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MPS è il lebbroso manzoniano

26 Gennaio 2013

Sembrerebbe di sì, visto che tutti coloro che lo frequentavano oggi sostengono di non conoscerlo e di non sapere nulla. Non sono lontani i tempi in cui la lebbra mieteva vittime e la si teneva lontana giacché era facile il contagio. I lebbrosi dovevano stare in luoghi chiusi, in attesa di morire (i famosi lazzaretti di manzoniana memoria), oppure, per i meno pericolosi, era consentita l’uscita a condizione che si strascicassero ai piedi un campanello che avvisasse i cittadini del loro approssimarsi.
Dalle dichiarazioni lette in questi giorni pare proprio di rivivere quei tempi.

In particolare a far la parte dello schizzinoso è il Pd, e il suo segretario Pierluigi Bersani, il quale ha avuto l’onore di essere immortalato da una riuscitissima vignetta di Giannelli sul Corriere della Sera del 25 gennaio. Ma si veda anche su “il Fatto Quotidiano”, che si diverte a scrivere:

“Pier Luigi Bersani  prende le distanze dal  Monte dei Paschi: “Il partito fa il partito, la banca fa la banca. Nessun legame”. Domani negherà di essere stato comunista e cercherà di convincerci che a Siena ha governato sempre il Movimento sociale. Fassino, invece, ha chiamato il partito e ha chiesto: “Ma non avevamo  una banca?”

Ieri, Bersani, Enrico Letta, la Finocchiaro hanno reso evidente la linea decisa dal Pd per far fronte allo scandalo del MPS, e questa linea è che il MPS è completamente autonomo dal Pd (si veda anche la lettera di Francesco Boccia, linkata al termine di questo scritto). Ma, nonostante la faccia di bronzo mostrata nel corso delle loro dichiarazioni, essi sono stati smentiti proprio dal più pesante esponente del loro partito, Massimo D’Alema, il quale ha fatto sapere che è stato il segretario del Pd di Siena a far rimuovere Mussari e Vigni dalle loro cariche, mettendo così la verità davanti alle loro bugie.

Tuttavia, c’è da scommettere che, proprio perché lo scandalo capita in campagna elettorale e rischia di far perdere molti elettori allo schieramento di centrosinistra, tanto Bersani che gli altri big del Pd continueranno a mentire sostenendo di non conoscere nessuno di quelli che hanno dato origine allo scandalo, che mi sono permesso di paragonare a quello del 1893 della Banca Romana, per le comuni e gravi implicazioni politiche. A quel tempo si dimise da capo del governo nientepopodimeno che Giovanni Giolitti. Impensabile che facciano altrettanto Bersani (segretario del Pd), o anche la senese Rosy Bindi (presidente del Pd), la quale ha dichiarato, pure lei, che non si è mai interessata alle faccende del colosso bancario.
Insomma il MPS è il lebbroso manzoniano allontanato e schifato da tutti.

Devo dire che questo atteggiamento irresponsabile e privo di ogni dignità, al cui paragone le bugie di Berlusconi diventano intrattenimento da salotti mondani, è assai più grave moralmente del buco creato da Mussari & C., ai quali si può dare la colpa di aver ricoperto un incarico di cui non sapevano niente e di essere stati strumento di altri poteri, ovviamente politici.

Il Pd ha il dovere di recitare pubblicamente il mea culpa e prima lo farà meglio è, giacché è più onesta l’ammissione della colpa, che il tentare di scaricarla su altri, di cui ci si è serviti fino a che si è potuto.
Non interessano gli elettori che si perderanno, e saranno certamente di meno se al centro il Pd tornerà a mettere quella questione morale che ha riempito l’ordine del giorno di molti suoi congressi, e forse inutilmente, ove il più grosso scandalo di questi ultimi decenni venisse metabolizzato nei modi che ha cercato di propinare D’Alema, allorché ha accreditato il Pd del merito di aver scoperto e posto fine alle oscure manovre  finanziarie del MPS.
Se questi uomini sono stati rimossi dal Pd, c’è una sola ragione plausibile che D’Alema non ha ancora avuto il coraggio di dirci: quella che il Pd sapeva esattamente ciò che stava accadendo.

Per altri coinvolgimenti, si veda qui e qui (anche video dichiarazioni di Grillo).

Ma sembra che sugli intrighi finanziari di questi ultimi anni il capitolo non sia ancora chiuso, ed anzi la pentola non sia stata ancora scoperta del tutto, se “Dagospia” si permette di fare, sulla base della lettera poco accorta apparsa ieri sull’Unità del piddino Francesco Boccia, una serie di domande compromettenti sull’operato di uomini come Ciampi, Prodi, Draghi, destinata verosimilmente a fare esplodere un altro grosso scandalo, visto che chiama in causa anche operazioni avventate dello Stato (qui), del tutto sconosciute ai cittadini.


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Bart