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Michele Brambilla su “La Stampa”

10 Aprile 2012

Stamani leggo una chicca offertami, e offerta a tutti i lettori de “La Stampa”, dall’editorialista Michele Brambilla. Si rivolge a Rosi Mauro invitandola a dimettersi per lo scandalo che ha coinvoltola Lega Nord e, così pare, anche la vicepresidente del Senato.
Ecco la chicca. Godetevela:

“si dimetta. Lasci quella carica: fosse di partito, non ci permetteremmo. Ma è la vicepresidenza del Senato della Repubblica: rappresenta tutti noi e anche qualche nostro illustre antenato.
Lei obietterà di non essere indagata. Ma non tutto si misura con il codice penale. Ci sono comportamenti sconvenienti che non sono reati, ma restano sconvenienti.”

Ho già scritto un articolo in proposito richiamando il caso Fini per la casa di Montecarlo.
Ebbene, non so come si sia comportato Brambilla in quell’occasione, ma la frase che ha riservato alla Rosi Mauro, si adatta pari pari al caso Fini.

Si può prenderla e andarla ad incollare su tutti gli articoli che furono scritti in quei giorni senza che l’editorialista di turno sentisse il dovere di chiedere al nostro presidente della Camera di dimettersi anche se non indagato poiché “non tutto si misura con il codice penale. Ci sono comportamenti sconvenienti che non sono reati, ma restano sconvenienti.”

Oggi il caso Mauro richiama alla memoria prepotentemente il caso Fini il quale, proprio con un “comportamento sconveniente” tradì la fiducia dei suoi associati pur non violando il codice penale.

Sono d’accordo, ovviamente, che la Rosi Mauro debba dimettersi da quella importante carica istituzionale, ma ai giornalisti come Brambilla (ed altri simili a lui) ricorderei che sarebbe loro dovere ripescare nei meandri della memoria il caso Fini e riproporre le sue dimissioni, giacché la Rosi Mauro potrebbe benissimo difendere la sua ostinazione a restare in carica, portando proprio l’esempio negativo del presidente della Camera che, come ricorda lo stesso Brambilla, riveste la terza carica dello Stato, che ha ben più rilievo di quella ricoperta dalla Mauro.
Altrimenti ancora una volta andiamo ad ingrassare quell’animale proteiforme, ingordo e mangiatutto, diffuso in modo speciale nel nostro Belpaese, che si chiama ipocrisia.

Ovviamente, quando avremo le dimissioni di Rosi Mauro, dovremo riconoscere che si sarà comportata, almeno dal punto di vista istituzionale, molto più responsabilmente di Gianfranco Fini.
Chi sa se il nostro attento capo di Stato abbia rievocato in questi giorni, pure lui come me, il caso Fini e riflettuto sul suo inquietante silenzio di allora.

www.i-miei-libri.it


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Bart