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MUSICA: Antonio Salieri: “Le tre burle”

11 Febbraio 2009
Note Critiche
Falstaff
ossia Le tre burle
Dramma giocoso in 2 atti
Musica del M ° Antonio Salieri
Libretto di Carlo Prospero De Franceschi.

Introduzione di Stelvio Mestrovich tratta dal libro omonimo pubblicato da OTOS edizioni Musicali  

Antonio Salieri era di statura piuttosto piccola, né grasso né magro, aveva la carnagione bruna, vivissimi gli occhi, neri i capelli. Assai ordinato, vestiva con proprietà. Non amava il gioco, beveva solo acqua, era ghiottissimo di dolci e di confetture. Di carattere eccitabile, ma riflessivo, studioso, colto, modesto anche quando gli onori potevano insuperbirlo, riconoscente a chi gli aveva fatto del bene, generoso con tutti e in specie con gli allievi poveri ( è doveroso ricordare le lezioni gratuite che ad essi impartiva, vedi Franz Schubert, e la ripartizione fra i musicisti bisognosi dell’onorario che percepiva dai ricchi), religioso, abitualmente allegro e vivace. Amava la famiglia, le bellezze della natura in presenza delle quali spesso si commuoveva, le passeggiate solitarie, la lettura dei classici. Lo vediamo fanciullo in pieno teatro, a Venezia, baciare furtivamente la manica al Maestro massese Pietro Alessandro Guglielmi. Lo vediamo maturo dare la sua protezione a Vienna al figlio di Mozart.
“Io qui sottoscritto faccio fede che il giovine Signor Wolfango Amadìo Mozart, già bravo suonatore di pianoforte, ha un talento raro per la Musica, che per perfezionarsi in quest’Arte, di cui egli fa professione, dopo aver studiato le regole del contrappunto dal Signor Albrechtsberger Maestro di Cappella di S. Stefano, ora pratico sotto di me, e che ne prognostico una riuscita non inferiore a quella del suo celebre Padre. A.Salieri, primo Maestro di Cappella della Corte Imperiale di Vienna.” Vienna ha eretto un cippo marmoreo sulla tomba del Maestro legnaghese; gli ha dedicato una strada nel Bezirk di Wahring (la Salierigasse); ha collocato un suo ritratto nel Salone del Conservatorio (Salieri fu socio fondatore dello stesso) fra i sommi musicisti. Nel maggio dell’anno 2000, grazie ad una iniziativa dello scrivente, per ricordare il 250 ° anniversario della scomparsa del grande compositore italiano, è stata posta una lapide sulla facciata della casa in Goettweihergasse n. 1 (primo distretto), dove Salieri abitò a lungo, onorando la Terra che lo ospitava, l’Italia e l’Europa tutta. Antonio Salieri ha insegnato qualcosa agli operisti italiani del suo tempo e di oggi? Sul “Corriere del Mattino” di Verona del 2 gennaio 1926 il M ° Amilcare Zanella, deplorando l’oblìo in cui era caduto il compositore legnaghese, ne enumera così i pregi :
1) Applicazione di vera musica con vera forma musicale al così calunniato melodramma.
2) Ampio respiro della melodia sviluppata con elementi ritmicamente vari (vedi Bellini, 40 anni dopo).
3) Declamazione perfetta del testo sia nella melodia che nel recitativo melodico, e nessun minimo disaccordo o sacrificio tra Euterpe e Polimnia.
4) E neanche ‘rumori’, come Wagner chiamava l’insistenza inutile delle interminabili cadenze tonali.
5) Sorprese verso la fine, da farci pensare ad una specie di futurismo settecentesco.
6) Meravigliosa teatralità tragica e musicale nel finale dell’atto quarto.
7) Ricchezza di idee musicali. Salieri sciala e la sua borsa è sempre piena. Un esempio: l’atto quarto de ‘Les Danaides’ si apre con un tema (andante agitato) che, se si esegue con molto colorito ed espressione, ha tale forza iniziale che basterebbe da solo a formare lo sfondo psicologico-musicale di tutta la scena. Noi moderni l’avremmo sfruttato, eccome! Beethoven poi ne avrebbe fatto una ouverture intera! Salieri, invece, la butta là e poi … parla d’altro.
E Zanella prosegue:
