Libia. Non capisco Mario Sechi

Considero Mario Sechi una delle firme autorevoli del giornalismo dei nostri tempi. Lo leggo e lo ascolto in tv sempre volentieri e con la massima attenzione.
Quasi sempre condivido le sue analisi, ma questa volta no, non riesco a comprenderlo.

È tutto schierato a favore della guerra ed è fermamente convinto che in Libia si combatta per la democrazia. Fatto fuori Gheddafi, gli insorti, secondo Sechi, insedieranno finalmente un governo democratico.

Sono convinto del contrario. Sono convinto cioè, come ho già scritto, che questa guerra è sporca, anzi sporchissima. La sobillazione non è stata spontanea, ma costruita a tavolino soprattutto   dalla Francia e dalla Gran Bretagna, che, come ormai è stato scoperto in modo inequivocabile (ancora un’altra rivelazione qui), non sono state mosse da sentimenti umanitari e democratici, ma sono state spinte dalla fregola degli affari.

È tutto da provare che gli insorti siano la maggioranza del Paese. Essi appartengono ad una zona, la Cirenaica, sempre stata molto vicina al fanatismo islamico. E non è un caso che ormai in Egitto, sconquassato da disordini similari, sono i Fratelli mussulmani quelli che stanno conquistando il potere, insieme ai militari. La Cirenaica confina con l’Egitto.

Ma io sono pure convinto che in tutto il Nord Africa non spiri affatto il vento della democrazia, ma quello del fondamentalismo islamico. Non è difficile immaginare chi lo fomenti. L’Iran e Al Qaeda sono sicuramente nella lista. Come si può pensare, infatti, che se ne stiano a guardare? Impossibile.

L’Altra sera, nella trasmissione Niente di personale, ho ascoltato l’entusiasmo del produttore cinematografico Tarak Ben Ammar per la rivolta tunisina. Vi hanno partecipato molti giovani, ha dichiarato, e hanno l’anelito del cambiamento e della democrazia. Me lo auguro, ma fossi Ben Ammar attenderei di vedere gli sviluppi della situazione.

Secondo me, non passerà molto tempo che tutta la fascia sud del mediterraneo sarà una fortezza del fondamentalismo islamico, da cui partiranno azioni e movimenti di conquista nei confronti degli occidentali infedeli. Mi ritrovo nella profezia di Oriana Fallaci, e, sempre secondo il mio modesto punto di vista, ciò che sta accadendo in Nord Africa va proprio nella direzione prospettata dalla grande giornalista.

Mi sono domandato, dunque, da che cosa Sechi tragga questa sua sicurezza. Vorrei possederla anch’io, ma non riesco a trovare un solo argomento che possa convincermene.
L’italia esca in tutta fretta da questa guerra voluta da altre potenze per ragioni che nulla hanno a che vedere con le finalità umanitarie e democratiche. Il governo non stia ad ascoltare la sinistra, che ha ben altri disegni, i soliti contro Berlusconi.

Si faccia sentire la nostra voce, mettendo in gioco l’utilizzo delle nostre basi aeree, e si pretenda un immediato cessate il fuoco per avviare una trattativa.
Ho già scritto che si dovrà rimettere il destino della Libia al suo popolo, indicendo elezioni da svolgersi sotto il controllo dell’Onu.

In Nord Africa, il rischio che corriamo è che  l’occidente si scavi la fossa con le proprie mani.

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I costi della guerra. Qui.

“L’angoscia di Berlusconi. “Trascinato in guerra” di Amedeo La Mattina. Qui. Da cui estraggo:

“Insomma, il premier si sente trascinato dentro una missione che non riesce a sentire propria, che non corrisponde a una vera finalità di pace, ma è solo legata a interessi economici e di egemonia politica nel Mediterraneo.”

“Ma il beduino non può vincere” di Mario Sechi. Qui.

“L’asse Roma-Mosca-Ankara lavora alla mediazione con il regime di Gheddafi”. Qui.

“Quei suggerimenti per addolcire il 41 bis” di Davide Giacalone. Qui.

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