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Berlusconi dovrebbe invitare a cena Marco Travaglio

23 Dicembre 2009

Già una volta scrissi che MarcoTravaglio è legato a doppio filo con Berlusconi. Egli forse non se ne rende conto, ma il giorno in cui il Cavaliere si ritirerà dalla scena politica, egli si troverà disoccupato. Prima di quel suo libro antiberlusconiano “L’odore dei soldi” non lo conosceva nessuno.

L’operazione fu abile, lungimirante. Berlusconi aveva dichiarato una volta che si sentiva assistito dalla fortuna; perché dunque non porsi sulla sua scia? Qualche briciola dorata sarebbe caduta senza alcun dubbio anche nella sua vuota scarsella. E così è stato. Berlusconi ha rappresentato e rappresenta per Marco Travaglio il suo perenne terno al lotto.

Immagino che perfino nell’alcova pensi a lui e sussurri il suo nome. Ormai non se ne libera più.
Quando il Cavaliere deciderà di  andarsene in pensione,  il giornalista mezzo Saint-Just e mezzo Fouché dovrà sottoporsi ad una pesante cura di disintossicazione.

Non so se Michele Santoro lo vorrà ancora accanto a sé. Di che potrebbe mai parlare? Il suo abbecedario si è fermato alla lettera B, e più in là non potrebbe andare senza suscitare più di uno sbadiglio.

Berlusconi queste cose le sa. E allora gli chiedo: Perché, dopo aver perdonato il suo aggressore fisico, non perdona anche il suo aggressore morale, invitandolo a cena?

Sarebbe l’avvenimento dell’anno. Forse verrebbero giornalisti da tutto il mondo per riprendere la scena. A Villa Arcore, Travaglio farebbe il suo ingresso tra ali di folla e lampi di flash. Altro che incontro di Garibaldi e di Vittorio Emanuele II a Teano!

L’avversione di Travaglio per Berlusconi ha raggiunto in questi mesi il suo apice. L’invito a cena lo tramortirebbe.

L’altro giorno, pur di giustificare in qualche modo l’aggressore di Berlusconi, ha sproloquiato addirittura la teoria dell’odio. Qualcuno gliel’ha fatto notare (non certo la magistratura, che resta voltata sempre da una parte sola, quella di Berlusconi), e lui ha subito risposto che è stato frainteso.

Frainteso in cosa, se le parole sono di una chiarezza cristallina. Eccone un florilegio:

“È importante questo: la condanna ferma, fermissima dell’attentato e il dire che queste cose non si devono fare e che chi le fa deve essere punito e, nello stesso tempo, dire “ io quello lì non lo voglio più vedere, io quello lì non lo voglio come Presidente del Consiglio, quello non mi rappresenta, speriamo che se ne vada presto da Palazzo Chigi”, queste cose sono cose.. oppure “ lo detesto, lo odio”, personalmente non lo odio, ma non vedo per quale motivo qualcuno non potrebbe invece odiarlo: l’importante è che si limiti a odiarlo senza fargli niente di male, non esiste il reato di odio, esiste il reato di violenza, di aggressione, di lesioni, di tentato omicidio, di omicidio, quelli sono reati, ma il reato di odio non esiste, dire a una persona “ io ti odio” non è un reato”

Come vedete, si esprime furbescamente una condanna pelosa dell’aggressione,  poiché il  non esprimerla già in premessa significherebbe mettersi in una posizione di svantaggio nei confronti del lettore.  Così gli si dice: Guarda che io condanno la violenza. Io e te siamo in sintonia. Ascoltami, dunque. E gli si rifila una teoria che giustifica l’odio, sapendo bene che l’odio è il padre di tutte le violenze, fino a comprendervi non solo l’aggressione, ma anche l’omicidio.

Possibile che Travaglio non sappia quale potenziale enorme di disgregazione abbia l’odio? Non è possibile. E nel momento in cui dichiara, ancora una volta pelosamente, che lui non odia Berlusconi, sparge parole come queste:

“Chi l’ha detto che non posso odiare un uomo politico? Chi l’ha detto che non posso augurarmi che se ne vada al più presto? Chi l’ha detto che non posso augurarmi che il Creatore se lo porti via al più presto?”, guardate che questa cosa qua, che sembra orrenda, dice “ oddio, c’è qualcuno che lo odia!”, è assolutamente normale: ognuno a casa sua, nel suo intimo, è libero di odiare e di amare chi gli pare”.