” Fra i peli del pennello che adoperò Beethoven 30 anni dopo per creare la settima sinfonia, è rimasto un tema di Salieri di dolcezza pastorale. E questo è più che sufficiente per giustificare il risveglio salieriano del momento presente, che ormai riconosce in Antonio Salieri un grande Maestro degno di essere onorato. I compositori che vennero dopo avrebbero avuto torto e i loro sonni sarebbero stati disturbati dal più lacerante rimorso, se non avessero riconosciuto il valore di un compositore come Salieri. Essi bene sapevano che egli a tutti fu utile, con tutti si prodigò, e in compenso gli autori lo amarono di grande, sviscerato amore e finirono col … saccheggiare la sua musica.” Vengono da Angiari i Salieri di Legnago.
Non è questa una novità, perché la notizia era già stata divulgata da Don Cirillo Boscagin nella sua “Storia di Legnago” del 1966, in seguito alle ricerche da lui compiute sulla famiglia del musicista. Antonio senior, ricco commerciante, si sposò la prima volta il 13 giugno 1723, giorno dedicato al suo patrono S. Antonio da Padova, con la diciassettenne Elisabetta Bonanome di benestante famiglia. La cerimonia ebbe luogo nella pieve di S.Martino di Legnago, ma il giorno seguente, a palese dimostrazione del tenace attaccamento di Antonio senior verso il paese natìo, il rito fu ripetuto nell’antica parrocchiale di S.Michele in Angiari. Nacquero 5 figli, nessuno superò i primi anni di vita, ad eccezione di Massimiliana che raggiunse i sessanta anni.
Il secondo matrimonio fu celebrato nel 1740, appena quaranta giorni dopo la morte della prima moglie. La sposa, Anna Maria Scacchi, aveva 17 anni contro i 38 di Antonio senior. Fosse che lui si era troppo presto consolato, fosse anche per la disparità di età, su particolare concessione del vescovo di Verona, monsignor Giovanni Bragadino, a quel tempo in visita pastorale a Legnago, non vennero fatte le regolari pubblicazioni e, inoltre, dietro permesso dell’arciprete di Legnago, la cerimonia nuziale fu celebrata nella chiesa di Vigo, un paese distante due chilometri da Legnago e da questi sponsali nacquero – nel giro di undici anni – addirittura nove figli, quasi uno all’anno e, tra essi, Antonio, il musicista insigne, venuto alla luce il 18 agosto ( e non il 19) dell’anno 1750.
Il primo figlio della coppia, Francesco Antonio, nacque il 7 maggio 1741. Nominato organista in S.Martino di Legnago (aveva frequentato a Padova la scuola di Giuseppe Tartini), resse l’incarico sino ad età avanzata. Muore a 86 anni – nel 1826 – in una casa d’affitto al n. 17 di Borgo Grande di Legnago, in miserrime condizioni. I Salieri erano assidui devoti del Santo di Padova e del Santo di Assisi, lo si deduce pure dalla ricorrente onomastica di numerosi membri della famiglia (oltre a Francesco, ci sono tre figli col nome di Antonio, due Francesco Antonio, due Antonio Vincenzo e un Pietro Francesco). Quest’ultimo indossò il saio francescano, molti dei fratelli si fecero seppellire nella chiesa del convento legnaghese, dal che si evince che i legami della famiglia Salieri con i francescani erano assai stretti e la conseguente facilità d’ingresso di Francesco alla scuola di Tartini. Francesco Antonio usufruì degli insegnamenti del Maestro istriano, da cui apprese l’arte del violino, che trasmise, con la teoria musicale e la pratica violinistica, al fratello Antonio. Entrambi, però, dovettero seguire gli insegnamenti dell’esperto organista emiliano Giuseppe Simoni, già allievo del famoso Padre Martini di Bologna, per apprendere a suonare gli strumenti a tastiera come il clavicembalo, il fortepiano e l’organo. Sono gli anni in cui avviene il lento, ma inesorabile declino finanziario della famiglia Salieri. Prima la perdita delle sostanze economiche, quindi della stessa vita, prima quella di Anna Maria – 23 febbraio 1763 dopo dieci mesi di malattia -, successivamente quella di Antonio senior, che morì ad Angiari il 28 novembre dell’anno 1764. Antonio Salieri senior, negoziante, nell’estremo tentativo di raddrizzare la barca in procinto di affondare, si era dato a speculazioni grandi e pericolose, che finirono col fargli perdere le sostanze residue. In più, alcuni soci in affari, a causa della loro infedeltà, lo rovinarono del tutto. La famiglia precipitò nella miseria più nera. Gli otto figli rimasti furono costretti a cercarsi da sé il proprio sostentamento, cioè dovettero procurarsi un lavoro col cui ricavato poter vivere. Francesco Antonio mise a frutto la conoscenza della musica e del violino per impartire lezioni ed eseguire occasionali concerti. Nel 1765 sposò la legnaghese Barbara Giulia Danieletti, da cui avrà ben dieci figli. Due anni dopo, trovò una sistemazione definitiva ed adeguata nella chiesa di S.Martino di Legnago come organista titolare. Ma non dimenticò mai Angiari, il paese delle origini familiari, recandovisi per suonare il violino e l’organo nelle occasioni delle festività religiose. Rimasto vedovo nel 1787, si risposò con Marianna Biscola, originaria di Lendinara, il 4 marzo 1789, che gli generò altri sei figli. Da menzionare Antonio, un bravo violinista, ma soprattutto Girolamo, che seguì a Vienna le lezioni del celebre zio Antonio, e che divenne un valente suonatore di clarinetto. E pure compositore. Il 7 maggio 2003 il M ° Enrico De Mori ha eseguito di Girolamo,al teatro Salieri di Legnago, il “Concerto per clarinetto”, in prima assoluta. Si tratta di un prezioso manoscritto custodito presso l’Istituto Musicale ‘Benedetto Marcello’ di Venezia.
E Antonio?
Il giovinetto ricorse al fratello monaco a Padova, il quale gli procurò la protezione del conte Giovanni Mocenigo, veneziano, già amico di suo padre. Egli lo condusse a Venezia e gli fece frequentare come cantore (Antonio era dotato di una bella voce di soprano) la Cappella della Basilica di San Marco. Studiò il basso continuo con Giovanni Pascetti e canto con Ferdinando Pacini. Il soggiorno veneziano durò appena tre mesi. Morto Pascetti, il tenore Pacini, che pure alloggiava in casa Mocenigo, lo presentò all’imperial-regio compositore della Corte di Vienna, Floriano Leopoldo Gasmann, venuto a Venezia per metter in scena un’opera su testo del Metastasio, l’Achille in Sciro. Questi lo prese a ben volere, ne intuì le doti geniali, e lo condusse con sé a Vienna per istruirlo ed avviarlo alla composizione. Antonio Salieri mise piede nella capitale asburgica il 16 giugno dell’anno 1766.
Ecco come egli ricorda questa circostanza:
“Il giorno dopo il mio arrivo alla capitale, il mio Maestro mi condusse a pregare nella Chiesa Italiana, la Minoritenkirche. Ritornato a casa, paternamente mi disse: ‘Ho pensato di incominciare la tua educazione musicale con Dio; da te dipenderà se essa avrà esito buono o cattivo; in ogni caso io avrò fatto il mio dovere.’ Simili uomini sono rari! Io gli promisi riconoscenza eterna per tutto ciò che avrebbe fatto per me,e, Dio sia lodato, posso vantarmi di avergliela onestamente addimostrata fino a che visse e, dopo la sua morte, alla sua famiglia.” Le figlie di Gasmann, Maria Anna e Maria Teresa, rimaste orfane e sole ancora giovinette, furono raccolte amorosamente da Salieri, il quale le fece educare e come sue figlie le accasò per bene. A Vienna Salieri abitò in casa Gasmann ( che allora era scapolo ) nella Wasserkunstbastey. Ebbe i seguenti maestri, oltre all’istruttore che gli insegnò il tedesco e il francese: Don Pietro Tommasi per le lezioni di latino e di poesia italiana; Il maestro boemo Kerkunft per l’armonia, per la lettura degli spartiti, per lo studio del violino; lo stesso Gasmann per il contrappunto e per la composizione. Salieri, presentato all’Imperatore Giuseppe II e guadagnatene le simpatie, ebbe da questi in regalo ogni capo d’anno 80 ducati, somma non indifferente a quei tempi, che Antonio, per concorrere al proprio mantenimento, consegnava sempre a Gasmann. Salieri potè conoscere ed avvicinare musicisti e poeti e frequentarne le riunioni. Praticò molto Pietro Trapassi, il Metastasio, specie nei trattenimenti in casa Martinez, dove egli abitava e riceveva personalità ed artisti. Ne trasse la seguente convinzione: ” Ciò mi ha giovato come eccellente scuola di declamazione, la quale è indispensabile a chi vuole diventare compositore di canto.”

Una frase simile la scrisse pure Beethoven:
” Per ben comporre, la cosa più utile è quella di declamare a se stesso la poesia, come farebbe un attore intelligente.” Salieri compose di nascosto alcune cantate ad una voce sola con accompagnamento, una piccola Messa, una Salve Regina, un Offertorio a piena orchestra, pezzi per strumenti a fiato, arie, duetti, terzetti e balletti per il teatro. In seguito vennero da lui stesso distrutti o modificati. Egli non sapeva capacitarsi come nei teatri di allora vi fossero cantanti, anche celebri, che conoscevano poco o affatto la musica. Salieri fondò una scuola di canto, scrisse metodi pregevolissimi e divenne uno dei più celebrati maestri di canto (vedi la Cavalieri). Dato che maestri e cantanti, un giorno, protestavano per un vecchio clavicembalo che non teneva più l’accordatura, Salieri pensò di farla finita: rimasto solo, aprì il coperchio, salì su una sedia, spiccò un salto e piombò sul povero strumento, sfondandone la cassa armonica. Poi se ne andò per i fatti suoi. L’impresario, seppure a malincuore, fu costretto ad acquistare un nuovo clavicembalo. Il 20 gennaio 1774, morì Gasmann. Giuseppe II, riconoscendo in Salieri i meriti necessari, lo nominò suo ‘Compositore da Camera’. Il posto di Kapellmeister fu assegnato al M ° Giuseppe Bonno. ” Nel 1775 – scrisse salieri – conobbi l’angelo che Dio mi destinò per moglie. ” In un Collegio, dove egli andava a fare lezioni, conobbe la signorina Teresa von Helfersdorfer, una nobile diciottenne, di famiglia agiata, orfana di madre, che già lo conosceva di fama. Dal matrimonio nacquero un figlio e sette figliole (per buona pace di Milos Forman e di Peter Shaffer che in ‘Amadeus’ – tempio di ripetute sciocchezze – vollero Salieri vittima di un voto di castità! ) Amico ed ammiratore di Gluck, il maestro legnaghese ne abbracciò le teorie, dandone brillante prova nell’Oratorio “La Passione di Gesù Cristo”, scritto alla fine del 1776 per i concerti che si tenevano ogni anno a favore dell’Istituto Pensioni delle vedove ed orfani dei musicisti viennesi.
La notorietà di Salieri si allargò anche fuori Vienna.
Invitato in Patria, egli ottenne il permesso dall’Imperatore di allontanarsi da Vienna per un anno. Il 3 agosto 1778 inaugurò a Milano con l’Europa riconosciuta, opera seria in due atti, libretto di Mattia Verazzi, il nuovo Regio Ducale Teatro (Teatro alla Scala). Cantarono i migliori artisti dell’epoca: le signore Calducci e Danzi e i famosi Pacchierotti e Rubinelli. Dopo i successi ottenuti con ‘Axur, Re d’Ormus’, ‘Les Danaides’, ‘La grotta di Trofonio’, e altri, Salieri compose nel 1798 il ‘Falstaff, ossia le tre burle’, vicenda tratta dalla celebre commedia di Shakespeare ‘Le allegre comari di Windsor’, libretto di Carlo Prospero de Franceschi (che per lui scriverà anche l’opera comica in due atti “Angiolina, ossia il matrimonio per sussurro” e “Cesare in Farmacusa”.)
Il ‘Falstaff’ fu applaudito ovunque.
La sinfonia è vivace, composta con parecchi mutamenti ed alternative. La seconda aria di ‘Master Ford’, un grazioso scherzo musicale, fu sempre bissata. Beethoven dette a Salieri, suo maestro dopo Andrea Luchesi a Bonn, una pubblica prova di stima e di affetto, dedicandogli tre Sonate per pianoforte e violino opera 12. Pubblicò anche delle ‘variazioni’ sopra un tema del ‘Falstaff’. Questa bellissima opera, che anticipa Verdi e che Verdi non trascurò di studiare attentamente, è stata riproposta nel 1995 dall’ungherese Tamas Pal con Gregor Jozsef (Sir Falstaff), Zempleni Maria (Mistress Ford), Gulyas Dénes (Master Ford), Gati Istvan (Master Slender), Panczél Eva (Mistress Slender).
Nel 1804 Salieri compose un grandioso ‘Picciolo Requiem’, che destinò a se stesso e che più tardi venne eseguito appunto in suo suffragio.
Dal 1805 al 1816 poco si sa dell’attività svolta dal Maestro.
E’ certo che venne una seconda volta in Italia e nel marzo 1807 si recò a Legnago, forse per rivedere i suoi parenti. Il 16 giugno 1816 venne solennemente festeggiato il suo giubileo musicale. Alle ore 10 una carrozza di Corte lo portò a Palazzo, dove fu festeggiato da tutto il personale della Cappella. Gli fu consegnata la Grande Medaglia d’Oro all’Onor Civile con catena d’oro, che l’Imperatore stesso gli aveva assegnato per l’occasione. Né seconda volle essere Parigi. Salieri fu decorato della Reale Legione d’Onore che Re Luigi XVIII gli aveva decretata. E la Svezia lo fece membro della Reale Accademia di Stoccolma. Il freddo intenso ed asciutto del gennaio 1823 fu vantaggioso alla sua salute, ma l’aspra primavera del 1823 lo abbatté di nuovo. Nell’agosto andò a Baden per una cura di bagni solforosi, riportando un lieve miglioramento e continuò la cura a Vienna, ma nell’ottobre la debolezza ritornò ed aumentò paralizzandogli le gambe. Le ultime parole, appena leggibili, ch’egli scrisse nel suo diario, furono: ” Gennaio 1824, Dio Santissimo! Misericordia di me! ”
Il posto di Salieri, collocato in pensione, fu dato al compositore Giuseppe Eybler, vice Mestro di Cappella di Corte. Il 7 maggio dell’anno 1825, fra il compianto di una moltitudine di ammiratori e di discepoli, muore serenamente, in pace con Dio e con gli uomini. Il suo funerale riuscì una vera apoteosi e fu un largo tributo di affetti. Io difendo il compositore, il genio, il galantuomo Antonio Salieri.
Egli va ricollocato in primissimo piano : tra i grandi del 700. Anche se la diffamazione stenta a perire.
Come dice il proverbio:
“Calunnia, calunnia, che a tirar dell’acqua, al muro sempre se n’attacca.”


