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Monti solo una specie di ambasciatore

7 Settembre 2012

Se mi sforzo, ma tanto tanto, a Monti posso riconoscere una sola qualità, quella di saper intrattenere buone relazioni con i Paesi, tanto europei che internazionali.

L’uomo si presenta bene, sobrio, mai eccessivo e mai invadente, buon ascoltatore ed incline al compromesso. Insomma, più un expert in public relations, una specie di ambasciatore, piuttosto che un capo di governo. A lui mancano le doti essenziali per governare un Paese, e soprattutto un Paese in profonda crisi. Professore accademico, ha assimilato dagli studi solo teorie difficilmente applicabili su realtà economiche e politiche complesse quali sono diventate quelle (praticamente tutte) investite dalla globalizzazione, in cui una piccola variazione in qualunque parte del mondo, come il noto battito d’ali di una farfalla, può produrre delle conseguenze incalcolabili. La formazione montiana non è in grado di far fronte a fenomeni complessi e complicati come questi. Mentre, l’esperienza internazionale acquisita quale membro di importanti organizzazioni internazionali (incarichi avuti anche grazie a Silvio Berlusconi) lo hanno rivestito di un prestigio che va oltre le capacità personali effettive. I vari incarichi gli hanno consentito e gli consentono tutt’oggi di trattenere buoni rapporti con le maggiori autorità politiche ed economiche, e nella veste di capo del governo, con i maggiori Stati europei e mondiali. Si è creata, ossia, più una fama di buon esperto di relazioni pubbliche che di uomo del fare.

Non tragga in inganno la sua vittoria contro la Microsoft, che era questione più di interpretazioni di norme e pandette (si fa per dire) che confronto su linee di politica economica. Ciò che è diventato oggi il suo terreno di operazioni, sul quale mostra però tutti i suoi limiti e specialmente la sua astratta preparazione accademica. Iniziare il mandato governativo con l’inasprimento fiscale a carico dei consumatori, e un inasprimento di quella portata!, ha dimostrato la sua assoggettabilità ai diktat tedeschi (i quali, del resto, e non a caso, hanno suggerito il suo nome a Napolitano) e la sua scarsa presa sulla realtà, ciò che equivale ad una incapacità di saperla leggere.

Ho detto più volte che quando Monti iniziava il suo mandato riducendo la capacità degli italiani di spendere, Mario Draghi faceva in Europa un’operazione contraria, abbassando il tasso di sconto, e abbassandolo di nuovo, dopo qualche settimana, fino al record storico dello 0,75%.
Due visioni della realtà opposte e due capacità di leggerla assai diverse. Miope quella di Monti, preveggente quella di Draghi.

Anche riguardo alle qualità delle relazioni pubbliche, vi sono forti differenze, la maggiore delle quali sta nel piglio di tali relazioni. Deciso e convincente quello di Draghi, che sa attirare consensi; untuoso e mellifluo quello di Monti, che sa attirare solo rispetto per la sua disponibilità più all’ascolto e al compromesso che all’azione decisa e dirompente.

Oggi Mario Draghi serve all’Europa, a tutti gli Stati, incluso il nostro, e i tedeschi si accorgeranno presto (me lo auguro) che l’azione di Draghi alla lunga farà anche i loro interessi, costruendo un’Europa (che significa un vasto mercato) unita e forte.

I tedeschi, se dovessero decidere di uscire dall’euro – poiché la politica di Draghi annulla i loro sogni di comprarsi l’Europa con due soldi – sappiano che avvieranno il loro declino e saranno costretti ad affrontare subito dopo  una specie di terzo devastante dopoguerra.
Sono convinto che, se credono di fare la voce grossa minacciando a parole (senza averne tuttavia le intenzioni) di uscire dall’euro, troveranno Mario Draghi pronto ad assecondarli con parole del tipo: “Prego accomodatevi. Quella è la porta”. Ossia nessuna manfrina, nessun corteggiamento e nessuna implorazione a restare (come si aspetterebbero).

Di un Draghi siffatto, che sta emergendo in Europa e nel mondo, dovremo noi italiani ricordarcene quando arriverà il momento di darci una svegliata (quanto tempo dovrà passare ancora?) e mandare a casa tutta intera l’attuale classe politica che ci ha portato a vivere una condizione di povertà e di umiliazioni.


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Bart