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Elezioni sì, elezioni no

7 Gennaio 2011

Qui troverete il calendario delle prossime corse ad ostacoli che il governo dovrà affrontare.
Contrariamente alla affascinante gara olimpica, non si tratterà di tenere gli occhi fissi sull’atleta che corre più veloce, bensì sulle cadute a rischio.
Ce ne saranno? Oppure, anche se lenti più di una lumaca, tutti gli atleti arriveranno al traguardo?

La mia impressione resta ancora quella che espressi nell’estate scorsa. Occorre ridare la parola agli elettori. E poi accada quel che accada. La democrazia è questa. Se si è creata paccottiglia e confusione, i soli che possono restituire alla politica la necessaria chiarezza sono gli elettori.

Mario Sechi, l’attento osservatore politico, direttore del Tempo, qualche giorno fa, intervistato al Tg4 da Emilio Fede, fece un ragionamento secondo il quale non è affatto vero che, in caso di elezioni anticipate, il Senato sia a rischio per l’attuale maggioranza.
Secondo Sechi, lo spauracchio che si va agitando per evitare le elezioni anticipate è una bufala.

Valido o meno il ragionamento di Sechi, quello che so con certezza è che se questa legislatura non sarà in grado di realizzare le riforme, almeno le più importanti, tra cui il premierato e la giustizia, non ha alcun senso proseguire.
Il Paese non ha bisogno, oggi, di una ordinaria amministrazione dello Stato, ma di una rivoluzione istituzionale che faccia dell’Italia uno Stato moderno.

La nostra Costituzione, che la sinistra giudica ancora la più bella al mondo, ha fatto il suo tempo. È stata una buona Costituzione, il meglio che si poteva fare usciti da una dittatura ventennale, ma oggi essa ha bisogno di un restauro profondo.
Chi lo nega, non vuol bene all’Italia, ma desidera, per propri tornaconti, lasciarla languire, piagata in tutte le sue membra.

Si dice che anche la sinistra ora voglia andare ad elezioni anticipate. Spera che si verifichi quanto invece Sechi respinge, ossia un Senato in bilico, se non addirittura in mano dell’opposizione. Così che quest’ultima tornerebbe a sollecitare il capo dello Stato a dar vita al famigerato governicchio, mandando a casa Berlusconi. Sarebbe la rivincita sulla sonora sconfitta politica del 14 dicembre scorso.
I maldestri consiglieri di Berlusconi sposano questa previsione e lo spingono ad andare avanti.

Fino a quando, però? Si può andare avanti facendo karakiri? Non si può. Se karakiri dovrà essere, lo sia per mano degli elettori.

Sono convinto, tuttavia, che gli elettori non sono rimasti distratti dagli avvenimenti di questi ultimi mesi e, convinti pure loro della necessità di modernizzare il nostro Stato, sapranno, come fecero nel 2008 (purtroppo era imprevedibile il tradimento di Fini), garantire una maggioranza in grado di realizzare le riforme di cui il Paese ha urgente bisogno.
Senza la riforma dello Stato il processo di degrado delle nostre Istituzioni è destinato ad accelerare.

Lo schiaffo che Lula, con il suo gesto vile, ha voluto dare all’Italia è stato reso possibile proprio da questo processo disgregatore che ci attanaglia e di cui ancora non siamo riusciti a liberarci.


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Bart