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5 Comments

  1. Commento by rodolfo — 15 Febbraio 2009 @ 19:46

    Interessante ricordare tante cose su Salieri! La ripresa della sua Opera “L’Europa riconosciuta” alla scala di Milano è stato un omaggio molto importante. Tuttavia si potrebbero riproporre ancora in Italia tante altre sue opere. Purtroppo molti ottimi compositori, anche recenti cadono nell’oblio (Catalani, Ponchielli, Cilea,ecc). Sembra proprio che tutti vogliano addensarsi attorno a pochi nomi..sino alla noia !!

  2. Commento by Gianna Ferrari De Salvo — 1 Marzo 2009 @ 23:31

    Altre notizie sulla famiglia di Antonio Salieri, frutto di ricerche presso l’Archivio di Stato di Verona, in “Genealogia della famiglia Salieri” (Quaderni della Bassa Veronese, n. 2, ed. La Grafica 2008, pp. 153-164).

  3. Commento by Stelvio — 18 Febbraio 2010 @ 09:14

    Vorrei rispondere all’amico Rodolfo.
    Mi chiamo Stelvio Mestrovich (studioso non solo di Salieri, ma anche di Gazzaniga, Traetta, Anfossi, Sarti, Fischietti et varia) e di recente è uscito il mio libro “Vita e opere dei compositori dimenticati dal 1600 al 1900” Vol. 1, editore Carabba, il cui scopo è proprio quello, con linguaggio semplice e non tecnico, di fare conoscere ai più quei compositori, tutti famosissimi durante la loro vita artistica, e poi finiti nel fiume Lete, per colpa di critici disgraziati e incompetenti.
    Per Gianna: grazie del consiglio.
    Un caro saluto.
    Stelvio Mestrovich

  4. Commento by gianna Ferrari De Salvo — 13 Marzo 2013 @ 23:11

    A  Legnago (VR) si stanno attivando per la traslazione in Patria dei resti mortali del musicista Salieri. Dalla documentazione   depositata presso l’Archivio di Stato di Verona si evince che già all’inizio degli anni Trenta del secolo scorso alcuni legnaghesi si erano mobilitati a tale scopo. Tra il 1938 e il 1940 la corrispondenza con la Presidenza del Consiglio dei Ministri si fece più insistente prendendo spunto dalle parole del Duce che, parlando degli italiani che avevano imposto la loro Arte all’estero, aveva citato fra gli altri anche Antonio Salieri (cfr. “Il Corriere della sera” del 14-2-1935). Tra le molteplici suppliche risaltano le lettere del deputato legnaghese Valerio Valeri inoltrate al prefetto Guido Letta. Valeri ricordava   che a Legnago si stava lottando da dieci anni per «questa battaglia di autarchia spirituale » e aggiungeva: «che cosa non fu fatto per lo Spontini e per il Paganini che, pur essendo stati grandi musicisti, sono inferiori al Salieri? » […] mentre «resta il fatto indiscusso che egli [Salieri] sostenne nella seconda metà del Settecento il primato musicale nel mondo”.

                          Veniva rammentato che Salieri fu tra i più grandi musicisti mondiali tra il 1750 e il 1800 e che «compose ben 47 opere, di oratori, di cantate, di musica da camera varia, quartetti, concerti e sinfonie ».   Seguivano giudizi appassionati sul lavoro del grande artista da parte di esponenti musicali dell’epoca: Domenico Alaleona (Conservatorio di Santa Cecilia di Roma); Primo Ricitelli (Roma); Amilcare Zanella (Liceo musicale di Pesaro); Renzo Bossi di Milano; Arnaldo Bonaventura (Conservatorio musicale di Firenze); Francesco Balilla   Pratella. Franco Alfano (Liceo musicale di Torino) rimarcava che «l’oblio di Antonio Salieri è una delle tante ingiustizie degli uomini ».

                          In altra lettera (9-12-1939), su carta intestata «Camera dei Fasci e delle Corporazioni », Valeri illustrava al prefetto di Verona che riteneva opportuno, dato il valore e l’importanza storica ed artistica di Salieri, tracciare uno schema di massima delle onoranze da rendere al grande maestro. Chiedeva la partecipazione delle più alte cariche dello Stato: Ciano, Bottai, Pavolini; degli accademici Mascagni, Giordano, Cilea, Perosi e di tutta l’alta schiera di senatori   e consiglieri nazionali veronesi. A margine della lettera vi è il commento, segnato con matita rossa: «troppa roba! ».

                          Con interessamento della Casa di S.A.R. la Principessa di Piemonte, nel 1940 si rinnovava la richiesta di traslazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nel gennaio di quell’anno ci fu un altro scambio di lettere tra il prefetto di Verona e la Presidenza del   Consiglio dei Ministri onde cercare un accordo sul cerimoniale. A causa delle ingenti spese, il cui ammontare avrebbe dovuto   aggirarsi intorno a 500.000 lire, si voleva realizzare la manifestazione solo in ambito provinciale. Lire 100.000 erano state accantonate dal Comune di Legnago, mentre altre 55.000 si sarebbero potute ricavare dalla vendita di un immobile di proprietà del Comune stesso. Il comitato sperava di poter ottenere alcuni contributi dai Ministeri interessati, dall’Accademia d’Italia, dall’Amministrazione Provinciale, dal Comune di Verona e dagli Istituti di Credito della Provincia, auspicando che il comitato potesse allargarsi onde trovare più importanti risorse economiche. Mario Guidi, presidente dell’Unione provinciale della Confederazione professionisti ed artisti, pensava di completare la costruzione di un teatro intitolato al Salieri, di raccogliere tutti i documenti e autografi storici e musicali del maestro pubblicandone alcuni, di erigere un degno monumento che dovrà accogliere le spoglie del musicista. La notizia ebbe grande risalto sui giornali e alla radio nazionale.

