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LETTERATURA: I MAESTRI: Le corna del diavolo

27 Novembre 2012

di Piero Chiara
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 13 novembre 1969]

Le rive del nostro lago ap ¬≠partennero, nei secoli scorsi e fino all’et√† napoleonica, a poche grandi famiglie: i Bor ¬≠romeo di Milano che stende ¬≠vano i loro possessi da Arona a Stresa a Canner√≤, e pi√Ļ tar ¬≠di i Crivelli, anch’essi mila ¬≠nesi, che cominciavano ad avere terra verso Angera e ne possedevano, lungo la sponda lombarda, fino al con ¬≠fine svizzero.

Con la soppressione delle propriet√† feudali le grandi unit√† terriere del Lago Mag ¬≠giore si frazionarono e qual ¬≠che famiglia borghese, venuta in luce nell’Ottocento, comin ¬≠ci√≤ a rodere coi suoi modesti insediamenti l’antico cerchio delle rive, finch√© i Borromeo si restrinsero alle isole e i Crivelli solo ad alcuni cippi di granito con incise le let ¬≠tere P.C. (propriet√† Crivelli), disseminati tra Angera e Luino. Dell’antica famiglia, che tenne in casa come precetto ¬≠re il Parini, non resistono lun ¬≠go il lago che i cippi, il nome di un isolotto vicino ad An ¬≠gera e quello di un grande parco a Luino, gi√† in parte distrutto, e dal quale √® scom ¬≠parsa la villa che fu dimora estiva dei Crivelli.

*

Giuseppe Crivelli Serbelloni, ultimo del suo casato, mor√¨ nei primi anni del no ¬≠stro secolo, senza discendenti diretti e lasciando vedova la moglie Antonietta, nata du ¬≠chessa Sfondrati Trotti Bentivoglio. Tre fragorosi cogno ¬≠mi che divennero noti dopo la sua morte, perch√© quando la nobile signora era in vita veniva indicata semplicemen ¬≠te come contessa Crivelli, sen ¬≠za che nessuno nel paese immaginasse quanta parte di illustre sangue lombardo fos ¬≠se rifluita nelle sue vene. Alta e severa, si poteva vederla non pi√Ļ di due o tre volte l’anno passare in gramaglie per le vie del borgo col suo passo lento e stentato, il capo tentennante sopra le spalle strettissime e le mani nasco ¬≠ste dentro un manicotto. Le sue mete erano la chiesa o il cimitero, dove andava sempre accompagnata da qualche nobildonna della sua et√† che te ¬≠neva in villa per compagnia, o dalle vecchie sorelle Luini, nobili anch’esse d’antica data e quasi imparentate col borgo e col suo celebre pittore. Perla Messanon le occorreva uscire, perch√© glie l’andava a dire in casa il parroco di San Giuseppe, ogni domenica.

La sua grande villa di stile inglese, oggi scomparsa, ave ­va una torre esagonale e delle finestre a coppia dalle quali si poteva vedere tutto il lago. Davanti alla facciata il parco si sfoltiva per lasciar posto ad un prato in forte pendio sul quale i giardinieri disegna ­vano ad ogni stagione un in ­treccio di cordoni fioriti: un monogramma di vari colori o solo un motivo ornamentale, simile a un gran gioiello pen ­dente sopra un vestito verde.

Gran signora di quelle d’una volta e delle quali si √® per ¬≠duta la semenza, la contessa Crivelli mor√¨ fra il compian ¬≠to del popolo che aveva be ¬≠neficato, senza lasciare il mi ¬≠nimo margine per alcuna leg ¬≠genda o pettegolezzo. Suo marito invece, il conte Giu ¬≠seppe, morto almeno vent’anni prima di lei, un segno di estrosit√†, se non proprio di mal costume, l’aveva lasciato nella cronaca del paese. Si racconta, infatti, o meglio si raccontava una volta, che il conte, ex-colonnello di caval ¬≠leria, era stato in giovent√Ļ gran donnaiolo; malattia del ¬≠la quale non era guarito spo ¬≠sando la contessa, tanto che, venendo a stare nella gran villa dei suoi antichi, si era portato dietro un’amante che teneva dentro una casina na ¬≠scosta tra le piante di un bo ¬≠schetto, al di l√† del fiume Tresa, in territorio d’altro co ¬≠mune ma sempre sui suoi ter ¬≠reni, che si stendevano per chilometri lungo le rive del lago.

Ogni giorno, camminando sul suo, il conte si portava alla riva del Tresa, verso la foce, dove aveva fatto getta ¬≠re una passerella sopra il fiume, largo in quel punto un centinaio di metri. La pas ¬≠serella, cos√¨ leggera che non poteva reggere pi√Ļ di un uomo per volta, era comparsa da un giorno all’altro, senza che nessuno avesse visto gente all’opera sul fiume. Le donne assicuravano che era stata costrui ¬≠ta in una sola notte dal Dia ¬≠volo, interessato a favorire i peccati del conte, per portar ¬≠selo poi via a tempo giusto.

