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Montecchi e Capuleti

8 Gennaio 2011

La storia di Giulietta Capuleti e di Romeo Montecchi si potrebbe celebrare quest’anno in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Come augurio, come auspicio.
Ciò che sbocciò secoli fa a Verona, piccola città di un’Italia che allora indossava il vestito di Arlecchino, potrebbe rinnovarsi oggi?

Opposizione e maggioranza sono diventate come i Capuleti e i Montecchi, due famiglie che si odiavano a morte. Verona era sconvolta da quest’odio. Ci volle il genio di Shakespeare (sospettato di essere italianissimo, di Messina) per generare da tanto odio un grande amore. Se è vero, infatti, che Romeo e Giulietta, per un fatale errore, morirono suicidi, è altrettanto vero che il loro amore è diventato un simbolo universale.
Ma dov’è Shakespeare oggi?

Napolitano ha avviato ieri a Reggio Emilia i festeggiamenti per la grande ricorrenza dell’Unità d’Italia. Retorica? Temo di sì.

Napolitano non è Shakespeare, ovviamente. A lui addirittura si è guardato e ancora si guarda con sospetto. La sua incredibile tolleranza nei confronti degli abusi istituzionali del presidente della Camera non ne fanno il testimone riconosciuto di una unità vera tra i cittadini.
Troppe le sue parzialità. Troppe volte ha chiuso occhi e orecchie per non vedere e per non sentire.

Ma è il capo del nostro Stato e ieri ha parlato dell’Unità del nostro Paese, che sta a cuore a tutti noi. Ma su quale terreno cadono le sue parole?

Su di un terreno sterile. In Italia gli avversari politici sono nemici da abbattere. L’antiberlusconismo ha portato odio ed esso si è sempre di più allargato al punto che sia da una parte sia dall’altra ci si combatte senza più rispettarsi.

Trattare Berlusconi da nemico sin dal momento in cui è sceso in politica, mandando a monte il piano della gioiosa macchina da guerra, è stato un grande errore della sinistra. Berlusconi ci ha messo del suo nel rispondere, ma la sua è stata una reazione necessaria di fronte alla violenza di attacchi continui e massici che hanno massacrato fin anche la sua vita privata.

Chi riceve dal corpo elettorale il mandato a governare deve essere rispettato, proprio per la natura tutta speciale e democratica della sua investitura.

Finché non si arriverà a capire questo, e finché la competizione politica, anziché mirare all’interesse del Paese, resterà chiusa nel recinto delle ambizioni e delle invidie personalistiche, l’Italia non riuscirà mai a produrre in sé il miracolo di Giulietta e di Romeo.

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Bart