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No caro Scalfari, no caro Ciampi: così non si fa!

15 Marzo 2010

Se ancora ci fosse bisogno di dimostrare quanto chi attacca Berlusconi se ne freghi della buona educazione e usi mezzi assai discutibili per abbatterlo, basta prendere l’editoriale di Eugenio Scalfari che si può leggere qui.
Credo che raramente si possa trovare qualcosa di più ignobile. Nemmeno Di Pietro è arrivato a tanto. Finora.

Scalfari rivela una confidenza ricevuta da Ciampi (faccio notare: due uomini della sinistra scalcinata che ci ritroviamo in Italia) allorché quest’ultimo era presidente della Repubblica e la spiattella in pubblico senza nemmeno preoccuparsi di sentire la campana dell’accusato.

Si prende per buono il racconto del presidente della Repubblica di quel tempo e non ci si fa scrupolo di riflettere se non si possano, pur essendo bravi a raccontare, distorcere i fatti per qualche inesattezza o qualche errore di valutazione dello stesso presidente Ciampi.

Scrive l’esimio Scalfari – che di cantonate nella sua vita ne ha prese tante e lascia intendere in giro, quando parla di Mario Pannunzio, di averne goduto la stima, che è cosa falsa come ha scritto il presidente del Centro Pannunzio, Pier Franco Quaglieni qui (commento n. 6):

“Gli attriti con Ciampi furono, come ho ricordato, numerosi. Due di essi in particolare avvennero in circostanze di estrema tensione. Il primo in occasione della nomina di tre giudici della Corte costituzionale, il secondo nel momento della promulgazione della legge Gasparri sul sistema televisivo nazionale.
Ho avuto la ventura di esser legato a Ciampi da un’amicizia che dura ormai da quarant’anni, sicché ebbi da lui un lungo racconto di quei due episodi poco tempo dopo     il loro svolgimento. Non ho mai rivelato quel racconto, del quale ho conservato gli appunti nel mio diario quotidiano. Spero che il presidente Ciampi mi perdonerà se oggi ne faccio cenno, poiché la riservatezza che finora ho rispettato non ha più ragion d’essere al punto in cui è arrivata la situazione politica italiana.”

Il testo continua raccontando i due episodi, che naturalmente Scalfari, come i pm di Trani, valuta opportuno rivelare a due settimane dalle elezioni.

Non credo (sarebbe allucinante) che Scalfari abbia provveduto a rendere noti i due fatti senza chiederne la autorizzazione a Ciampi. Penso che l’abbia chiesta, e me ne dispiace per Ciampi, che è toscano come me, livornese per la precisione, mentre io sono lucchese, con sangue meridionale nelle vene, se gliel’ha concessa.

Se così fosse veramente, anche Ciampi non avrebbe saputo contenersi nella riservatezza che si deve ai rapporti istituzionali, pur di dare addosso a Berlusconi.

Non si è contenuto allora, quando raccontò i fatti a Scalfari, un giornalista pettegolo, come si vede, e non l’avrebbe avuta oggi, ove abbia autorizzato Scalfari a renderli noti.

Brutta figura per Ciampi, e, ripeto, me ne dispiace. Napolitano mi pare più rispettoso dei colloqui che ha con il capo del Governo (sovente litigiosi, come si apprende dai giornali, senza che si sia però mai scesi nei particolari), non va a spiattellarli in giro, ad un giornalista chiacchierone poi!

E Scalfari, da cattivo e pettegolo giornalista, puntualmente ne fa arma di lotta politica contro il suo acerrimo nemico, Berlusconi. Mille miglia lontano lo scrupolo di salvare in qualche modo la riservatezza di una confidenza. Ciampi ha sbagliato nel confidarsi, ma Scalfari si è reso ridicolo vestendo i panni di una Perpetua più Perpetua di quella manzoniana. L’odio per Berlusconi lo ha travolto, allo stesso modo che Agnese travolse Perpetua e la fece cantare.

Come toscano mi vergogno se Ciampi ha davvero raccontato a Scalfari episodi che riguardano rapporti istituzionali, fra l’altro tra persone ancora viventi, e di più se ne ha autorizzato la diffusione.

Di Scalfari invece non mi meraviglio. Non gli confiderei, a questo punto, nemmeno quante volte mi alzo la notte per andare al gabinetto.

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“Quelle inutili nostalgie” di Angelo Panebianco. Qui.

“Da Tonino a Ciampi, quelli che se fossero intercettati…” di Paolo Bracalini. Qui.


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3 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 15 Marzo 2010 @ 09:50

    Se Scalfari raccontasse la verità,specialmente sulla questione Mediaset, bisognerebbe domandarsi che cosa hanno fatto Ciampi e la sinistra per eliminare un conflitto di interessi tanto grave, di cconseguenza poi denunciarne o l’incapacità o il dolo.
    Per quanto riguarda la nomina dei tre giudici della Corte Costituzionale è darsi la zappa sui piedi, perché viene a confermare la voluta politicizzazione di un Organo che dovrebbe salvaguardare il rispetto della Costituzione, la quale è stata scritta per tutti i cittadini e non solo per quelli di sinistra. Questo smentisce pari pari quanto lo stesso Scalfari sfacciatamente afferma, ribaltando la verità :
    “quelli di sinistra votino senza esitazioni perché è il solo modo per far rinsavire un Paese frastornato e licenziare la cricca che fa man bassa delle istituzioni.

  2. Commento by Ambra Biagioni — 15 Marzo 2010 @ 11:41

    I commenti sul Legno

  3. Commento by Mario Di Monaco — 15 Marzo 2010 @ 11:42

    I farneticanti ricordi di un attempato Scalfari, la divulgazione delle intercettazioni del Tribunale di Trani, la manifestazione di piazza di sabato scorso e tutte le altre bordate sparate in questo periodo di   campagna elettorale   contro   Berlusconi, fanno parte di un rituale pietoso, di cui la sinistra stessa è consapevole, messo in atto per cercare di tenere unita un’armata brancaleone che ha come unico collante il nemico da abbattere. La direttiva impartita alle truppe di ogni ordine e grado è quella di non parlare assolutamente di ciò che è stato combinato negli ultimi cinque anni nelle regioni fin qui governate dalle sinistre in materia di sanità, ambiente, sicurezza, e così via. Le previsioni fino a qualche settimana non lasciavano dubbi sull’esito elettorale: una sonora sconfitta su tutto il fronte. Per correre ai ripari e sperare in una qualche rimonta, si è  deciso di adottare la solita strategia: inculcare in modo martellante e con ogni mezzo l’idea di un premier indegno, autoritario, che impedisce di parlare dei problemi veri della gente.

    Qualche gonzo abboccherà ed andrà ad infoltire un’armata  che appare però sempre più allo sbando.

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