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Meglio che il governo delle tasse cada

3 Dicembre 2011

Sembrerebbe una affermazione da irresponsabili, quella contenuta nel titolo, almeno a vederla dalla parte degli antiberlusconiani, ossia della sinistra e dei suoi fiancheggiatori, visto che Monti, messo lì dal golpe di Napolitano (incoronato “re”, che dovrebbe a un repubblicano causare un vomito di rigetto), è la “gioiosa icona” dell’obiettivo finalmente raggiunto, dopo anni che si tentava di sbarazzarsi del tiranno Berlusconi (tiranno di che, se ha rinunciato a molti dei suoi principi?).

Si ventila che, se questo governo cadesse, per l’Italia sarebbero guai, e guai seri. Balle anche queste.
Come si vede dai movimenti di questi giorni, vi è un interesse mondiale a difendere l’Europa e se lo spread è nel frattempo sceso, non dipende affatto dal governo Monti, ma dalla concertazione delle banche   centrali più potenti che si sono accordate per evitare il crollo dell’euro.

Non è la salvezza dell’Italia che si sta giocando in campo mondiale, ma la salvezza dell’euro, allo stesso modo che l’aggressività della speculazione sull’Italia non era finalizzata al crollo del nostro Paese, ma a trarre generosi profitti dalla debolezza dell’euro, risultata una moneta priva di difesa.
Ora che le difese stanno per essere approntate, e perfino la Merkel sta allentando la sua ostinata e dannosa resistenza, la speculazione ha cominciato a battere in ritirata.

Di fronte a questo quadro, di cui l’Italia è stata una pedina transitoria a favore della speculazione, far cadere il governo Monti e andare ad elezioni non provocherà un bel nulla, visto che ciò a cui guarda la speculazione è il nuovo ed insperato sostegno che l’euro sta avendo da chi può darglielo e darglielo con rilevante forza, tale da scoraggiare un nuovo assalto, che si rivelerebbe del tutto improduttivo, se non addirittura perdente.
E si sa quanto la speculazione detesti di lasciarci le penne. Il sicuro guadagno è il suo obiettivo, ed ora sulla disintegrazione dell’euro il borsino non scommette più con la sicumera di appena una settimana fa.

Se questo è il quadro, come io credo, perché consentire al governo Monti di salassare il nostro Paese con tasse insostenibili che colpirebbero sempre gli stessi?, ossia il ceto medio, che da tempo non è più tale, dissanguato ed incapace ormai di alimentare i consumi, che sono vitali per la crescita.
Il paradosso di questo governo, infatti, è che sostiene di voler stimolare la crescita e, nello stesso tempo, costringe i cittadini a ridurre i consumi, che della crescita sono il volano indispensabile.

Mi domando che cosa mai faremmo crescere, se ciò che si produrrà in più, nessuno sarà in condizioni di consumarlo.
Forse speriamo nelle esportazioni? Ci conterei poco, nel momento in cui a questo obiettivo tendono tutti gli Stati in crisi, compresa la Germania, e quella Francia che è da quel dì che vuol farci lo sgambetto.

Dunque, sbarazziamoci al più presto di un governo che pare la fotocopia dei due governi Prodi che ci hanno appestato di tasse, e torniamo a sceglierci noi, e non il capo dello Stato, i governi che ci garantiranno la discontinuità di un modo di operare che fa sempre le solite vittime. A mettere le tasse, come alcuni dicono citando economisti del passato, sono buoni tutti, e non occorreva che il Napolitano “re” travalicasse le regole democratiche e ci imponesse un governo di grigi e stereotipati professori.

Al Pdl sarà data la responsabilità di ciò che accadrà al Paese. Non potrà chiamarsene fuori. Se passerà la scelta dell’inasprimento delle tasse nei confronti del ceto medio, non si sprechino Alfano e Berlusconi a lambiccarsi il cervello per trovare giustificazioni impossibili.
Si scaveranno semplicemente la fossa sotto i piedi. Meritando la rabbia e il dileggio dei loro elettori.

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Altri articoli

“Le dichiarazioni di Alfano dopo l’incontro con Monti” Video. Qui.

“Il Pdl si sveglia e dice no: Non paghino i soliti noti”. Qui.

“Caro presidente no, così non va” di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi. Qui.


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Bart