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Marcello Pera non crede ai nuovi democristiani

30 Ottobre 2013

Il mio conterraneo Marcello Pera, a cui rimprovero di aver ostacolato un uomo del fare della mia città di Lucca, l’ex sindaco Pietro Fazzi, a mio avviso il migliore che la città abbia avuto negli ultimi 20/30 anni e che oggi avrebbe potuto essere utile al Pdl (da cui è uscito) a livello nazionale, ha rilasciato una intervista a “La Stampa”, che non deve essere sottovalutata.

Pera è tornato ai suoi studi, in cui eccelle, e ci rivela che sta scrivendo un nuovo libro e che in ogni caso, seppure seduto ai giardini pubblici di Roma (immagino), non trascura di seguire la politica nella quale raggiunse una posizione ragguardevole con l’incarico della presidenza del senato.

Perché l’intervista è da non sottovalutare? Perché il pensiero di Marcello Pera è stato formativo per un politico che oggi, nel bene o nel male (per me nel male) è alla ribalta dei cambiamenti che già si annunciano all’interno degli schieramenti politici. Parlo di Gaetano Quagliariello. Pera, che fondò a Lucca l’importante IMT ,un centro universitario di Alti Studi a cui possono iscriversi in un numero limitatissimo (mi pare 40), solo laureati eccellenti selezionati tra i vari concorrenti provenienti da tutto il mondo, chiamò a presiederlo Gaetano Quagliariello. I due hanno fatto molto cammino insieme e, se non ricordo male, a Marcello Pera Quagliariello deve la sua prima elezione in parlamento.

Nell’intervista a Pera, ad un certo punto, si trova:

“Dunque consiglia a Berlusconi di far cadere il governo. È così?  

«Se il Pdl o Forza Italia hanno come bandiera solo la grazia a Berlusconi, allora è privo di autonomia politica: vale la sentenza del Quirinale. Se rivendica autonomia politica, allora deve mettere nel conto che l’interesse del partito può non coincidere con quello personale di Berlusconi. Vedo che alcuni ministri Pdl stanno già pensando e dicendo così ».”

Dunque, quale è l’interesse del partito?
Secondo Quagliariello l’interesse del partito coincide con l’interesse del Paese, e perciò prevale su quello di Berlusconi.
Sembrerebbe che una certa quale affiliazione tra i due permanga e si potrebbe desumerne che dietro la posizione di Quagliariello ci sia il pensiero di Marcello Pera.

Il quale tuttavia – se la mia analisi è corretta – dà a Quagliariello anche un avvertimento quando a domanda risponde:

“E se il Pdl si spaccasse e decidesse di continuare a tenere in vita il governo?  

«Possibile, vedo in azione molti giovani democristiani in cerca di acquirenti. Ma non credo avrebbero un leader a cui aggrapparsi, né i numeri per andare avanti ».”

Parrebbe un suggerimento dato a Quagliariello di non andare oltre, di evitare scissioni.
E con quale scopo?
Lo si trova scritto qui:

“Ciò detto cosa farebbe al posto suo? Rifonderebbe Forza Italia? Darebbe retta ai falchi o alle colombe?

«Né agli uni né alle altre. Anziché seguire i falchi, che alla fine lo affosserebbero, o le colombe, che già in cuor loro lo hanno affossato, dovrebbe prendere il volo dell’aquila. Ritirandosi dal comando dovrebbe far nascere un partito vero, con congressi veri, un segretario vero e parlamentari veri. Deve pensare ad una eredità politica e ricordarsi che anche gli italiani dimenticano in fretta. Se invece Berlusconi ridurrà tutto alla sua persona, allora la sua decadenza sarà la decadenza del centrodestra ».

È un vecchio discorso. E, a mio avviso, non lo si è mai risolto, perché finora il centrodestra non ha mai avuto un leader che potesse prendere il posto di Silvio Berlusconi.
È inutile girarci intorno, le cose stanno così. Quello di Pera è un auspicio, e come tale resterà finché l’uomo non sarà trovato.

Ma quando?
Sono convinto che, una volta passata l’attuale bufera di odio e di vendetta a cui è giusto che Berlusconi si opponga in prima persona reclamando il comando delle operazioni, egli si ritirerà per prendere “il volo dell’aquila”, come si augura Pera.

Forse lo avrebbe già fatto se i governativi avessero capito che la battaglia contro Berlusconi non è affatto una battaglia che riguarda solo lui, bensì – hanno ragione i cosiddetti falchi – la democrazia. Cosa assai più importante che salvaguardare un governo del nulla.


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