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Nastri Napolitano-Mancino. Sarà oggi la giornata nera?

8 Febbraio 2013

Sta per essere eseguita la sentenza n.1/2013 di condanna a morte del nostro diritto, emessa dalla corte costituzionale che, per tutelare il contenuto delle “scottanti” telefonate tra il nostro presidente della Repubblica e Nicola Mancino a riguardo della trattativa tra lo Stato e la mafia, non si è vergognata di violare i diritti della difesa, protetti dalla costituzione e perfino dall’art. 271 del c.p.p. che invece la corte ha voluto interpretare scandalosamente come favorevole al nostro capo di Stato.

Leggo qui che forse la decapitazione del diritto (un vero e proprio colpo di ghigliottina) avverrà oggi, su disposizione del gip Riccardo Ricciardi, il quale avrebbe potuto ricorrere contro la sentenza, e invece sembra che non lo faccia, e abbia scelto di sciogliere lui la corda che farà scivolare la lama.

I difensori di uno degli imputati, Massimo Ciancimino, gli avvocati Francesca Russo e Roberto D’Agostino, hanno presentato allo stesso gip la richiesta di non procedere alla distruzione dei nastri e di rispettare il contenuto tassativo dell’art.271 che impone che la distruzione dei nastri debba avvenire in presenza delle parti interessate, in specie la difesa.

Sembra che nemmeno questa legittima richiesta riesca a smuovere la decisione del gip. Così avverrà che si distruggeranno delle prove che la corte di cassazione, a cui i difensori si appelleranno, potrebbe decidere di ammettere a loro favore.

Vi sembra questo il modo di garantire all’imputato il giusto processo, come prescrive la costituzione? Il gip sa bene che la cassazione potrebbe   riconoscere i diritti della difesa e consentirle di ascoltare i nastri prima che siano distrutti, ed invece una volontà mefitica, inquietante e pervasiva, li vuole sottrarre ad ogni costo e prematuramente.

Che cosa impedirebbe al gip – in presenza della richiesta della difesa – di chiedere lumi, con ricorso, alla stessa corte costituzionale, oppure di chiudere i nastri in cassaforte in attesa dell’esito del ricorso in cassazione prospettato dalla difesa?

Qualsiasi individuo dotato di buon senso, adotterebbe una di queste due soluzioni, e mai quella di togliere di mezzo, di fronte ad una contestazione, la materia contesa.
A meno che… A meno che non ci sia da nascondere qualcosa di “scottante”.
E allora tutto è profondamente marcio e muoia Sansone con tutti i filistei.

E a proposito di marcio, consentitemi una osservazione riguardo allo scandalo Monte dei Paschi di Siena.
Come sapete, sono stato il primo a paragonarlo allo scandalo della Banca romana. Poi sono arrivati Tremonti e Berlusconi a dire la stessa cosa.

Il marcio che c’è dentro la vicenda è talmente repellente che ogni volta che si legge qualche novità essa accresce ancora di più il fetore della cancrena.

Io sono arrivato a farmi questa idea. Le responsabilità sono molteplici, in primo luogo fanno carico ai due consigli di amministrazione, Fondazione e Banca, che hanno pensato e deciso le dissennate operazioni, e dunque ai consiglieri pressoché tutti di area Pd. È, in buona sostanza, la responsabilità di un dissesto che discende dall’incapacità a governare  il grande istituto senese. Il Pd ne esce massacrato, e a nulla servono le sue abborracciate difese e il tentativo di scaricare il tutto sui politici locali. Dice Ugo Sposetti, ex tesoriere dei Ds e candidato al Senato per il Pd, a La Zanzara su Radio24: “Io non ho mai messo bocca sulla vicenda Monte dei Paschi – aggiunge – ma Bersani si e’ interessato, certo che si e’ interessato. Ma un dirigente importante di un partito come Bersani che deve fare? Non informarsi sulle vicende di una banca importante?” (qui).

Ma Banca d’Italia, Tesoro, Consob, non ne escono immacolati. In qualche modo hanno cercato, a mio avviso, di tenere nascosta la crisi della banca per tanti motivi, sia politici che economici, sperando che riuscisse a riprendersi.
Nei loro auspici, quindi,  e grazie alle molte complicità, tutto si sarebbe risolto per il meglio e il segreto sarebbe rimasto circoscritto ai pochi operatori.

Senonché anche qui la nemesi ci ha messo lo zampino. E sapete perché? Perché mentre in segreto si cercava di sistemare i buchi del Mps causati dalle improvvide operazioni, tra cui quella dell’acquisto dell’Antonveneta, gli incauti politicanti di sinistra si sono fatti distrarre dalla foga di abbattere il governo Berlusconi (siamo nel novembre 2011) e sono iniziate le manovre internazionali sullo spread a carico dei Paesi deboli, compresa l’Italia, verso la quale l’obiettivo (disegnato forse dalla Germania) era soprattutto la cacciata di Berlusconi dal governo.

I poveri citrulli nostrani si sono dimenticati che il Mps aveva ed ha nel suo portafoglio una enorme massa di nostri titoli di Stato, essendo una delle banche più attive alle aste, per volontà della Banca d’Italia. Così lo spread, nel mentre creava difficoltà al governo Berlusconi, nello stesso momento, alzandosi i tassi di interesse dei nuovi titoli di Stato, abbassava il valore dei titoli già nel portafoglio della banca, remunerati ad un tasso inferiore.

La conseguenza è stata che la manovra sul rialzo a tutti i costi dello spread produceva, oltre alle difficoltà per il governo Berlusconi,  nuovi buchi nel capitale del Mps, che andavano ad aggiungersi ai buchi a cui segretamente si cercava di porre rimedio.

Chi sa come sghignazzava la signora Nemesi nel mentre gli antiberlusconiani, tra questi il Pd in prima fila, assistevano estasiati alla caduta di Berlusconi, senza accorgersi che dietro le spalle la loro banca, la terza in Italia, andava a fuoco divorata da altissime fiamme.


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Bart