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Monti fa il grande statista. Ma vale appena il 4%

26 Novembre 2012

di Redazione
(da “Libero”, 26 novembre 2012)

Secondo un sondaggio Ispo, solo il 4% oggi voterebbe “sicuramente” una forza politica che si ispiri all’azione del governo del Prof. Il 39% degli intervistati dice che non voterebbe mai un “partito Monti”
Critica e sfotte (pur in modo elegante) politica e partiti. Sfida Napolitano, dicendo che la decisione sul suo futuro in politica “sarà soltanto mia” e che “considererà qualunque possibile scenario”. Ma la cruda realtà dei numeri riduce il premier Mario Monti al 4%. Sono quelli (i numeri) che escono dal sondaggio Ispo (Mannheimer) riportato dal Corriere della Sera: nel quale alla domanda “se alle prossime elezioni si presentasse una forza politica che si ispiri all’azione di governo condotta sin qui da Monti la voterebbe?” solo 4 intervistati su 100 rispondono “sicuramente”. Sicuri, senza se e senza ma. Quelli che, invece, senza se e e senza ma non voterebbero mai quella forza politica, sono molti di più: ben 39 su 100. Il resto degli intervistati si divide tra “La prenderei poco in considerazione” (21%), “la prenderei abbastanza in considerazione” (23%) e “la prenderei molto in considerazione” (8%). Quanto sono lontani i tempi delle maggioranze “bulgare” con cui i provvedimenti dei governi tecnici passavano nei primi mesi dell’era Monti. E’ passato poco più di un anno, da quell’epoca dei fasti, ma sembra molto di più.


Una lezione per il centrodestra
di Mario Sechi
(da “Il Tempo”, 25 novembre 2012)

Ho visto le file dei cittadini. Ho visto giovani e anziani attendere per ore il loro turno. Ho visto Matteo Renzi mettersi in fila come tutti gli altri. Ho visto la politica nella sua espressione migliore. È una lezione per il Paese e per un centrodestra che deve rifondarsi – a prezzo di grandi sacrifici – quella che viene dalla primarie del centrosinistra. Quasi quattro milioni di elettori sono una risposta all’antipolitica, alla diserzione dalla comunità civile, alla demagogia che la crisi alimenta. Ci sarà tempo per dividersi e condurre una battaglia delle idee per far uscire il Paese dalla crisi, ma quello che è accaduto ieri è un tesoro che non va disperso e un monito per l’area moderata. Non si torna indietro, voltare pagina è un imperativo.
Bersani, Renzi, Vendola, Puppato e Tabacci sono stati protagonisti di una pagina da ricordare. Il segretario del Pd ha mostrato la sua tempra, il sindaco di Firenze ha confermato di essere un investimento per il futuro. È il gioco democratico. E lo scrivo senza retorica, con il mio modo secco di raccontare la politica. Complimenti a loro. E complimenti a Giorgia Meloni che ieri sera è andata nella sezione storica dei «compagni » in via dei Giubbonari a Roma. Brava. Spero che in Italia si impari dagli Stati Uniti, dall’Inghilterra, dalla Germania, dalla scuola anglosassone che concede all’avversario il giusto onore, riconosce le sue buone azioni e riesce a superare non il confronto, anche aspro, che deve esserci, ma lo spirito di guerra senza quartiere, di «guelfighibellinismo » che corrode da tempo la vita pubblica italiana. Le primarie del centrosinistra sono un buon punto di partenza per ricostruire una comunità politica.
Il Pdl in queste ore discuterà il destino delle sue primarie. Berlusconi deve decidere se fare o no la sua lista. La mia opinione è nota, ma la ribadisco ancora: è ora di voltare pagina. Il Cavaliere può fare la sua lista, ma mi attendo che in quel partito ci sia un gruppo di uomini e donne in grado di scrivere una storia nuova. Non è una questione né di voti né di seggi. Berlusconi ha il pieno diritto di presentarsi ancora, ma non quello di tenere prigioniero della sua figura un intero blocco politico. Ora attendo che nel centrodestra emerga la voce di chi ha coraggio, fantasia e visione del futuro.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart