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Nessuna trattativa coi finiani

3 Dicembre 2010

È da tempo che scrivo che la mia paura è Gianni Letta. Sarà lui, temo, a segnare la strada della sconfitta di Berlusconi, se quest’ultimo non saprà liberarsi del falso consigliere. Gianni Letta è un cavallo di Troia. La sua propensione a cucire dovrebbe indurlo a mettere su una sartoria e cucire vestiti ai finiani, piuttosto che toglierli dall’agonia in cui si trovano.

Leggo da varie parti, da ultimo qui, che l’affossatore del Pdl, la spia di Fort Alamo (Gianni Letta) ha ripreso il suo lavoro di rammendatore degli intrallazzi di palazzo.
Sbaglia e sbaglierà Berlusconi se gli darà ascolto.

Fini ha bisogno di una legge elettorale che lo salvi dalla scomparsa, sua e del suo movimento. Per questo è pronto a tutto, a calarsi perfino le brache.
Ma una legge elettorale come Fini desidera, ossia proporzionale, rappresenterebbe la fine di Berlusconi e del bipolarismo. Ossia la fine della sola novità che abbiamo avuto dopo la caduta della prima Repubblica.

In Italia non si potrà mai governare se non si assicurerà, alla coalizione più votata, una sicura maggioranza alle Camere. Sarà necessario, peraltro, nei tempi opportuni allorché si troverà il modo di perfezionare la legge 270, assicurare una tale maggioranza anche al Senato.
L’esperienza del proporzionale, come ho già scritto, è stata nefasta, madre di ogni tipo di corruzione e di inefficienza.

Se Berlusconi dovesse accedere alla richiesta di Fini, è come se gli concedesse la grazia. Vale la pena? No, non vale la pena. Perché?
Perché Fini riprenderebbe, una volta tornato a respirare a pieni polmoni, a tessere le sue trame, che sono tutte antiberlusconiane. Ciò che ha fatto Fini non consente di nutrire alcuna fiducia in un suo eventuale ripensamento, né in una sua promessa di fedeltà. Troppi sono stati i tradimenti, suoi e dei finiani più piazzaioli.

Se Gianni Letta ottenesse l’assenso di Berlusconi, quest’ultimo si consegnerebbe mani e piedi a Fini, e da vincitore si trasformerebbe in perdente. Ma, questa volta, in perdente senza più alcuna possibilità di rivincita. La sua partita sarebbe definitivamente perduta.

Invece, poiché Berlusconi ha in mano ancora la carta vincente, deve giocarla al meglio, non facendosi lusingare dalle sirene lettiane, che molto probabilmente non suonano per le sue orecchie, ma per altre che lo incenserebbero e lo premierebbero chi sa con quale alto incarico (la presidenza della Repubblica?). Ecco cosa scrive Carmelo Lopapa su Repubblica di ieri a proposito della sfiducia che sarà presentata congiuntamente da Fini, Casini e Rutelli:

“Accerchiarlo, costringere il premier a prendere atto della si ­tuazione che precipita. Indurre Silvio Berlusconi â— proprio nelle ore in cui è impegnato lontano, tra il Kazakistan e la Russia, e denuncia «agguati di palazzo » â— a gettare la spugna, anche prima del voto di sfiducia del 14 dicem ­bre. Convincerlo a cedere il passo, a in ­dicare lui il successore: un uomo del Pdl, un fedelissimo, colui che non lo pu ­gnalerebbe mai. Identikit che porta dritto a Palazzo Chigi, all’ombra del premier, Gianni Letta.”

Ieri abbiamo saputo, infatti, che i finiani si sono decisi a presentare la sfiducia insieme con l’Udc e l’Api. Probabilmente Fini ha capito che, nonostante le avance di Gianni Letta, il premier è contrario a prendere accordi con lui. Se fosse così, sarebbe da ringraziare il cielo. Ma Fini ancora insiste affinché Berlusconi si dimetta prima del 14 dicembre. La minacciata mozione – non ancora presentata – è una chiara pressione in questo senso, e dimostra che non è il premier a temere la sfiducia ma proprio il leader del Fli, che vorrebbe mantenere un basso profilo di fronte agli italiani, sapendo di essere considerato da molti un traditore.