Stamani trovo sul suo giornale, Il Fatto Quotidiano (qui), un suo articolo (scritto con Peter Gomez) che ricostruisce, come se fosse una fiction,  la storia dell’inciucio. Naturalmente di essa dà un’interpetazione soggettiva, ma non è questo il punto. Il punto è che ad un certo punto, dopo aver ricordato l’episodio dell’11 ottobre 1996 della cimice-spia trovata nello studio di Berlusconi, a Palazzo Grazioli, scrive:

“La Procura di Roma appurerà che la microspia era un ferrovecchio inservibile per nulla funzionante. E che, a piazzarla in casa Berlusconi, era stato un amico del capo della sua sicurezza incaricato di “bonificare” Palazzo Grazioli. Ma intanto il falso cimicione (come poi nel 2009 il gesto del folle in Piazza Duomo) ha già svolto il suo ruolo.”

Avete notato quell’insinuazione messa tra parentesi, con la quale il cimicione e l’aggressione in Piazza Duomo del 13 dicembre scorso sembrano auspicati, se non orditi, dallo stesso Berlusconi?

E’ un po’ la stessa cosa che ha voluto dire la cattolicissima e generosa Rosy Bindi, dedita tutta al perdono e all’amore, quando, subito dopo l’aggressione, ebbe la bontà di dire: Ora non faccia la vittima.

Anche lei, naturalmente, come Travaglio, sostiene di essere stata fraintesa.

Sta di fatto che da questa abbondante semina dell’odio, dopo le scritte apparse su facebook, ancora oggi assistiamo all’orrendo spettacolo di  coloro che di quelle parole di Travaglio e della Bindi hanno fatto il loro vangelo: Francesco Barbato e Fabio Musi (qui).

I quali, dai loro maestri (non si dimentichi anche Antonio Di Pietro), hanno perfino imparato a salvarsi la faccia. Come pappagalli, recitano pure loro la lezioncina imparata a memoria: Siamo stati fraintesi.

A Berlusconi desidero rivolgere con tutto il cuore e con tutto l’amore di cui sono capace  una supplica. Gliela chiedo in ginocchio, le mani giunte e gli occhi pieni di lacrime. Prima di lasciare la politica, non si dimentichi di lui, di Marco Travaglio. Pensi che nessuno lo vorrà più, rimarrà senza lavoro, forse farà la fame,   e dunque sia generoso con lui, lo inviti a cena e lo perdoni.


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4 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 23 Dicembre 2009 @ 14:30

    Potrei anche dividere il mio pane con Travaglio se dovesse capitarci di essere entrambi affamati, ma non lo inviterei mai a dividere il mio desco.

    Una mia collega lucchese mi insegnò questo detto “la lingua non ha ossa, ma rompe ossa“.

    Quante ossa ha rotto e romperà la lingua di Travaglio !

  2. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 23 Dicembre 2009 @ 16:36

    E’ vero che il Cristiano deve amare il prossimo e persino il proprio nemico. Tuttavia una persona come Travaglio non vorrei averla… vicina. Quando uno dice, come lui ha detto, che è lecito odiare un altro, per me è privo di qualsiasi umanità. L’odio è razzista, l’odio è prerogativa delle dittature, l’odio è violenza, l’odio è un terribile veleno, l’odio è una rovina.

    Gian Gabriele

  3. Commento by Ambra Biagioni — 23 Dicembre 2009 @ 16:43

    Qui i commenti sul Legno.

  4. Commento by vittorio baccelli — 29 Dicembre 2009 @ 17:48

    – travaglio è uno di quei personaggi supponenti che proprio non digerisco – per le sue elucubrazioni attinge sempre alle cronache giudiziarie, così è anche al riparo di quereledi parte – immaginatevi quante follie sono state dette all’infinito processo per appoggio esterno alla mafia contro Andreotti (poi assolto) – e lui questo saccente e sinitrello personaggio le spaccia come oro colato – e di processi-farsa come quello di Andreotti, in Italia ce n’è a iosa –

     

     

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