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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Quattro articoli

10 Aprile 2012

Ora tocca a Rosi (e anche a Fini)
di Fausto Carioti
(da ‚ÄúLibero‚ÄĚ, 10 aprile 2012)

Rosa Angela Mauro, padana di Brin ¬≠disi, in queste ore deve decidere a chi ispirarsi. Da un lato c’√® l’uomo cui lei deve tutto, il leader della Lega Um ¬≠berto Bossi. Il quale, appena lo scan ¬≠dalo ha iniziato a lambire la propria famiglia, si √® dimesso da segretario del Carroccio, per sganciare quanto pi√Ļ possibile la vicenda personale da quella del partito da lui fondato. L’al ¬≠tro modello √® Gianfranco Fini. Quan ¬≠do venne a galla la storia dell’apparamento di Montecarlo, donato da Anna Maria Colleoni ad Alleanza na ¬≠zionale, ceduto da An ¬ęad un prezzo inferiore a quello di mercato ¬Ľ (come certific√≤ il gip di Roma) e andato cu ¬≠riosamente in affitto al fratello di Elisabetta Tullia ¬≠ni, Fini scelse di restare aggrappa ¬≠to alla carica di presidente della Camera. Nonostante molti, anche nel suo partito, gli consigliassero di mollarla.

A Fini tutto sommato and√≤ be ¬≠ne: ci perse la faccia, ma non la poltrona, e adesso √® li che pontifi ¬≠ca sull’etica e la trasparenza. Anzi ¬≠ch√© ispirarsi al proprio pigmalione, Rosi Mauro ha preferito fare come Fini, legandosi alla sedia di vicepresidente del Senato. Ma se politicamente parlando Fini non √® un gigante, lei √® uno gnomo da giardino. Il fuoco che si √® levato contro di lei dalla stessa Lega e da alcuni esponenti del Pdl, per non dire delle dichiarazioni di guerra partite dalla sinistra, √® parso subi ¬≠to molto al di sopra della sua capa ¬≠cit√† di resistenza. Roberto Calderoli ha detto che la rinuncia alla vi ¬≠cepresidenza del Senato da parte della collega sarebbe ¬ęun gesto positivo ¬Ľ. Nemmeno Bossi ormai la protegge pi√Ļ, almeno in pubbli ¬≠co: ¬ęPoi vediamo ¬Ľ, ha risposto ieri il Senatur a chi gli chiedeva sela Mauroed altri sarebbero stati espulsi dal Carroccio.

Diventata indifendibile per il suo stesso partito,la Mauropo ­trebbe alzare bandiera bianca e dimettersi dalla vicepresidenza di Palazzo Madama oggi stesso, al ­meno a sentire certi senatori. La speranza è che queste voci siano

fondate. Perch√© i casi sono due. O tutto quello che √® uscito sinora so ¬≠no solo ¬ęporcherie che i giornali si stanno inventando ¬Ľ, come giura e spergiura la senatrice, e allora tra qualche tempo la fondatrice del Sindacato Padano potr√† tornare a testa alta in mezzo al popolo leghista e avr√† l’opportunit√† di le ¬≠varsi tutte le soddisfazioni legali e politiche che vorr√†. E potr√† spen ¬≠dersi il credito accumulato ren ¬≠dendo un gran favore alla Lega. Oppure nei fatti raccontati nelle carte che escono dalle procure, ai quali tanti dirigenti leghisti hanno creduto sin dal primo momento, c’√® qualcosa di vero. In questo ca ¬≠so le dimissioni, prima o poi, sa ¬≠rebbero comunque obbligate. Darle in questo momento servi ¬≠rebbe a dimostrare che resta qual ¬≠cosa della Lega di un tempo, che il partito non si √® ancora ¬ęromaniz ¬≠zato ¬Ľ del tutto, che possiede an ¬≠cora gli anticorpi giusti. E che quindi pu√≤ ancora salvarsi.

Qualunque sia la verit√†, finch√© non sar√† fatta chiarezza √® impen ¬≠sabile che la senatrice Mauro possa presiedere l’aula di palazzo Ma ¬≠dama, cio√® che possa svolgere il proprio lavoro di vicepresidente. Impossibile immaginarla mentre gestisce le votazioni del disegno di legge che riforma il finanziamen ¬≠to dei partiti o guida la discussione delle nuove regole sulla comissione. La politica e i partiti – Lega in ¬≠clusa – sono troppo in basso, nella scala della fiducia degli italiani, per potersi permettere simili spet ¬≠tacoli.

