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Nessuno me lo leva dalla testa

5 Agosto 2011

Che la responsabilità di quanto sta accadendo sui nostri titoli di Stato costretti ad offrirsi sui mercati ad un tasso di interesse superiore di quattro punti a quelli tedeschi è soprattutto di una opposizione irresponsabile, la quale pretende per dare una mano al Paese che Berlusconi si dimetta, fingendo di ignorare che in Spagna l’annuncio delle dimissioni di Zapatero non ha cambiato per nulla le cose.

Un antiberlusconismo viscerale ha spappolato il cervello a molti suoi rappresentanti.
L’altro giorno in Parlamento, anziché aiutare il governo ad affrontare una crisi mondiale che si rivela sempre più devastante, l’opposizione ha riproposto il solito mantra: Prima Berlusconi se ne torni a casa. Come se, andato a casa il premier, tutto si risolvesse con uno magico schiocco di dita.
Facendo finta di dimenticare che non è certo Berlusconi da solo ad avere guidato la nave nella tempesta.

Ieri perfino Prodi ha lasciato una dichiarazione secondo la quale non si può aprire una crisi di governo quando ci si trova in mezzo ad una tempesta.
Parole inaspettate ma sagge, che però sono sfilate come acqua sotto i ponti dell’opposizione, che ha fatto orecchi da mercante. Infatti nessun giornale che l’appoggia ha scritto una riga sulla notiziola comunicata dal Corriere della Sera.

L’opposizione si nasconde dietro l’ipocrita scusa che il suo bel gesto è già stato compiuto agevolando l’approvazione in solo tre giorni della manovra finanziaria. Dimenticando però che a costringerla ad un tale percorso è stato il capo dello Stato.

Uomo di sinistra, il capo dello Stato ha mostrato di avere una influenza determinante sulle decisioni del Pd.
Ebbene: ancora una volta, uscendo more solito dai suoi confini, intervenga sul suo ex partito affinché rinsavisca.

Non ci troviamo al bar a giocare una partita a tressette. A questo proposito si leggano gli articoli interessanti di Nicola Porro, qui, e di Mario Sechi, qui, che danno l’idea – anche a chi vorrebbe restringere i problemi alla sola Italia – di ciò che sta accadendo nel mondo.

Chi ha senso dello Stato, deve mettere da parte i propri interessi di bottega per aiutare la Nazione. Casini, ad esempio, sembra prendere questa strada.

Dunque il capo dello Stato intervenga affinché l’opposizione, così come hanno fatto ieri le forze sociali, si sieda ad un tavolo e contribuisca, senza chiedere la testa di nessuno (il governo ha ancora la maggioranza in parlamento), a trovare la strada giusta per uscire dalla crisi.

A Bersani che l’altro giorno ha gridato alla Camera che se Berlusconi non farà un passo indietro, la maggioranza dovrà assumersene le conseguenze davanti al Paese, il Paese risponde: l’opposizione aiuti il governo ad uscire dalla tempesta o ne risponderà pesantemente davanti ai cittadini.

Leggendo l’Unità di oggi, pare che qualcosa anche nel Pd si stia muovendo. Se lo si dovesse a Napolitano, non ci sarebbe che da ringraziarlo per la sua sollecitudine.
Stiamo però all’erta. Riferendomi al Pd, non posso non ricordare che il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Altri articoli

“I Kamikaze della crisi senza freni. Questa è la partita più dura per il premier” di Pietro Senaldi. Qui.

“Bene ma non basta” di Sergio Romano. Qui.

“La Merkel attacca l’Italia per conquistare l’Europa” di Franco Bechis. Qui.


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Bart