di Maurizio Belpietro
Caro Giampiero (Mughini, ndr), hai ragione. E visto che me ne dai l’occasione ti confesso che fatico a difendere un governo che fa il contrario di ciò che aveva promesso. Cioè non riduce le tasse ma le alza. Non fa la riforma della giustizia ma si fa riformare dai giudici. Non cancella gli sprechi ma semplicemente vi cambia il nome. Così come fati co a difendere Berlu sconi, il quale iniziò presentandosi co me presidente operaio ed è finito a fare il presidente puttaniere. Pur sapendosi inse guito da una muta di ma stini delle Procure si diverte a mettersi nei guai, continuando a frequentare una banda di ba lordi ed evitando le precauzioni. Nonostante sappia che parlare al telefono equivale a confessar si con i pm, ogni giorno regala loro un pezzo della corda con cui questi lo vogliono impicca re. Ciononostante provo a spiegarti brevemente perché ancora credo che questo giornale non debba mollare il centrodestra al suo destino né debba buttare con l’acqua sporca quel bipolarismo che a caro prezzo abbiamo ottenuto. Qui non si tratta di «morire per Danzica », come si chiedeva nel 1939 Marcel Déat. Semmai di non morire e basta. Non c’entrano Nicole Minetti, Sabina Began o le al tre tipine allegre del Bunga bunga. C’entriamo noi. C’entra il futuro di questo Paese. Vedi caro Giam piero, a differenza tua io non credo che col crollo di Berlusconi nascerà una nuova leadership capace di guidare l’Italia. Piuttosto temo che la caduta del Ca valiere travolgerà tutto, in particolare quell’area moderata che tu liquidi definendola un’acrobatica combinazione elettorale fra componenti diversissi me. Che gli ex missini, i leghisti, i sopravvissuti della Dc e del Psi non avessero molti punti in comune non è una novità. Però uno l’avevano ed era notevole: non erano di sinistra. Che fossero eredi di Almirante o di Nenni importava poco: erano anti-comunisti. Ti pare poco? A me no, tantissimo. Per me non indossare la casacca rossa significa non essere piegati al conformismo progressista, quello che ci vuole tutti uguali, tutti un po’ più poveri e più dipendenti dallo Stato.
Ti lamenti del sedicente bipolarismo italiano. Ma i due fronti sono nei fatti. Nella testa della gente. O di qui o di là. E per quanto non ti piaccia, conviene tenercelo stretto questo bipolarismo, in quanto l’al ternativa è ciò che passava la prima Repubblica.
I lberal-conservatori di Forza Italia forse hanno poco da spartire con gli ex fascisti, o le camicie verdi padane. Ma ancor meno lo avevano i democristiani e i socialisti, i liberali e i socialdemocratici o i repub blicani.
E infatti nella prima Repubblica appena fatto il governo passavano il loro tempo a litigare e a spartirsi le poltrone: un’attività che come risultato ha prodotto in pochi anni un debito che sfiora il record mondiale. Tu sogni questo? Vuoi spazzar via destra e sinistra per tornare al pentapartito, ai go verni ponte, a quelli balneari o a quelli semplice mente clientelari? Ma se nel centrodestra non vanno d’accordo in quanto ci sono due o tre galli nel pollaio, perché le cose dovrebbero andare meglio se nel recinto ne mettiamo cinque o sei?
Tu dici: la casa brucia, il resto sono chiacchiere. Urge intervenire. Sì, ma come? Con le ricette di Bersani, quelle che fanno schifo perfino a uno che è di sinistra dalla radice dei capelli alla punta dei piedi come Tito Boeri? Al prof. bocconiano che pure detesta il Cavaliere è scappato di dire che con le misure del Pd sarebbe anche peggio e tu vorresti sostituire il tipo che corre dietro alle mutande delle ragazze con un altro che insegue i giaguari per smacchiarli?
lo non difendo il premier che frequenta Valter Lavitola, Giampaolo Tarantini o Lele Mora. Mi di fendo da quelli che ne vorrebbero prendere il posto. Sei davvero convinto che chiunque sarebbe meglio di lui? Sei così sicuro che Bersani, Di Pietro, Casini o Montezemolo saprebbero tenere a bada la speculazione, evitando che il nostro debito pubblico schizzi alle stelle? Io, per niente. Tra quanti vogliono prendere il posto del Cavaliere ci sono molti di coloro che hanno contribuito allo sfascio. Sindacati, ammini stratori, poteri forti. Perché ora, subentrando a Sil vio dovrebbero fare meglio? E se facessero peggio, cioè se continuassero a imporci sussidi e sprechi come hanno sempre fatto, in che modo evitiamo la bancarotta? Vendendo l’oro della Banca d’Italia? E poi, cosa si fa: mettiamo all’asta il Colosseo?
