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Non è qualunquismo

8 Gennaio 2012

Con questa parola chi ha delle colpe cerca di tacitare il proprio accusatore, specie se tutto ciò avviene nel campo superprotetto della politica.
Abbiamo già visto come i nostri parlamentari si siano rinchiusi in una fortezza inaccessibile, dentro la quale non possono mettere il naso neppure i detentori della sovranità popolare, ossia i cittadini.

Abbiamo potuto leggere circa le spudorate tesi difensive che i nostri onorevoli e senatori hanno il coraggio di propalare a difesa dei loro privilegi.
L’altro giorno il bravissimo Franco Bechis fece notare che i padri costituenti si premurarono di stabilire per i parlamentari emolumenti modesti tali da non essere appetibili ai profittatori.
È il principio che anch’io vado affermando, perciò ho appreso con molto piacere la rivelazione del giornalista.

Nel 1965, però, i parlamentari fecero lo strappo e da lì principiarono tanto l’ingiuria al popolo quanto il distacco dai suoi bisogni.
Così, grazie al ricco bottino di cui i parlamentari hanno fatto incetta, oggi essi appartengono ad una classe speciale che ha imparato a vivere in un mondo diverso da quello che vivono i suoi elettori.

È di questi giorni la notizia che esponenti di rilievo della politica – mentre la maggior parte degli italiani è stata costretta a tirare la cinghia e a festeggiare l’anno nuovo assai parcamente, a causa della esosa tassazione che proprio costoro hanno voluto imporle – se la son goduta in località esotiche e costosissime e torneranno in parlamento abbronzati, riposati e felici, non dovendo fare i conti della spesa come un normale cittadino.

Ebbene, nonostante una tale montagna di privilegi e nonostante la fortezza incantata in cui vivono e che lascerebbe pensare ad uomini e donne occupati solo al bene del proprio Paese, costoro, all’arrivo di una crisi mondiale che avrebbe dovuto vederli subito pronti a difendere il popolo che li mantiene, hanno creduto meglio farsi da parte e chiamare al loro posto qualcuno che levasse le castagne dal fuoco. Lo hanno chiamato e lo hanno remunerato in anticipo con un laticlavio che sta già costando ai cittadini ben 25 mila euro al mese e durerà per tutta la vita del beneficiario.
Vedremo se costui saprà tirarci fuori dalle secche o sarà un altro parlamentare messo a libro paga.

Dalla vicenda, comunque vada a finire, si ricava una certezza.
Che i nostri parlamentari si sono dimostrati incapaci e vili. Buoni solo a riscuotere le laute prebende, hanno passato la mano nel momento in cui c’era bisogno di competenza e di coraggio.
Cosa dedurne?
Che essi non possono più rappresentarci. Una classe politica – questo è il mio convincimento – è stata spazzata via dalla crisi, allo stesso modo che agli inizi degli anni ’90 una intera classe politica fu spazzata via da Mani Pulite.

La domanda è: Costoro se ne sono resi conto?
La mia risposta è no. Essi continuano a comportarsi come prima, nonostante lo scacco subito, e addirittura difendono con le unghie i loro scandalosi privilegi, impedendo a chiunque di intervenire per ridimensionarli.
In una azienda privata, un manager colpevole di un tale fallimento, sarebbe messo alla porta.

Perciò, se le cose stanno come temo, è da supporre che alle prossime, e vicine, elezioni, essi avranno l’ardire di tornare a mendicare i nostri voti, cercando di giustificarsi in qualsiasi modo.
Che dovremmo fare, noi cittadini, che abbiamo assistito impotenti al loro fallimento? Dovremmo votarli di nuovo? Dovremmo sprecare così ingenuamente l’unico momento che ci è concesso per esprimere il nostro pensiero?

Sarebbe un errore grossolano.
Guai a perdonarli, a eleggerli di nuovo.
Che abbiano il coraggio di riconoscere che il loro tempo è passato e che l’Italia ha bisogno di una nuova classe dirigente, composta di giovani preparati, in grado di trarre una lezione da ciò che è accaduto e di interpretare il ruolo politico che sarà loro assegnato con spirito di dedizione e di servizio a favore del Paese.

Mi direte: Belle parole. Ma se gli attuali parlamentari avessero la sfrontatezza di ripresentarsi?
Non li voteremo.
È qualunquismo, questo?
Niente affatto. È la risposta che meritano. Se essi non hanno saputo cambiare e difendere il nostro Paese, saremo noi a scollarli dai loro scranni.

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