Quindi, se non ci saranno nuove giravolte, e se Berlusconi manterrà la barra dritta, i finiani voteranno la sfiducia al governo.
Qual è il futuro di Fini, in questo caso?

Egli spingerà perché si formi il governicchio, il quale punti alla riforma elettorale di tipo proporzionale (l’unica che possa dargli una qualche chance di sopravvivenza).
Ma sarà possibile questo governicchio, se la Lega Nord e il Pdl vi si opporranno, mettendo in campo ogni azione (legittima, ovviamente) di protesta?

Potrà Napolitano avallare un governo che sia retto su una maggioranza che ha perso le elezioni? Si potrà ripetere il caso del governo Dini, utilizzando questa volta, ad esempio, Pisanu? Oppure si potrà ripetere il governo tecnico tipo quello di Ciampi che, ricorda Maurizio Gasparri sul Riformista di ieri, a proposito dell’ipotesi di far scendere in campo l’attuale governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi:

“E poi non dimentico che il gover ­no tecnico di un altro banchiere, Carlo Azeglio Ciampi, sospese il 41 bis per centinaia di mafiosi. Mi stupisce che il Riformista non dedichi pagine e pagine a questo scandalo.”

Non credo proprio. Sappiamo tutti come sia stato dannoso per il Paese il governo Dini e quanti risentimenti abbia mosso all’interno della stessa sinistra (fu Bertinotti a staccargli la spina, ormai insofferente).

Credete inoltre che si possa formare una maggioranza Pd, Vendoliani, Idv, Udc e Fli? Sarebbe la fine del mondo.
Quanto pagherebbe di dazio Fini al suo elettorato? Molto, fino a ridursi ai soli antiberlusconiani rappresentati dai pasdaran Bocchino, Briguglio, Granata. Molti elettori di centrodestra lo abbandonerebbero per tornare nel Pdl.
Fini ha paura di rimanere scoperto proprio nel momento in cui dovrà decidere per il governicchio.

Per non parlare di Napolitano che rischia molto del suo prestigio, già alquanto compromesso dalla vicenda Fini e dai suoi ripetuti interventi a gamba tesa sui lavori parlamentari.
Può assumere su di sé la responsabilità di dar vita ad un governicchio che, in un momento di crisi come l’odierna, passerà il suo tempo a litigare sulla nuova legge elettorale senza, per sovrappiù, avere ancora un programma serio e condiviso?
L’eventuale decisione di Napoletano in questa direzione porterebbe al crollo del Paese.

Ho già scritto che nella situazione in cui siamo, tutti, opposizione compresa, anziché cercare le dimissioni di un governo che sta facendo meglio di quanto potrebbero fare altri al suo posto, dovrebbero dare una mano alla governabilità del Paese, mettendo da parte personalismi e rancori.

Siamo in piena guerra economica e, gli Usa insegnano, quando i fatti sono drammatici la Nazione deve sentirsi unita. E non pretendere, per ragioni personali e comunque poco chiare (i maggiori organismi internazionali hanno lodato il nostro governo) di far fuori il leader di un governo che continua ad avere consensi nel Paese, bensì aiutarlo a tenere la rotta.
Ma siamo in Italia e la nostra politica è ispirata dal tanto peggio tanto meglio.

E allora, proprio per contrastare il tanto peggio tanto meglio, Berlusconi non si faccia lusingare da Gianni Letta e vada deciso allo scontro con Fini. È per il bene del Paese. Fini è il bubbone della malattia. Non gli dia requie. Fini annusa la sconfitta. Finge di aver messo alle corde Berlusconi, ma è a lui che manca il fiato.
Con questa legge elettorale è k.o.

Infatti: con quale coalizione si presenterà davanti agli elettori? Il terzo polo non ha spazio nell’attuale sistema elettorale bipolare. O ci si allea con una coalizione oppure con l’altra. Che scelta intende fare Fini?
Antiberlusconiano com’è, se la sente di presentarsi insieme con la sinistra, compresa l’estrema sinistra?
Sarebbe il suo De Profundis. E allora?

