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Napolitano e i profughi

8 Giugno 2011

L’altro giorno sul Corriere comparve la lettera con cui Napolitano condivideva le preoccupazioni espresse da Claudio Magris in un articolo di sabato scorso.

In sostanza il presidente della Repubblica scrive: sono troppi i profughi che, fuggendo dalla guerra, trovano la morte nelle acque del Mediterraneo tra un’indifferenza crescente e preoccupante. L’assuefazione alle tragedie che si susseguono hanno fatto sì che perfino i media non ne scrivano più con la frequenza dei primi tempi. Si lascia correre e ci si dedica ad altro.

Dispiace anche a me che accadano tragedie simili. Esseri umani, intere famiglie, per ragioni varie, lasciano il proprio Paese in cerca di una vita migliore. Però Napolitano non deve dimenticare che è stato lui, insieme ad altri, ma soprattutto lui a sponsorizzare l’ingresso dell’Italia in guerra, dopo che Berlusconi aveva espresso qualche perplessità, subito aggredito dall’opposizione.

Ora siamo anche noi in guerra, e dobbiamo prendere atto che la guerra di Libia non è diversa da tutte quelle che scoppiano e sono scoppiate nel mondo. Non ci sono guerre diverse dalle altre. Cambia solo la massa dei popoli coinvolti. E se i morti non saranno milioni come nell’ultima guerra mondiale, ma solo qualche centinaio, io non vedo una grande differenza. La responsabilità di ogni morte va in capo a chi ha provocato la guerra. Anche se i morti sono poche centinaia.

Nel numero dei morti a causa della guerra vanno annoverati, eccome, anche i profughi che annegano in mare. Di essi chi in casa nostra ha voluto la guerra, non può che sentirsene fortemente responsabile.

Si dà il caso, inoltre, che questa contro Gheddafi è una guerra che è già andata oltre le previsioni, e se Gheddafi è quel combattente che immagino (di cui ho già scritto), venderà cara la pelle. Del resto, non lo manda a dire, lo proclama direttamente e non per interposta persona.

Tanti sono gli errori che stiamo facendo.

Ieri sul Legno Storto ho potuto vedere e ascoltare il terribile video in cui dei ragazzini, guidati da una coppia di adulti, cantano delle porcherie contro Berlusconi, senza alcun rispetto per le Istituzioni, visto che Berlusconi è il presidente del Consiglio.

La Boccassini, per molto meno, ha messo sotto processo il premier perché sostiene (tutto da provare) che sia andato a letto con una minorenne (Ruby).

Ma contro questi adulti che mettono in bocca a dei minorenni delle parole sporche e diseducative contro le Istituzioni, nessuno dei pm alla Boccassini si sente in dovere di indagare?

Sono convinto che se in questa canzone invece che il nome di Berlusconi ci fosse stato quello di Napolitano, sarebbe saltata in Italia la Santa Barbara, appiccata dall’opposizione, che invece tace di fronte a questo scandalo, che mi pare abbia tutti gli estremi di reato, consumato da adulti nei confronti di minorenni.

Adulti che nel filmato si vedono molto bene e quindi potrebbero facilmente essere rintracciati e interrogati.

Qualche tempo fa scrissi che difficilmente due teste d’uovo come Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro potevano reggere insieme il quotidiano Libero. Così infatti è stato e sembra che Feltri torni al Giornale, non come direttore o condirettore responsabile, bensì come editorialista.

Mi domando quale eminente intelligenza abbia potuto partorire l’idea che i due non fossero come i classici due galli nel pollaio.

Una parola circa l’articolo di Panebianco sul bipolarismo. Un sostenitore quale io sono del bipolarismo non può che concordare con Panebianco sui pericoli che l’Italia corre se si dovesse tornare al proporzionale. È un’esperienza negativa che abbiamo già vissuto. Non è servito a niente? Parrebbe di no.

Difendiamolo il bipolarismo e battiamoci contro il ritorno del proporzionale che vorrebbe dire il ritorno ai riti e ai vizi della prima Repubblica.

Immaginatevi voi quale proporzionale potrebbe uscire dalle teste dei nostri politici pensanti: un ridicolo sbarramento che potrebbe trovare il consenso di tutte le frange e frangette dell’opposizione solo se fosse limitato ad uno  zero virgola.

Se qualcuno, per interessi di parte, vuol precipitare l’Italia nel buio più nero, facciamo che nel buio più nero ci cada da solo.

Oggi, oltre che su Berlusconi, pare che si debba contare anche e soprattutto sulla direzione di Angelino Alfano per conseguire entro la legislatura talune riforme. Quelle sulle modifiche all’architettura dello Stato sono primarie. Senza di quelle il rischio che qualche pazzoide reclami ancora, nel futuro, il ritorno al proporzionale, ossia il passo del gambero, resterà forte e incombente. Almeno finché una vecchia mentalità e una vecchia classe politica non saranno spazzate via dagli elettori.

Si legge che su La7 si sta concentrando un’armata di imbonitori della sinistra, e che La7 forse passerà presto nelle mani di De Benedetti, grazie all’incasso di qualche centinaio di milioni che la magistratura molto probabilmente farà passare dalle tasche del Cavaliere a quelle dell’ex padrone della Olivetti.

È il caso di dire che non tutto il male viene per nuocere. Basterà semplicemente saltare quel canale e ci risparmieremo con un semplice clic l’indigestione di stupidaggini, falsità, rancore, e tanto tanto odio.

Le nostre serate saranno sicuramente migliori.

Altri articoli

“Storia della tv anti Cav: Corriere e soci puntano alla “nuova” Telekabul” di Nicola Porro. Qui.

“Delitto quasi perfetto, ma il pugnale è del Pd” di L’antennato. Qui.


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Bart