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Non esiste il delitto perfetto

24 Settembre 2010

Nonostante il grande Hitchcock abbia dedicato al delitto perfetto un film con lo stesso titolo, sappiamo tutti che esso non esiste. Può sfuggire qualche elemento nelle indagini, per cui non si riuscirà a trovare il colpevole, ma il delitto perfetto non esiste.

Affascinato ed ingannato dal film, probabilmente ci ha creduto Gianfranco Fini che, al momento in cui nacque lo scandalo, gettò il guanto di sfida a Vittorio Feltri, il quale lo raccolse e sta conducendo trionfalmente la partita. Il guanto fu raccolto anche da un altro mastino come Maurizio Belpietro, ed altri con lui, come Mario Sechi del Tempo, ed ecco che Fini si sta accorgendo che il fortino costruito intorno all’affaire, sotto i colpi di maglio dell’inchiesta, sta sgretolandosi.

Ieri era apparsa la notizia che quel famoso documento che inchiodava Fini e il cognato fosse una patacca, oggi invece il ministro autore della lettera ne conferma l’autenticità, riservandosi di rilasciare un comunicato ufficiale nei prossimi giorni.

Siamo vicini al Si salvi chi può, e le farraginose difese (vergognoso il ricatto sul Lodo Alfano) che si tenta di organizzare, da parte di Fini e del Fli, diventano dei veri e propri boomerang che vanno a colpire la loro testa e confondono le loro idee e le loro difese. Bocchino, Granata e Briguglio appaiono come tre sbandati terrorizzati e confusi dall’infuriare della tempesta. Fanno compassione. Più urlano e più sprofondano nel fango. Non sanno più che pesci prendere.

Intorno al fortino si erano perfino schierate le truppe dell’opposizione e di certa stampa antiberlusconiana, ma le loro cartucce avevano preso acqua e hanno fatto cilecca. Leggete stamani l’articolo di d’Avanzo che, alla luce di quanto ha dichiarato il ministro, fa sorridere e mette a nudo il livore del giornalista, che non bada a spese pur di parlar male di Berlusconi.

Le prove a carico che stanno emergendo sono più che numerose e sufficientemente plausibili per concludere che Fini non ha altra scelta che rassegnare le dimissioni da presidente della Camera, a prescindere se la casa sia o non sia di proprietà del cognato. E poi, può continuare a fare il presidente della Camera uno che ha detto (qui):

“Ma che si siano esaurite le scorte di reciproca sopportazione tra Berlusconi e Fini lo conferma anche una frase arrivata alle orecchie del premier e che il presidente della Camera avrebbe pronunciato sul volo di ritorno da Zagabria: «Anche se fosse la mia ultima legislatura, io devo liberare l’Italia da questo personaggio ».”?

Se non darà le dimissioni, se ne dovrà occupare, e subito, Napolitano. Ieri ha dichiarato di essere accusato di parlare troppo. No, l’accusa che almeno io gli muovo è di parlare a sproposito. Ossia di parlare fuori dai confini che la sua carica gli impone, e di tacere quando invece gli obblighi della carica glielo imporrebbero. Come nel caso Fini. Lo scandalo è diventato internazionale. Le responsabilità di Fini sono evidenti, eppure egli continua a rappresentare le Istituzioni come terza carica dello Stato. Ripeto ciò che ho già scritto altre volte: alle dimissioni di Fini dovrebbero seguire quelle di Napolitano: proprio per aver mancato al suo ufficio di garante delle Istituzioni. La colpa di questo dilagare del fango sul nostro Paese è anche sua. Come si legge qui, pure la stessa magistratura comincia a porsi qualche domanda inquietante.

Un altro che dovrebbe parlare, se è vero che è sempre stato un galantuomo, è l’ex tesoriere di An. Lui sa la verità. Se Fini lo ha convocato e gli ha detto: Si vende l’appartamento di Montecarlo, ho già predisposto tutto io, tu va dal notaio e firma; Pontone deve dircelo con chiarezza. Lo ha fatto intendere, ma deve essere esplicito per evitare che i responsabili si arrampichino sugli specchi. È stato ingenuo, è stato raggirato, ma con questa sua dichiarazione recupererebbe un po’ del suo prestigio, appannato dalla losca vicenda. Se non se la sente di tornare dal magistrato, salga al Quirinale e racconti a Napolitano ciò che sa. Fra l’altro, compare anche oggi sulla stampa che il senatore Caruso girò proprio a Pontone una lettera in cui si offriva un milione di euro per quell’appartamento, lettera che è stata consegnata dallo stesso Caruso ai pm. Caruso parla anche di una valutazione di 380 mila euro a fini fiscali dell’immobile da lui consegnata alla magistratura, addirittura superiore otto anni fa a quella di vendita! Valutazione che contrasta con quella poi dichiarata da An di 270 mila euro. Anche su ciò Pontone dovrebbe chiarire, e subito. Se è stato raggirato deve accusare chi lo ha fatto. La verità prima di tutto. Questo vale per ogni galantuomo, per ogni uomo d’onore. Vale, dunque, anche per Pontone.

Ci dispiace che la carriera politica di Fini si concluda in questo modo (la colpa un po’ è anche, ribadisco, dell’indeciso Napolitano che ha lasciato che sprofondasse fino a questo punto), ma, come si dice, se l’è cercata. Se, quando era a bagnomaria in quel di Ansedonia, fosse immediatamente rientrato per dimettersi, forse la sua uscita dignitosa gli avrebbe guadagnato qualche simpatia. Comunque Fini la voglia rigirare, sia, oppure non sia, la casa di Montecarlo di proprietà del cognato, il fatto che la medesima sia stata svenduta, lo sia stata nei confronti di una società off-shore con sede nei paradisi fiscali messi all’indice dall’Ocse, e che in quella casa vi è andato ad abitare il cognato, costituisce una ragione più che sufficiente per indurlo a dimettersi. Quell’ostinazione assurda di offendere le Istituzioni con la sua permanenza in carica, lo rende ridicolo e degno di commiserazione.

La sua disgrazia, forse, è quella di aver perso la testa per una donna. Una donna peraltro forte e volitiva che lo ha aggiogato e gli ha messo il morso e le redini, e il suo torto è stato quello di non essersi ridestato in tempo da un sogno di amore.

Sarà in futuro il soggetto di qualche libro e di qualche film romantico. Una specie di Rodolfo d’Ausburgo (fine tragica esclusa, ovviamente), l’erede al trono dell’impero Austro-Ungarico innamorato pazzamente della baronessa Maria Vetsera.

Il suo futuro solo questo potrà riservargli. E si accontenti.

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“I depistaggi e gli attentati alla nostra inchiesta” di Franco Bechis. Qui.

Il ministro di Saint Lucia in una conferenza stampa conferma la lettera e la proprietà di Giancarlo Tulliani. Qui.


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1 commento

  1. Commento by maria — 24 Settembre 2010 @ 15:56

    sono d’accordissimo su tutto! parola per parola…ogni persona onesta la vede così! altro che dossieraggio e servizi deviati….

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart