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Napolitano. Peccato per quell’albàgia

9 Giugno 2013

Mi permetto di suggerire l’ascolto dell’intervista che Eugenio Scalfari ha fatto (in modo esemplare, debbo dire) al nostro capo di Stato Napolitano, che ha il titolo significativo: “La mia vita, da comunista a Presidente”.

È utile soprattutto ai più giovani per ripercorrere, in poco più di un’ora, un lungo cammino di storia repubblicana. Tornano nomi importanti, che nel bene e nel male hanno speso la loro vita per ricostruire un’Italia uscita malconcia da una dittatura e da una guerra. Einaudi, Togliatti, Ingrao (un “gruppettaro” lo definisce Scalfari), Terracini “il più gran bastian contrario del Partito Comunista Italiano” (lo definisce Napolitano), Berlinguer, De Gasperi, Moro, Amendola, Bobbio, Croce, Antonio Giolitti, Malaparte sono i primi nomi che mi hanno fatto rivivere un passato lontano.

Napolitano ha ricordato con una certa commozione i fatti di Ungheria che provocarono l’allontanamento di Di Vittorio e di Giolitti. Di Vittorio, in particolare, rimase esterrefatto dalla decisione dell’allora Pci di appoggiare l’invasione dell’Ungheria da parte dell’Urss. Qualche anno dopo, in un confronto televisivo con Antonio Giolitti, Napolitano sentì il dovere di riconoscere a quest’ultimo che sui fatti di Ungheria aveva avuto ragione.

Viene ricordato anche il rifiuto di Togliatti di accettare l’invito di Stalin di dirigere il Cominforrn, che sostituiva l’Internazionale Comunista. E ciò fece per dedicarsi esclusivamente a costruire un partito comunista “nazionale e autonomo” nel nostro Paese, pur legato all’Urss. In questa decisione trovò l’appoggio della compagna Nilde Iotti. A Togliatti rimprovera, però, di essere sempre rimasto nell’universo staliniano nonostante “le sue degenerazioni”. Il suo rifiuto fu causato anche dal convincimento che tornare in Urss avrebbe voluto dire tornare in una specie di prigione, rispetto alla libertà che si respirava nel nostro Paese.

Un altro ricordo è quello che riguarda De Gasperi che, consultando i partiti di opposizione (è stato il primo e l’unico a farlo) per formare il proprio governo, trovò l’ostilità più dura in Nenni (che chiedeva come contropartita l’uscita dal “Patto Atlantico e altre cose del genere”) piuttosto che in Togliatti, che fu più “duttile”.

Napolitano non fa mistero di aver avuto incertezze nell’aderire al Pci. Molta influenza esercitò su di lui il confronto tra Norberto Bobbio e Palmiro Togliatti, confronto dal quale percepì certe contraddizioni interne all’ideologia comunista.

Interessante l’annotazione che Napolitano dedica all’impegno dei parlamentari del suo tempo, che restavano al lavoro dal lunedì al venerdì, contrariamente a quanto accade oggi.


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Bart