Dovrà ingoiare il rospo e chiedere al Pdl e alla Lega Nord di associarlo come Fli alla coalizione di centrodestra.
Ma Berlusconi non dovrà consentirglielo e dovrà chiedere alla Lega Nord di fare altrettanto. La coalizione non dovrà comprendere il Fli, insomma. Il Fli dovrà essere lasciato allo sbando. Gli deve essere lasciata una sola alternativa: quella di schierarsi con la coalizione di centrosinistra. Del resto lo ha già fatto in Sicilia. Abbia il coraggio di ripeterlo anche sul piano nazionale.
Vedremo quanti voti di elettori del centrodestra riuscirà a racimolare.
Credo che assisteremmo alla sua fine.

Pensi a questo Berlusconi prima di rispondere di sì a Gianni Letta. E se proprio vuole accontentare il suo consigliere preferito (mi domando perché), lo accontenti, ma aprendogli una bella sartoria nel centro di Roma. Nulla di più.

Del resto, se Berlusconi è attaccato da tutte le parti e in maniera tanto massiccia che non ha riscontro nella storia non solo del nostro Paese ma del mondo intero, un motivo ci sarà pure. Certo che c’è: la sua presenza e la sua politica sono scomode a tanti, sia in Italia che all’estero. E non potete immaginare quanto sia confortante tutto ciò per quegli italiani, come me, che aspirano a sconfiggere le manovre di palazzo e dei poteri forti. Significa, infatti, che Berlusconi ha toccato parecchi nervi scoperti e senza alcun pudore, messo alle strette, sta emergendo, grazie alla sua resistenza, tutto il marcio che ci ha impantanato per così tanti anni.

Quand’ero ragazzo contro le infezioni che presentavano del pus si usava un unguento, l’ittiolo, di color bruno-scuro, e di grande efficacia. Bastavano poche applicazioni e il pus veniva tirato fuori dalla forza di questo medicinale.
L’azione di Berlusconi gli assomiglia molto.

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“Ecco i documenti di Wikileaks. “Berlusconi rovinato dai party”. Qui.

Sulla salute di Silvio Berlusconi. Qui. Da cui estraggo:

“Eppure proprio in quel periodo (giugno 2009, pochi giorni prima della visita del Cav a Washington) ieri s’è scoperto che la stessa funzionaria Elizabeth Dibble scriveva un messaggio confidenziale al presidente Obama, di questo tenore: Silvio Berlusconi ha i suoi difetti, ma si è rivelato un amico degli Stati Uniti e sminuirne l’importanza sulla scena politica sarebbe un errore.”

“Fini diserta la commemorazione di Almirante”. Qui.

“Anche questi sono malati?” di Alessandro Sallusti. Qui.

“Il sospetto: dietro i veleni l’ombra dei finiani” di Adalberto Signore. Qui.

“La giornata più lunga del re dei mediatori” di Marcello Sorgi. Qui. Da cui estraggo:

“Né si può ancora prevedere quale effetto avrà, sul governo traballante in attesa della sfiducia, l’involontaria incrinatura del pilastro Berlusconi-Letta, causata dalle ultime rivelazioni.”


Letto 1270 volte.


2 Comments

  1. Commento by Mario Di Monaco — 3 Dicembre 2010 @ 10:11

    Fini si è cacciato in un vicolo cieco perché, con l’attuale legge elettorale che prevede per la Camera l’assegnazione del 55% dei seggi alla coalizione che ottiene il maggior numero di voti, andare alle elezioni in un eventuale terzo polo significherebbe per il suo nuovo partito un sicuro consistente ridimensionamento di poltrone da distribuire a coloro che lo hanno seguito.

    Da qui i balbettamenti ed i mal di pancia a cui assistiamo in TV quando qualche esponente del Fli, (fatta eccezione per i falchi Bocchino, Granata e Briguglio) cerca di fornire una giustificazione del loro comportamento. Ad essi Fini ha dovuto ieri assicurare l’esclusione di elezioni anticipate per convincerli a sottoscrivere la mozione di sfiducia.

    E saranno dolori per Fini se non riuscirà, tramando con Letta o mettendo in piedi un’armata Brancaleone di salvezza nazionale, a far cambiare la legge elettorale in senso proporzionale prima di andare a nuove elezioni.

     

  2. Commento by Simone — 3 Dicembre 2010 @ 19:31

    Se il suo consigliere più fidato da decenni è Gianni Letta un motivo ci sarà! Non credo che Berlusconi sia il tipo da farsi “infinocchiare” per un’intera vita.

    Dovresti riflettere più a lungo, mi sembri un po’ in affanno, scoordinato.

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