Rinunciare ai 2.950 euro ag ­giuntivi e ai benefit legati alla cari ­ca di vicepresidente del Senato non sarà cosa facile per un perso ­naggio ambizioso come lei, ma al ­ternative non se ne vedono. E di ­mettersi fuori tempo massimo, come ha fatto il Trota Renzo Bossi ieri rinunciando alla carica di con ­sigliere regionale, dopo che il suo ex autista lo aveva accusato di usarlo come bancomat per prele ­vare i soldi della Lega, è un rischio chela Maurofarebbe bene a ri ­sparmiare a se stessa, al proprio partito e al Senato. Lasci oggi stes ­so la carica di vicepresidente: è meglio per tutti. Anche per Fini, che avrebbe così un ottimo esem ­pio da imitare.


Forcone e portafoglio
di Mario Sechi
(da “Il Tempo”, 10 aprile 2012)

Studiava da delfino, rester√† trota. Renzo Bossi s’√® dimesso. Passer√† alla storia per aver affondato la Lega, insieme a un padre troppo debole per non cedere al nepotismo e a un gruppo dirigente troppo timoroso per non dire al capo che stava sbagliando. La politica non √® una scienza esatta, ma prima o poi i conti tornano. Che il ¬ęcerchio magico ¬Ľ fosse un clan destinato a mandare fuoristrada il Carroccio si intuiva. Quando intorno al corpo del leader ballano in tanti, finisce che il mambo diventa una danza macabra. Cos√¨ √® andata. Non solo per la Lega. La Seconda Repubblica doveva darci partiti pi√Ļ leggeri, meno invadenti nella gestione della cosa pubblica, con leader carismatici insieme a una vita democratica, selezione del personale e un minimo di cultura liberale e delle istituzioni. Non √® successo perch√© chi li guidava ha pensato a costruire intorno a s√© non il consenso, ma il s√¨ a prescindere, la realizzazione del ¬ęcapo ha sempre ragione ¬Ľ e se ha torto comunque non glielo facciamo sapere. √ą questione che attraversa la vita di tutti i partiti, in maniera pi√Ļ o meno diversa. Per Berlusconi ha significato circondarsi spesso di enti inutili, per Bossi finire nel contrappasso dantesco che raccontiamo in questi giorni. Ognuno ha forgiato il proprio movimento politico intorno al suo nome: Fini, Casini, Di Pietro, Vendola. E perfino chi aveva una parvenza almeno formale di dibattito interno – il Partito democratico – ha impegnato tutte le sue forze nelle faide di potere, nelle lotte correntizie, dilapidando quel poco che restava di credibilit√† presso gli elettori. Hanno un bel dire oggi che soffia il vento dell’antipolitica. Dovrebbe soffiare il maestrale del rinnovamento, i partiti dovrebbero impegnarsi a ricostruire se stessi, in alto e in basso, a destra e a sinistra, a Nord e Sud. Invece rincorrono i sondaggi, gli scazzi interni e gli schiamazzi esterni, senza comprendere che bisogna mettersi in discussione, tirare fuori quelli che Montanelli chiamava ¬ęgli attributi ¬Ľ, tagliare i rami secchi e confrontarsi con l’elettorato. Il maquillage a cui sono intenti non fermer√† l’ondata d’indignazione. √ą tempo di crisi economica, i cittadini voteranno brandendo due armi: il portafoglio e il forcone. Avanti cos√¨, tanti auguri.


Meglio pirla che infame
di Alessandro Sallusti
(dal “Giornale”, 10 aprile 2012)

Sar√† stato anche un pirla, come dicono a Milano, ma intanto Bossi junior si √® dimesso da consigliere regionale. Il Trota d√† cos√¨ una bella lezione ai tanti squali che nonostante siano stati beccati in azioni ben pi√Ļ compromettenti continuano a navigare nelle acque della politica come se niente fosse. Ad esempio, il suo ex collega Filippo Penati, consigliere del Pd che mantiene posto e stipendio (13mila euro al mese) che la cresta la faceva non sulla benzina di casa ma sugli appalti pubblici. Come Bersani che si trova nelle stesse condizioni di Bossi, cio√® circondato a sua insaputa da infedeli che nel caso non erano pirla ma ladri. Tra i rimborsi spese del Trota e i viaggi in aereo gratis di D’Alema, politicamente ed eticamente non c’√® alcuna differenza. Il paradosso √® che ci ritroviamo con il bimbo linciato e il leader massimo, di nome e di fatto, del Pd a pontificare sulla moralit√† della classe leghista.

Ieri √® stato diffuso un video registrato di nascosto dall’autista del bossino. Si vede il ragazzo intascare il rimborso spesa del ristorante, o qualche cosa di simile. La politica finge di inorridire, dimenticando i filmati nei quali maggiorenni gi√† avanti con gli anni si impossessavano di mazzette. Comunque anch’io inorridisco, non per il pirla ma per l’autista infedele, classico esempio dello squallore italico. Non c’√® nulla di nobile n√© di civico in quel gesto, solo il tradimento, probabilmente a scopo ricattatorio, di chi ti aveva dato fiducia, e soldi, per tenere a bada un ragazzo immaturo. Non era meglio, che ne so, rifiutarsi o tirare un bel ceffone correndo il rischio di perdere s√¨ il posto ma di tenere alta la propria dignit√†?

Bossi non √® il primo leader, e non sar√† l’ultimo, a sbagliare collaboratori e dipendenti. Ma √® il primo a metterci la faccia senza problemi. In questo c’√® molto di quella sana e inconsapevole pazzia della Lega. Quello che manca ai quei politici, a quei moralisti con la penna facile, che in queste ore si fanno scudo di un ragazzo pirla per attaccare il nemico politico nascondendo le proprie miserie. Solo che quel ragazzino, liberato dalla protezione ossessiva della mamma (altro fenomeno tutto italiano) in poche ore √® diventato uomo e li ha fregati tutti. Bersani, Penati e soci imparino la lezione.


Chi alimenta l’antipolitica
di Angelo Panebianco
(dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, 10 aprile 2012)

Intervenendo sulla vi ¬≠cenda dei finanzia ¬≠menti ai partiti il pre ¬≠sidente della Repub ¬≠blica ha ammonito che ci√≤ che rischiamo √® ¬ęla fi ¬≠ne della democrazia e del ¬≠la libert√† ¬Ľ. Ad alcuni, quella di Napolitano, sar√† parsa una forzatura retori ¬≠ca. Ma non lo √®. Gli scric ¬≠chiolii sono sempre pi√Ļ numerosi, il rischio c’√®. Si consideri la contestuale presenza di tre elementi. In primo luogo, una crisi economica destinata a du ¬≠rare a lungo, per anni pro ¬≠babilmente, con tanti gio ¬≠vani disoccupati e l’impo ¬≠verimento di molte fami ¬≠glie. In secondo luogo, una condizione di genera ¬≠le discredito dei partiti e della classe politica pro ¬≠fessionale. Infine, l’inca ¬≠pacit√† di quella medesi ¬≠ma classe politica di trova ¬≠re rimedi adeguati per la crisi di legittimit√† che l’ha investita. √ą la sinergia fra questi tre fatti che pu√≤ provocare conseguenze devastanti.

Sbaglia chi crede che la crisi della Lega tolga sem ¬≠plicementedi mezzo uno dei principali strumenti di canalizzazione di umori antipolitici, che quella cri ¬≠si sia un colpo all’antipoli ¬≠tica Semmai, contribui ¬≠sce a esasperarla. L’antipo ¬≠Etica √® il convitato di pie ¬≠tra della politica italiana, si nutre del suo discredi ¬≠to, ne succhia il sangue, e pu√≤, in qualunque mo ¬≠mento, esplodere in for ¬≠me imprevedibili. Quan ¬≠do √≠¬≠ sentimenti antipoliti ¬≠ci diventano dominanti, e certamente lo sono oggi in Italia, aspiranti demago ¬≠ghi di ogni genere si fan ¬≠no avanti per intercettarli e assicurarsi un lauto bot ¬≠tino. Chi pensa che alle prossime elezioni politi ¬≠che il gioco, e il pallino, resteranno interamente nel ¬≠le mani delle vecchie oli ¬≠garchie forse si illude. √ą possibile che la combina ¬≠zione dei tre elementi sud ¬≠detti (crisi economica, di ¬≠scredito della politica, ina ¬≠deguatezza delle risposte al discredito) favorisca il successo di movimenti di protesta a vocazione auto ¬≠ritaria, gi√† esistenti o in via di costituzione, non importa di quale colore politico. Con effetti di con ¬≠dizionamento sull’intera politica italiana.

