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Mediaset, dopo la sentenza della consulta ora tutto più difficile

20 Giugno 2013

Stamani sono molti gli articoli dedicati alla sentenza della Consulta che respinge il ricorso presentato dai legali di Berlusconi sul legittimo impedimento non riconosciuto dai magistrati di Milano nel 2010.
Sono pochi coloro che credono che essa non avrà ripercussioni sul governo, nonostante che Berlusconi abbia riconfermato il sostegno del Pdl alle larghe intese.
Il dubbio si pone legittimamente, conoscendo il carattere del personaggio, restio a subire una sconfitta, e una sconfitta di così grande rilevanza e disdoro, visto che dovrebbe trascorrere alcuni anni dietro le sbarre, fotografato dai media di tutto il mondo, ed essere cacciato dal senato in forza dell’interdizione dai pubblici uffici.
Troppo per un uomo che ha fatto la sua fortuna contando sui suoi carismi, sulla vanità e sulla pervicacia.

Qualcuno immagina che l’ex premier possa fare buon viso a cattiva sorte e accontentarsi di continuare a dirigere la massa dei moderati rappresentati dal Pdl come sta facendo Beppe Grillo con i parlamentari del M5Stelle, ossia lontano dalle istituzioni.
Una ipotesi. Ma non mi persuade, anche perché l’esperienza grillina dimostra che stare fuori dalle sedi decisionali ha come conseguenza l’insorgere di focolai di resistenza e di ribellione e dunque il disgregamento del partito.
Berlusconi invece, a mio avviso, prima di subire una tale umiliazione, le tenterà di tutte, con l’obiettivo di far pagare caro alla magistratura questo accanimento contro di lui.
Non va dimenticato, infatti, che proprio di questo si tratta. Dopo l’operazione di Mani Pulite (non è mai troppo ricordarlo) la magistratura si insediò al potere in Italia, come prima forza in grado di dominare le altre, ed in specie i partiti e le istituzioni politiche.

Berlusconi cercò di contrastarla ed iniziò quella che è ormai stata definita la guerra dei vent’anni, in cui abbiamo assistito, da una parte e dall’altra, a scambi di colpi di inusitata violenza.
Per la magistratura è stato facile combattere contro un uomo che stava al di fuori dei suoi ingranaggi: un corpo estraneo che poteva contare su limitati appoggi interni, mai sovrastanti. Al contrario di Napolitano che, essendo presidente del Csm, è un uomo da difendere sempre, anche se, per fare ciò, si debba modificare una tendenza consolidata, come è accaduto nella prima sentenza della Consulta del 2013, allorché sono state improvvidamente estese le immunità del capo dello Stato per far fronte agli attacchi di una sede giurisdizionale – quella palermitana – isolata e malvista.
Però la guerra non è ancora finita e sebbene i colpi assestati dalla magistratura siano numerosi ed importanti, è difficile immaginare che l’uomo si prepari a cedere le armi e alla resa incondizionata.
Presso i cittadini conta ancora su di una forza poderosa. Molti sono d’accordo con lui e sono solidali nell’intravvedere nel comportamento della magistratura un accanimento che si basa più sull’odio di parte che sulla giustizia.
È sotto gli occhi di tutti il diverso e più elastico comportamento tenuto dalla magistratura nei confronti soprattutto di uomini della sinistra, a cominciare dal caso Penati, il braccio destro di Pierluigi Bersani, del quale, mentre rastrellava reati a man bassa, quest’ultimo – così ha ragionato per lui la magistratura – non era tenuto a sapere che cavolo combinasse, per arrivare al caso del Monte dei Paschi di Siena ed oggi della ministra Idem, già graziata dal premier Enrico Letta..

Le occasioni non mancheranno ed anzi sono a portata di mano. Riguardano materie caldissime, come l’Imu e l’aumento dell’Iva. Non vi è chi non capisca che a questo punto, dopo la sentenza della consulta, il Pdl sarà interessato a mantenere in modo intransigente le sue posizioni. Un eventuale compromesso non sarebbe ben visto dagli elettori che già alle recenti amministrative hanno mostrato di dubitare delle promesse del Cavaliere.
La sentenza della consulta non ha fatto che tonificare, dunque, le ragioni del Cavaliere, il quale, proprio sull’accanimento giudiziario nonché sull’Imu e sull’aumento dell’Iva, può trovare oggi un terreno favorevole per andare ad elezioni anticipate con il vento in poppa.

P. S. Intanto: stamani sono andato a pagare la nuova tassa sulla spazzatura (Tares) e mi sono rallegrato constatando che è appena raddoppiata. Pensavo di peggio…


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Bart