Matilde di Canossa

di Bartolomeo di Monaco

A Lucca, nella chiesa dei santi Giovanni e Reparata, vicina al Duomo, le è stato dedicato un cenotafio (si dice che da parte di padre avesse lontane origini lucchesi). La sua salma si trova invece deposta nientemeno che in San Pietro, in una splendida tomba disegnata da Gian Lorenzo Bernini.
Nel secolo in cui visse si trovò a sopportare un periodo di continue guerre e contese tra l’Impero e il Papato, lei tutta dedita alla Chiesa. Figlia di Bonifacio di Canossa e di Beatrice di Lotaringia, alla loro morte ne ereditò gli enormi possedimenti, praticamente tutta l’Italia centrale, e chiunque intraprendesse un viaggio o una spedizione da Nord a Sud della nostra penisola o viceversa doveva richiedere il permesso di attraversamento delle sue terre.
È passata alla storia per aver contribuito a riappacificare l’imperatore del Sacro Romano Impero, Enrico IV, che era stato scomunicato, e il Papa Gregorio VII, al secolo Ildebrando da Soana, mingherlino ma dal carattere forte, sepolto nella cattedrale di Salerno, la cui tomba visitai molti anni fa.
A Matilde era stato imposto il matrimonio con il fratellastro Goffredo, che era gobbo, e che lei non amò mai, e da cui non ebbe figli.
Ogni studente ne ha sentito parlare quando ha affrontato il medioevo.
Ma ecco come la descrivono Montanelli e Gervaso nella loro “Storia d’Italia”:
“Matilde fu una donna di carne e di passioni violente, che mise al servizio della Chiesa una smania di dedizione delusa dal matrimonio sbagliato. Come tutte le creature umane, era un groviglio di contraddizioni. Umilissima di fronte a Dio e a coloro ch’essa considerava i suoi legittimi rappresentanti in terra, era di uno smisurato orgoglio di fronte agli uomini. Essa non dimenticò mai l’affronto subito da Enrico, quando con sua madre la condusse prigioniera in Germania. E trascorse la sua vita, che fu abbastanza lunga, a vendicarsene, lottando contro l’Impero. Volle nel suo castello di Canossa l’incontro tra il Papa e Enrico IV perché ci vide un trionfo personale, come se l’imperatore avesse chiesto perdono più a lei che a Gregorio. In chiesa dove andava ogni mattina all’alba per confessarsi, si presentava vestita come una popolana penitente. Ma quando montava a cavallo, infilava speroni d’oro. Nel suo disadorno ma imponente maniero, l’etichetta era puntigliosa. Esigeva che le sue ancelle fossero tutte di nobili famiglia. E i signori che passavano per le sue terre, fossero anche Principi di sangue reale, erano tenuti a renderle omaggio piegando il ginocchio davanti a lei come alla loro sovrana. Era insieme animosa e piena di scoramenti, priva di umorismo e facile al pianto: insomma un personaggio drammatico e a tutto rilievo, in tono col tempo in cui visse e con le vicende in cui si trovò mescolata; non privo di grandezza, ma soltanto umana.”.

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