Passando sul grande ponte carraio pi√Ļ a monte, i paesani guardavano verso la foce e vedevano la sagoma della passerella, lieve come se fos ¬≠se stata di fumo, contro il ri ¬≠verbero del lago. Le donne si segnavano e gli uomini, meno disposti a veder l’opera del Diavolo in quel traliccio di assicelle e di pali, sorrideva ¬≠no sornioni e invidiavano il conte, che a sessant’anni suo ¬≠nati poteva concedersi gior ¬≠nalmente uscite di quel ge ¬≠nere.

Qualcuno affermava di aver visto, verso il tramonto, la sagoma dell’anziano signore che varcava le acque, come un equilibrista, su quel filo sospeso tra le rive. Altri so ¬≠stenevano d’aver notato, a notte alta, una luce che tra ¬≠versava il fiume: certamente la lanterna che il conte por ¬≠tava con s√© per farsi lume. Ed era facile immaginarlo, chiu ¬≠so in un pastrano militare ¬≠sco e con in testa qualche suo vecchio colbacco, a met√† passerella, quando si soffer ¬≠mava un momento per sentir fremere tutta la struttura del fragile viadotto librato sopra i gorghi.

Buon custode della sua ri ¬≠serva d’amore, il conte andava ogni giorno a controllare l’in ¬≠tegrit√† del deposito e magari a delibarne una presa, sag ¬≠giamente, da buon intenditore e da quell’uomo sano e ga ¬≠gliardo che pareva.

La contessa, nelle sue stan ¬≠ze, forse cognita dell’oltrag ¬≠gio, vegliava in preghiera. Sa ¬≠peva e taceva, come era giu ¬≠sto, e la gente del paese, sa ¬≠pendola colpita nei sentimenti e nell’orgoglio, non aveva ra ¬≠gione d’invidiarla. Perfino i poveri che da lei ricevevano la carit√†, potevano dire: ¬ęPo ¬≠vera contessa! ¬Ľ.

L’amante del conte era an ¬≠che lei, a quanto si diceva, una contessa, ma senza beni e finita in quella casina nel bosco dopo una vita avventu ¬≠rosa. Non pi√Ļ giovane, ma an ¬≠cora bella, era venuta ad at ¬≠testarsi sul fiume per tenere in vita un suo amore o forse sol ¬≠tanto perch√© non aveva altre risorse.

I ladri di legna che l’aveva ¬≠no intravista qualche volta alle finestre della sua casina e i pescatori che toccando riva all’alba presso il boschetto l’a ¬≠vevano scorta una volta o due passeggiare tra l’erba, ne par ¬≠lavano come d’una fata. Altri invece, pi√Ļ pratici del mondo o pi√Ļ addentro nelle cose, dicevano che si trattava di una donna qualunque che il con ¬≠te teneva a portata di mano solo perch√© era bene in carne e gli serviva per rifarsi del ¬≠l’austerit√† di casa sua.

*

Tutto and√≤ bene per qual ¬≠che anno, finch√© la troppa comodit√† di quel diversivo fu fatale al conte, che gi√† anzia ¬≠no e forse debole di cuore, avrebbe fatto meglio a star ¬≠sene quieto, sotto i clipei e tra le armature che riempivano stanze e corridoi della sua vil ¬≠la. Infatti, di ritorno da una delle sue visite, una notte fu colpito da un malore a met√† strada. Con l’aiuto di un guardacaccia raggiunse a ma ¬≠lapena la sua camera e riusc√¨ a stendersi nel letto; ma alla mattina un cameriere lo trov√≤ ch’era freddo. La contessa fu avvertita e accorse, dalla ca ¬≠mera dove dormiva sola, a rimirare il marito che da al ¬≠cune ore aveva varcato ben altro fiume e ben pi√Ļ arduo ponte.

Due giorni dopo, e proprio durante i solenni funerali del conte, scoppi√≤ un grande temporale e una piena im ¬≠provvisa del Tresa travolse il ponticello, quasi che il Dia ¬≠volo, compiuta la sua opera e non abbisognando pi√Ļ di quel mezzo per assicurarsi l’a ¬≠nima del peccatore, avesse di ¬≠sposto il nubifragio onde far perdere le tracce del buon la ¬≠voro che aveva fatto dalle no ¬≠stre parti. Tuttavia qualcosa rimase, perch√© ogni primavera e per molti anni, nei periodi di magra si potevano vedere un paio dei paletti di sostegno della passerella che sporgeva ¬≠no dall’acqua uno vicino al ¬≠l’altro. I timorati di Dio vi ravvisarono subito le corna del Diavolo, sprofondato nel fiu ¬≠me insieme al ponticello, mentre gli scettici non sep ¬≠pero vedervi altro che un sim ¬≠bolo delle sofferenze della contessa. Ancora oggi, qual ¬≠che volta, le due punte nere appaiono per pochi minuti sul ¬≠la lastra del fiume; ma chi le scorge pu√≤ pensare soltanto alle teste di due anguille che risalgono, incerte, la corrente.


Letto 1979 volte.
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Bart