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Non disturbare il manovratore

5 Ottobre 2012

I grossi scandali che hanno messo in evidenza quanto la corruzione si sia infiltrata nel dna del nostro Stato sono stati giustamente trattati con indignazione dai media al punto che i cittadini avrebbero voglia di menar le mani per fare piazza pulita di una classe politica che getta discredito nel mondo umiliando il nostro Paese e i nostri cittadini.

Andare all’estero ed essere segnati a dito come i cittadini di uno Stato dove comandano i ladri annidati nelle istituzioni, è faccenda che andrebbe regolata con un duro confronto fisico senza risparmio di forze e di rabbia.

Ecco perché sono d’accordo con Antonio Martino quando chiede che siano abolite non solo le province ma anche le regioni. Tutte le loro competenze dovrebbero andare ai comuni, che sono l’istituzione più vecchia del Paese, preesistente allo stato moderno, la quale ha costituito l’ossatura dell’unità nazionale.

Un’ampia distribuzione di competenze in ambito comunale permetterebbe ai cittadini un maggiore e migliore controllo, consentendo loro di conoscere ed arginare per tempo errori, tentativi di corruzione e quant’altro, anche con manifestazioni popolari davanti alle sedi della governance.

Ma torniamo agli scandali.
I media non dicono tutto ciò che c’è da dire e mettono il silenziatore alle faccende più scomode, per motivi di interesse e di servilismo.
Cito solo quattro casi che riguardano, figure istituzionali sulle quali si cerca di stendere un cordone protettivo che è un insulto alla trasparenza e alla verità.

– Il primo riguarda il comportamento del presidente della Camera Gianfranco Fini, che viola continuamente il suo mandato con esternazioni assai discutibili che egli cerca sempre di giustificare come se fosse possibile, allorché esterna insultando per esempio Berlusconi, svestirsi della carica che ricopre. Per non parlare dello scandalo in cui è stato coinvolto della casa di Montecarlo, finita nella disponibilità del cognato Giancarlo Tulliani ad un prezzo di favore. Fini sta ancora lì e riveste la sua importante funzione come se nulla fosse accaduto.

– Il secondo riguarda il capo dello Stato, sul quale aleggia il sospetto che abbia aiutato in qualche modo, secondo quanto risulta dalle intercettazioni D’Ambrosio-Mancino, l’ex presidente del senato imputato nel delicatissimo e inquietante processo della trattativa tra lo Stato e la mafia.
Il desiderio del capo dello Stato che siano immediatamente distrutte le intercettazioni che lo hanno sorpreso in alcune conversazioni telefoniche con lo stesso ex presidente del senato Nicola Mancino e il suo rifiuto a dire agli italiani che cosa lui e Mancino si siano detti, alimenta il dubbio che quelle telefonate abbiano avuto un contenuto in perfetta ed inquietante analogia con quelle tenute dal suo segretario giuridico Loris D’Ambrosio con Nicola Mancino. Anche qui la vicenda, dopo un primo impeto, ora si è desolatamente acquietata.

РIl terzo caso riguarda il ministro Corrado Passera sospettato di frode fiscale allo Stato quando era alla guida di Banca Intesa Sanpaolo. Il ministro ̬ sempre al suo posto e i media paiono aver dimenticato la vicenda.

– Il quarto caso riguarda il vice ministro Vittorio Grilli sospettato di aver cercato favori al tempo in cui, vacante il posto di Mario Draghi, sperava nella sua nomina a nuovo governatore della Banca d’Italia. Anche in questo caso nessuna dimissione e silenzio sulla cosiddetta grande stampa.

Conclusione. Se sommiamo agli scandali resi noti dai media, quelli, altrettanto gravi, che invece stanno beneficiando del silenziatore, noi dobbiamo dedurne che vi è una sola strada per difendere la democrazia: liberarci di questa classe politica, e direi pure di certo giornalismo servile, e tentare una difficile ricostruzione che, se anche scarsa di uomini preparati e di sinceri servitori del bene pubblico, è l’unica che possa darci la speranza di una Italia migliore.
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Leggere anche Marco Travaglio, qui.


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Bart