Soffermiamoci sulla inadeguatezza delle rispo ¬≠ste della classe politica al discredito. Si prenda il ca ¬≠so dei rimborsi pubblici ai partiti. L’andazzo dura ¬≠va da anni. Quando final ¬≠mente √® esplosa la vicen ¬≠da Lusi i politici hanno so ¬≠lo finto di scandalizzarsi. Adesso che √® scoppiato il caso della Lega sembrano decisi a muoversi. Per fa ¬≠re cosa? A quanto pare, per ¬ęriformare ¬Ľ il siste ¬≠ma dei rimborsi, stabilire controlli, regole, eccete ¬≠ra. Senza tener conto di due fatti che pesano co ¬≠me macigni: il primo √® che il finanziamento pub ¬≠blico che vogliono mante ¬≠nere, sia pure riformando ¬≠lo, ha un non emendabile vizio d’origine, √® figlio di un grave vulnus alle rego ¬≠le democratiche. √ą stato messo in piedi aggiran ¬≠do, e annullando di fatto, i risultati di un referen ¬≠dum popolare che impo ¬≠neva la fine del finanzia ¬≠mento pubblico (i radica ¬≠li di Pannella, che lo han ¬≠no sempre denunciato, hannoragione). Se il siste ¬≠ma viene solo ¬ęriforma ¬≠to ¬Ľ, il vulnus e la connes ¬≠sa illegittimit√† restano in ¬≠tatti. Il secondo macigno √® dato dal fatto che, essen ¬≠do i partiti giunti a questo livello di impopolari ¬≠t√†, √® l’idea stessa di finanziamento pubblico (camuffato o meno da rim ¬≠borso) che √® diventato inaccettabile per il grosso dei cittadini-contribuenti, i quali, per giunta, sono soggetti a una pressione fiscale altissima.

Occorrerebbe una rivoluzio ¬≠ne, il coraggio di rinunciare ai soldi pubblici e di puntare sui fi ¬≠nanziamenti privati (con tutti i paletti, i tetti, i limiti e i control ¬≠li che si vuole). Sulla base del principio: il cittadino, se vuole, ¬ęsi paga ¬Ľ il partito che preferi ¬≠sce. Sarebbe un modo per assi ¬≠curare che vivano (o si ricostitu ¬≠iscano) i partiti veri, capaci di mobilitare cuori e portafogli, e che muoiano invece le camaril ¬≠le oligarchiche in grado di so ¬≠pravvivere solo come strutture parastatali, grazie ai soldi pub ¬≠blici. Non si pu√≤ fare? Sarebbe una cosa troppo ¬ęamericana ¬Ľ? E allora tenetevi tutto il pacchet ¬≠to: i soldi pubblici assieme al di ¬≠sgusto dell’opinione pubblica.

Oppure prendiamo il caso del ¬≠le riforme istituzionali su cui si √® realizzato un accordo di massi ¬≠ma fra Pdl, Pd e Udc. Luciano Violante, autore di quella bozza, non me ne voglia se dico che quello schema mi sembra, an ¬≠che al di l√† delle sue personali intenzioni, un ¬ęManuale di auto ¬≠difesa per oligarchie partitiche in pericolo ¬Ľ. Un manuale, ag ¬≠giungo, che non pu√≤ dare ci√≤ che promette. E surreale, nelle attuali condizioni, puntare su una legge elettorale i cui scopi sono quelli di assicurare (come nella legge che si vuole sostitui ¬≠re) il controllo di pochi dirigen ¬≠ti sulle candidature e di ritorna ¬≠re all’epoca in cui i governi si fa ¬≠cevano e si disfacevano in Parla ¬≠mento, senza riguardo per la governabilit√†. In Italia, dal 1948 al1992, in 44 anni, si succedette ¬≠ro 45 governi. Non c’√® pi√Ļ nes ¬≠sun Muro di Berlino in grado di tenere in piedi un sistema politi ¬≠co cos√¨ inefficiente.

Se non fosse perch√© troppo preoccupati della propria so ¬≠pravvivenza politica a breve ter ¬≠mine, i politici italiani compren ¬≠derebbero che la sola strada ri ¬≠masta per rimettere in sicurezza la democrazia consiste in un ve ¬≠ro ampliamento dei poteri del governo (Cancellierato) o in un ampliamento dei poteri unito al ¬≠la elezione diretta (Presidenziali ¬≠smo). E in una legge elettorale coerente con lo scopo. Per iniet ¬≠tare pi√Ļ capacit√† decisionale nel ¬≠la democrazia e dare alle cari ¬≠che di governo quel prestigio e quella forza perduti dai partiti e che questi ultimi potrebbero re ¬≠cuperare solo dopo anni di buon lavoro.

Le democrazie muoiono di solito per eccesso di frammenta ¬≠zione, instabilit√†, incapacit√† de ¬≠cisionale, e per il discredito che, in certe fasi, colpisce i loro parti ¬≠ti. Oggi i partiti italiani vengo ¬≠no percepiti da tanti come un problema anzich√© una soluzio ¬≠ne (ci√≤ spiega la popolarit√† di Monti). Ai loro dirigenti conver ¬≠rebbe uscire dall’angolo me ¬≠diante qualche risposta adegua ¬≠ta. Altrimenti, la democrazia po ¬≠trebbe in breve tempo vacillare sotto l’urto di ondate di prote ¬≠sta sempre pi√Ļ impetuose e peri ¬≠colose.


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Bart