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Quando la sinistra scendeva in piazza contro Cossiga

14 Marzo 2010

Circa la manifestazione di ieri in piazza del Popolo organizzata dalla sinistra non voglio citare il giudizio scontato di Berlusconi, ma quello del leader di un partito di opposizione, Pier Ferdinando Casini:

“La manifestazione di ieri è stata “un errore politico gravissimo”. “Una piazza che recupera l’Ulivo e in cui si esibiscono cartelli e oltraggi al capo dello Stato – ha detto – è un errore politico e un aiuto insperato a Berlusconi in un momento in cui deve dare delle risposte sulle cose che non ha fatto”.

Pare che anche Napolitano si sia confidato con i suoi collaboratori domandando loro se ne valesse la pena .

Casini si ferma qui, ma non io. Perché a me interessa far notare che in Italia ci sono due democrazie una delle quali – quella che vorrebbe portare avanti la sinistra – a me non piace proprio. Anzi per me non è neppure democrazia, ma camuffamento di essa per il tramite dell’operazione Grande sonno.

Ieri, è vero che nel corteo c’erano cartelli contro Napolitano, ma questi cartelli sono stati fatti sparire al più presto dai responsabili della manifestazione. Non solo, ma Di Pietro è stato in qualche modo costretto a non ripetere sul palco gli insulti al capo dello Stato e a maggior ragione a non richiedere l’impeachment minacciato nei giorni precedenti.

Ossia, quando c’è al Quirinale un capo dello Stato che proviene dalla sinistra, nessuno ne può dir male, quando invece ce n’è uno di destra, la piazza prepari pure la ghigliottina.

Alla simpatia non si comanda.
Come Curzi mi ha sempre ispirato simpatia, così mi succede con Napolitano. Non ha il carattere leonino di Cossiga (ricordate come Cossiga trattò Luca Palamara?, concludendo: Mi quereli, mi quereli pure), il quale ha sempre detto ciò che pensava senza alcun timore o infingimento.

Quando scoppiò il caso Gladio, non si nascose dietro un dito e disse la verità. Ma la piazza decise di ghigliottinarlo. La sinistra sembrava aver ereditato il dna dei giacobini. Schiumava di soddisfazione. Ne reclamava la testa per poterla vedere rotolare sotto la lama.

Eppure il comitato parlamentare archiviò il caso (andando al link,   potete leggere anche i capi di accusa alla voce: La procedura di messa in stato di accusa):

“Cossiga fu messo formalmente in stato di accusa dal Parlamento con una procedura conclusasi con l’archiviazione, da parte del comitato parlamentare, come si legge negli atti parlamentari del 12 maggio 1993. Tra i firmatari delle mozioni accusatorie vi erano Ugo Pecchioli, Luciano Violante, Marco Pannella, Nando Dalla Chiesa, Giovanni Russo Spena, Sergio Garavini, Lucio Libertini, Lucio Magri, Leoluca Orlando, Diego Novelli.”

Ciò nonostante Cossiga (che è il presidente insignito del maggior numero di onorificenze, ed è pure presidente emerito della Repubblica), per sedare la piazza, aveva scelto, con un altro dei suoi gesti clamorosi, di dimettersi anzitempo, due mesi prima della scadenza del mandato:

“Cossiga si dimise dalla presidenza della Repubblica il 28 aprile 1992, a due mesi dalla scadenza naturale del mandato, annunciando le sue dimissioni con un discorso televisivo che tenne simbolicamente il 25 aprile. Fino al 25 maggio, quando al Quirinale fu eletto Oscar Luigi Scalfaro, le funzioni presidenziali furono assolte, come previsto dalla Costituzione, dall’allora presidente del Senato, Giovanni Spadolini.”

Mi domando se nella manifestazione di piazza di ieri sia stato corretto togliere i due cartelli contro Napolitano. Se non sia stato invece un atto censorio messo in atto da una democrazia fasulla, quella del Grande sonno.

Visto il precedente della sinistra contro Cossiga, l’averli fatti togliere ha un solo inequivocabile significato, che non è quello di sostenere che i presidenti della Repubblica non si toccano, bensì quello che si usano due pesi e due misure, così come sta facendo certa magistratura.

Affinità elettive? Altroché.

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“Quella lady in viola che scambia le idee per servitù” di Marcello Veneziani. Qui.


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3 Comments

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » Quando la sinistra scendeva in piazza … — 14 Marzo 2010 @ 13:51

    […] Link articolo originale: Bartolomeo Di Monaco » Quando la sinistra scendeva in piazza … […]

  2. Commento by Ambra Biagioni — 15 Marzo 2010 @ 09:10

    I commenti sul Legno

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 15 Marzo 2010 @ 09:18

    Anche se non ti rispondo sempre, Ambra, tengo conto delle tue segnalazioni preziose, di cui ti ringrazio.

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