Caro Giampiero, vedi io non è che non ti capisca. Berlusconi ti ha stufato e probabilmente non sei il solo a pensarla così. Anzi, diciamo che una parte degli italiani lo spedirebbe volentieri alle Barbados o in qualche altra isola esotica. Ovviamente non alludo agli italiani che lo hanno sempre odiato, ma a quelli che fino a ieri lo hanno votato. Una volta esiliato ad Antigua, chi ci mettiamo però al suo posto? Mario Monti? E secondo te al rettore dell’Università mila nese gli fanno fare ciò che hanno impedito agli altri? Lo lasciano giocare con il potere sapendo che fra un anno si vota? Ovviamente no, anche perché essen do affamati di posti dopo una dieta di anni hanno fretta di occuparli tutti. Ma non li vedi come si agi tano? Non hanno ancora vinto ma già litigano. Di scutono se fare o non rifare l’Ulivo, ma il dibattito riguarda le poltrone. Li conosci, non sono cambiati e non cambieranno.
Certo, ogni storia prima o poi arriva al capolinea e probabilmente anche quella di Berlusconi volge al termine. Diciassette anni sono tanti, poco meno di quelli in cui rimase a! potere Mussolini, all’incirca gli stessi in cui Craxi rimase ai vertici. Dunque ne concludi che è giunta l’ora per il Cavaliere di fare le valigie e di consentire che nel nostro Paese si spariglino le carte. Ecco, questo è proprio ciò che io temo. Per come la vedo io, sono almeno due decenni che in Italia, qualcuno vuole sparigliare le carte. Il primo tentativo di rimescolare il mazzo risale agli inizi degli anni Novanta. Mani pulite doveva essere il funerale della prima Repubblica, quella che aveva creato i guasti del debito pubblico. In effetti le esequie ci furono, ma dovevano servire a tenere a battesimo una Repubblica nuova, tutta di compagni, dove il potere era in mano a quelli che nella vita avevano sbagliato tutto e ai loro amici giudici. La cerimonia era pronta, poi come sai arrivò un tizio a guastare la festa. In diciassette anni i tentativi di eliminare il guastafeste sono stati molti, grazie a noi tutti falliti. Ma adesso ho la sensazione che non faranno errori. Colpito lui, colpiranno anche tutti gli altri che dopo di lui po trebbero prenderne il posto. Per evitare che un altro leader del centrodestra possa sorgere. Chi si illude che una volta uscito di scena Berlusconi si possa dar vita a un fronte moderato, liberalconservatore, con un nuovo capo al comando, non ha capito niente. Gli sbagli commessi nel passato non li ripeteranno ed eliminato il numero uno, faranno secchi anche i numeri due, tre, quattro e così via.
Tu puoi sognare a occhi aperti fin che vuoi caro Giampiero. Ma loro non sognano e al prossimo che alza la testa per guidare il centrodestra, la testa gliela tagliano. Subito, senza esitazioni. Prima che diventi pericoloso. Ecco perché guardo con preoccupazione i vari Alfano, Maroni, Montezemolo. Mi dico: ma se non ce l’ha fatta Berlusconi, perché dovrebbero riuscirci loro? Chi mi dice che non li faranno a pezzi subito, con le intercettazioni, le indagini, i pettego lezzi? E dopo, una volta finiti nelle mani della sini stra e dei giudici, cosa ci resterà? Te lo dico io: a noi borghesi e liberali non rimarrà che dichiarare il fal limento dell’Italia e sperare chela Cinaci compri. Lo immagini: Roma, provincia di Pechino, e Milano succursale di Shanghai? Almeno saremmo gover nati dal capital comunismo. Mica dal cattocomunismo che ci vogliono imporre Bersani, Vendola e i compagni con la toga.