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Napolitano deve intervenire su Fini

1 Giugno 2010

Non solo Fini, presidente delle Camera, interviene a gamba tesa sul Pdl cercando di dettarne le linee politiche, ma ora si permette di criticare i lavori del Senato. Bene ha fatto il presidente di quel ramo del parlamento, Renato Schifani, a ricordare a Fini i suoi limiti. Costui ormai naviga a vista e tanto mai è infatuato del potere che non ragiona più.  

Dove si muove fa danni di portata istituzionale. I soli a spalleggiarlo sono gli uomini dell’opposizione, segno che il cofondatore del Pdl fa il loro gioco. Lo stanno usando e il vanitoso e ambizioso politicante è cotto e stracotto dalle lusinghe e non si avvede dei danni che reca, non solo al suo partito, ma alle Istituzioni, che è faccenda assai grave, alla quale dovrebbe essere particolarmente sensibile anche l’opposizione. Quando si valicano i propri confini, si creano dei pericolosi precedenti, e la democrazia barcolla. Abbiamo già l’esempio di certa magistratura politicizzata, che ormai non riusciamo più a controllare.  

Ma è soprattutto dovere del capo dello Stato richiamare all’ordine e al rispetto della Costituzione il presidente della Camera.  

Il suo prolungato silenzio significherebbe che anche a Napolitano fa gioco l’impazzimento istituzionale. Non voglio credere che Napolitano non stia pensando alla gravità del suo silenzio. Non è necessario che si pronunci con una condanna pubblica. Non ci interessa. Ma deve chiamare almeno in via riservata Fini e fargli capire che non può continuare a calpestare le regole istituzionali.  

Si è detto altre volte che Fini ambisce a ricoprire la massima carica dello Stato, e ieri con le sue esternazioni fuori misura ha mostrato di credersi libero da ogni vincolo. Addirittura ha esplicitamente detto, in risposta alla replica di Schifani, che non è sua intenzione di rinunciare a fare politica essendo il cofondatore del Pdl. Una dichiarazione più arrogante di questa non dovrebbe passare sotto silenzio del capo dello Stato. Quella di Fini è una progressione inquietante. Lasciandolo continuare su questa strada la tracimazione diverrà incontenibile. Fini, ricordiamocelo, è uomo che è nato e cresciuto fascista, e questo vorrà pur dire qualcosa. E oggi non è un parlamentare qualsiasi. È il presidente della Camera, la terza carica dello Stato.  

Confesso, visti i suoi precedenti, che mi mette da tempo a disagio anche questo suo vagare per le scuole e per le università a dare lezioni sulla nostra Costituzione. Un uomo che ha passato la maggior parte della sua vita politica fuori dall’arco costituzionale, è diventato, con il consenso di tutti, l’educatore dei nostri giovani. Non credo che sia all’altezza di farlo, e non sono così sicuro che glielo si debba lasciar fare a cuor leggero.  Fini dovrebbe limitarsi allo Statuto Albertino.  

Non ho mai creduto alla conversione di Fini e non ho alcun desiderio di ascoltare una lezione sulla democrazia da parte del delfino di Almirante.  

Ciò che sta accadendo in questi giorni in Parlamento e tra le Istituzioni crea sgomento.
Sembra che i nostri governanti siano stati ammessi a svolgere incarichi pubblici con il sei politico che si assegnava a tutti negli anni ’70. Non vi è alcuna preparazione e vi è molta ignoranza. E vi è anche mancanza di rispetto nei confronti degli elettori.  

I quali si stanno rendendo conto, a causa dei voltagabbana come Fini, che nel nostro Paese non è più sufficiente dare la maggioranza in Parlamento ad una coalizione. Si resta meravigliati ed interdetti che per esempio il ddl sulle intercettazioni non riesca a fare un passo avanti, e siamo solo all’inizio di una strada già lunga e faticosa di per sé.  

Oggi per riuscire a far governare il nostro Paese non è più sufficiente consegnare al vincitore la maggioranza, ma occorre affidargli almeno il 75% dei seggi. E non basta, se spuntano fuori tanti nuovi Fini.  