     

  5. Commento by gianna Ferrari De Salvo — 13 Marzo 2013 @ 23:13

    Mi riferisco al fattoche a Legnago si stanno attivando per la traslazione in Patria dei resti mortali del musicista Salieri. Dalla documentazione   depositata presso l’Archivio di Stato di Verona si evince che già all’inizio degli anni Trenta del secolo scorso alcuni legnaghesi si erano mobilitati a tale scopo. Tra il 1938 e il 1940 la corrispondenza con la Presidenza del Consiglio dei Ministri si fece più insistente prendendo spunto dalle parole del Duce che, parlando degli italiani che avevano imposto la loro Arte all’estero, aveva citato fra gli altri anche Antonio Salieri (cfr. “Il Corriere della sera” del 14-2-1935). Tra le molteplici suppliche risaltano le lettere del deputato legnaghese Valerio Valeri inoltrate al prefetto Guido Letta. Valeri ricordava   che a Legnago si stava lottando da dieci anni per «questa battaglia di autarchia spirituale » e aggiungeva: «che cosa non fu fatto per lo Spontini e per il Paganini che, pur essendo stati grandi musicisti, sono inferiori al Salieri? » […] mentre «resta il fatto indiscusso che egli [Salieri] sostenne nella seconda metà del Settecento il primato musicale nel mondo”.

                          Veniva rammentato che Salieri fu tra i più grandi musicisti mondiali tra il 1750 e il 1800 e che «compose ben 47 opere, di oratori, di cantate, di musica da camera varia, quartetti, concerti e sinfonie ».   Seguivano giudizi appassionati sul lavoro del grande artista da parte di esponenti musicali dell’epoca: Domenico Alaleona (Conservatorio di Santa Cecilia di Roma); Primo Ricitelli (Roma); Amilcare Zanella (Liceo musicale di Pesaro); Renzo Bossi di Milano; Arnaldo Bonaventura (Conservatorio musicale di Firenze); Francesco Balilla   Pratella. Franco Alfano (Liceo musicale di Torino) rimarcava che «l’oblio di Antonio Salieri è una delle tante ingiustizie degli uomini ».

                          In altra lettera (9-12-1939), su carta intestata «Camera dei Fasci e delle Corporazioni », Valeri illustrava al prefetto di Verona che riteneva opportuno, dato il valore e l’importanza storica ed artistica di Salieri, tracciare uno schema di massima delle onoranze da rendere al grande maestro. Chiedeva la partecipazione delle più alte cariche dello Stato: Ciano, Bottai, Pavolini; degli accademici Mascagni, Giordano, Cilea, Perosi e di tutta l’alta schiera di senatori   e consiglieri nazionali veronesi. A margine della lettera vi è il commento, segnato con matita rossa: «troppa roba! ».

                          Con interessamento della Casa di S.A.R. la Principessa di Piemonte, nel 1940 si rinnovava la richiesta di traslazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nel gennaio di quell’anno ci fu un altro scambio di lettere tra il prefetto di Verona e la Presidenza del   Consiglio dei Ministri onde cercare un accordo sul cerimoniale. A causa delle ingenti spese, il cui ammontare avrebbe dovuto   aggirarsi intorno a 500.000 lire, si voleva realizzare la manifestazione solo in ambito provinciale. Lire 100.000 erano state accantonate dal Comune di Legnago, mentre altre 55.000 si sarebbero potute ricavare dalla vendita di un immobile di proprietà del Comune stesso. Il comitato sperava di poter ottenere alcuni contributi dai Ministeri interessati, dall’Accademia d’Italia, dall’Amministrazione Provinciale, dal Comune di Verona e dagli Istituti di Credito della Provincia, auspicando che il comitato potesse allargarsi onde trovare più importanti risorse economiche. Mario Guidi, presidente dell’Unione provinciale della Confederazione professionisti ed artisti, pensava di completare la costruzione di un teatro intitolato al Salieri, di raccogliere tutti i documenti e autografi storici e musicali del maestro pubblicandone alcuni, di erigere un degno monumento che dovrà accogliere le spoglie del musicista. La notizia ebbe grande risalto sui giornali e alla radio nazionale.

     

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