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Non ci sono più dubbi

18 Luglio 2012

Dopo la rivelazione di Repubblica, attraverso il suo giornalista Giuseppe Caporale, secondo la quale Napolitano fu intercettato già nel 2009 dalla procura di Firenze mentre telefonava a Bertolaso (“Spunta un’altra registrazione con Bertolaso”, qui l’articolo) cadono gli ultimi dubbi circa la gravità del contenuto delle due telefonate che il capo dello Stato avrebbe intrattenuto con Nicola Mancino, indagato dalla procura di Palermo per falsa testimonianza.

Infatti nel 2009, Napolitano non reagì, e non pensò minimamente di dover difendere le prerogative della sua carica a tutela dei suoi successori, e non sentì affatto il bisogno di seguire il pensiero di Luigi Einaudi, diventato invece imperativo nella circostanza delle due telefonate con Mancino.

Cosicché il cittadino dotato di un minimo di logica si pone la domanda: Perché nel 2009 Napolitano non sollevò il conflitto di attribuzioni e oggi invece lo solleva, e per giunta con tanta veemenza?
La risposta viene da sé. Perché proviene dalla logica.
A quel tempo Napolitano non doveva nascondere alcunché (si trattava di organizzare con Bertolaso il suo viaggio in visita ai terremotati dell’Aquila), nulla di compromettente dunque. Oggi invece ci deve essere qualcosa di diverso, di meno innocente, tale da mettere Napolitano in difficoltà, più che sul piano penale, sul piano politico.
Ossia, quelle due telefonate (anche pensando a ciò che conosciamo delle telefonate del suo segretario giuridico Loris D’Ambrosio), molto probabilmente lascerebbero sospettare un intervento di Napolitano in favore di Mancino.

Un fatto di questo genere sarebbe di una tale gravità che il minimo che Napolitano dovrebbe fare sarebbe quello di dimettersi immediatamente.

Anche ieri sono partiti a raffica i razzi dei suoi difensori e non ci sarebbe da meravigliarsi, perciò, se la Consulta – diversamente da quanto sentenziato per Berlusconi – questa volta decidesse in favore di Napolitano, vale a dire che, anche se indirette, quelle telefonate devono essere immediatamente distrutte.

Una decisione di questo tipo (se confrontata con quella contraria assunta per il Berlusconi, intercettato pure lui indirettamente) costituirebbe un vulnus irreparabile per la nostra democrazia.

Comunque, come ho già scritto, qualcuno è a conoscenza del contenuto di quelle telefonate, probabilmente si è già dotato di fotocopie, e prima o poi conosceremo che cosa sia davvero successo.
Napolitano non si illuda perciò di farla franca, se ha compiuto ciò che ormai molti suppongono.

Presumo addirittura che il dossier a suo carico sia già pronto per essere venduto al miglior offerente. E si tratterà quasi certamente di una montagna di soldi.


Qui l’intervento video di Antonio Di Pietro.
Qui l’intervento video di Salvatore Borsellino.
Qui la satira del Male di Repubblica.


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Bart