Siamo diventati un Paese ridicolo. Dire deludente sarebbe un complimento. Se Napolitano lascia che la terza carica dello Stato si comporti come sta facendo: come capopopolo, educatore degli italiani, capo corrente, sindaco revisore di ogni altra Istituzione, precipiteremo presto nell’anarchia. Già la stampa si crede titolare di una libertà assoluta, ciò che non esiste in nessuno altro Paese dove i giornalisti si sentono impegnati a rispettare la deontologia professionale, già certa magistratura si crede autorizzata dalla Divina Provvidenza a dettare i ritmi e le scelte della nostra democrazia. Già il Csm, presieduto – lo si rammenti – dal capo dello Stato – è un organo vuoto che assolve soltanto al compito di proteggere la casta. E poi? Cos’altro dobbiamo attenderci?  

A che serve esercitare il diritto di voto, se le Istituzioni si mettono di traverso, tracimando oltre le loro competenze, ed impediscono ad una maggioranza di governare come le è stato richiesto dagli elettori?  

Pochi riescono a vedere ciò che sta accadendo, e pochi si rendono conto che il mancato rispetto degli elettori non è più tollerabile come una volta. Gli elettori intendono essere rispettati, e vogliono vedere smascherati i manutengoli, gli ipocriti, i voltagabbana e gli eversori della democrazia. Perché tali sono tutti coloro che si fanno beffe del voto dei cittadini.  

Rinnovo l’invito a Berlusconi di presentarsi in tv e dire agli italiani che cosa sta succedendo. Fare nomi e cognomi di coloro che gli impediscono di rinnovare lo Stato.
È il presidente del Consiglio, e se non riesce a governare deve chiedere l’aiuto dei cittadini che lo hanno votato.


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1 commento

  1. Commento by Mario Di Monaco — 1 Giugno 2010 @ 11:34

    L’avvilente commedia che sta andando in scena in Parlamento per il varo del ddl sulle intercettazioni telefoniche da il segno dello stato di degrado delle nostre istituzioni.

    Un governo che pur godendo di una larga maggioranza non è in grado di intervenire sulle legittime istanze dei cittadini che chiedono da tempo di limitare gli abusi di una gogna mediatica che causa gravi lesioni dei diritti di persone innocenti, dimostra più che mai che il paese è ormai allo sbando e che non è più possibile differire le riforme indispensabili a  ripristinare un’efficiente governabilità del nostro paese.

    Il caos istituzionale e sociale che affligge l’Italia è anche la conseguenza della reazione ancora viva alle gravi sofferenze inferte alle libertà dei cittadini durante il ventennio fascista che ha favorito una certa attrazione verso forme di anarchia intolleranti ad ogni regola che ponga limiti ai diritti.

    Se una tale aspirazione può essere compresa ed in qualche modo giustificata, non può assolutamente essere  tollerato l’altro male che condiziona la realizzazione dell’agognato progetto di un paese normale: il degrado dell’etica e della morale.

    Mi riferisco, ad esempio, alla degenerazione del modo di concepire l’impegno politico, rivolto più al soddisfacimento del proprio tornaconto  personale piuttosto che all’interesse del paese,  all’uso strumentale della lotta alla mafia per combattere l’avversario politico o alla prassi consolidata di tacciare di fascista chiunque esprima riprovazione nei confronti di chi non rispetta le regole che presidiano la civile convivenza.

    Al nostro paese è accaduto, per un certo verso, quello che può succedere al figlio che per anni viene recluso in casa   e sottoposto dai genitori ad una ferrea disciplina. Il più delle volte, quando finalmente raggiunge la libertà, diventa per reazione un delinquente.

    Tutto questo per dire che la situazione è preoccupante e che il governo, pur con la sua larga maggioranza, non è in grado di porvi rimedio. Se ne potrà uscire solo con il concorso necessario e responsabile di tutti i partiti e dei cittadini al di là di ogni fede politica ed interesse di parte, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo.

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