose non accadano più?

Bisogna far entrare la mentalità e l’organizzazione privata dentro la magistratura. Che vuol dire? Vuol dire che gli uffici debbono avere un responsabile effettivo che coordini un certo numero di magistrati e ne controlli la produttività con poteri disciplinari che devono comprendere anche la proposta di trasferimento di chi dimostri di non avere le capacità idonee a soddisfare la domanda di giustizia della sede dove sta svolgendo la sua mansione. Le carriere non devono essere, come sono oggi,  sostanzialmente automatiche (un magistrato va spesso in pensione con il grado di magistrato di Cassazione) e quindi se un magistrato produce poco in quantità e qualità anche la sua carriera ne deve essere coinvolta.

Il responsabile è tenuto a rispondere disciplinarmente della bassa produttività del suo gruppo. Con conseguenze analoghe: possibile trasferimento a sedi meno qualificate, rallentamento della carriera.

In ogni caso, oltre a nuove norme di questo tipo (che se già esistessero, come ieri sera sosteneva spudoratamente il magistrato Luca Palamara presidente dell’Anm nella suddetta trasmissione, non avrebbero funzionato e comunque sarebbero state bellamente ignorate, visto come vanno le cose. Interessante la presa in giro sui ridicoli sistemi disciplinari vigenti in magistratura illustrata da un giurista presente in trasmissione, Giuseppe Di Federico), si deve aggiungere la responsabilità civile del magistrato. Chi sbaglia paga. La vuole ancora oggi l’82% degli italiani sia di destra che di sinistra, come la vollero nel referendum del 1987 (sondaggio presentato nella stessa trasmissione).

Qualcuno potrebbe osservare: Si tratta di un lavoro delicato. Se il giudice ne deve rispondere, sarà indotto ad assolvere tutti.
No. Il suo lavoro dovrà essere periodicamente sottoposto a controllo da parte del superiore, ma seriamente, e non come ha cercato di farci credere Palamara. Che controlli ci possono mai essere stati di fronte ad uno sfascio così profondo e ad errori tanto madornali?

Il magistrato Roja presente nella trasmissione andava recitando come fosse un mantra che è difficile giudicare. Se un testimone afferma una cosa e un altro ne afferma un’altra, a quale dei due il giudice deve credere? Dimenticandosi, questo magistrato, che per mettere in carcere un cittadino ci devono essere prove certe e nessun giudice ha il diritto di mettere in carcere una persona perché è convinto che sia colpevole e ha dato ascolto ad un testimone anziché ad un altro.

Come i medici hanno un protocollo da osservare nelle cure del malato e ne rispondono personalmente nel caso di infrazione, così dovrà essere per il magistrato. Si dovrà redigere un protocollo dello stesso tipo, molto rigido, ispirato alla norma costituzionale che  considera un cittadino innocente fino a sentenza di condanna definitiva. Si deve, ossia, modificare radicalmente la mentalità del giudice, il quale dovrà  ricordare a se stesso  di avere dinanzi un innocente da assolvere e non un colpevole da condannare.    E’ questo che dichiara l’art. 27 della Costituzione.

Egli prima di emettere una sentenza, o prima di mettere in carcerazione preventiva un cittadino, dovrà osservare tutti i passaggi richiesti dal protocollo. Se l’omissione di uno di questi passaggi sarà ravvisata in caso di errore giudiziario, egli ne dovrà rispondere economicamente (e quindi non ne risponderà più lo Stato) e disciplinarmente.

I medici stipulano una polizza di assicurazione per poter affrontare situazioni spiacevoli derivanti da un loro errore.

Facciano altrettanto i giudici.

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2 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 16 Gennaio 2010 @ 09:52

    Ho ascoltato anch’io la trasmissione su RAI 2 e la cosa che mi ha fatto più imbestialire (a parte l’intervento tutto dell’inqualificabile Palamara) è stato proprio Roja quando ha pietito sul difficile compito e sulla grande responsabilità che pesano sulle spalle dei Magistrati.

    Nessuno chiede a nessuno di fare il Magistrato e chi lo vuol fare deve sapere quello che gli peserà sulle spalle e sulla coscienza; così come quando uno decide di fare l’insegnante o qualunque altro mestiere; basta con lo scegliersi un lavoro o una carriera solo per tirare 3 paghe per il lesso, basta col valore legale di un titolo di studio: ciascuno studi per quello che gli sarà utile a svolgere il suo compito nella società, a prescindere dal “foglio” che gli sarà più utile per adire al lavoro; non è un diploma od una laurea ( conquistate spesso senza vero merito) a dare automatico accesso ad una carriera, bisognerà dimostrare, prima, durante e dopo di essere in grado di sostenere e ben svolgere il compito che si è scelto di assolvere.

  2. Commento by Ambra Biagioni — 16 Gennaio 2010 @ 09:55

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