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Operazione pulizia: mi vien da ridere

25 Febbraio 2010

Roberto Saviano, che stimo – ma è troppo buono e qualche volta si lascia strumentalizzare – fa stamani su Repubblica, sotto la rubrica L’Analisi, un articoletto striminzito (mi aspettavo per la verità qualcosa di più) in cui, con il titolo Ribellarsi allo scandalo, si fa premura di sottolineare: “Significa che il potere mafioso   ha messo piede direttamente nel luogo più importante, delicato dello Stato: quello dove il popolo si fa sovrano, dove la democrazia si realizza. E’ questa la vera emergenza di cui dovremmo discutere. E’ come un terremoto, una valanga, solo che la colpa non è del fato: non è stata una calamità.”  

Ora, io che alcuni anni in più sulle spalle rispetto a Saviano ce li ho, devo candidamente confessargli che questo sospetto mi attanaglia da qualche lustro, non solo: oggi sono perfino convinto che molte delle pedine importanti sullo scacchiere del nostro Paese vengono mosse dalle organizzazioni criminali (qui).  

La lotta alla criminalità mafiosa è dunque prioritaria, e si deve essere contenti, tutti, ogni volta che quest’ultima viene colpita duramente. Non v’è dubbio che il governo Berlusconi è quello che più ha fatto e più sta facendo per debellarla. Le forze dell’ordine, certa magistratura non inquinata dall’ideologia antiberlusconiana, hanno trovato in Berlusconi e nel suo ottimo ministro degli Interni Roberto Maroni, un punto di riferimento sicuro. È anche per questo che le operazioni di successo si moltiplicano. Vi è convinzione questa volta di non lavorare a vuoto, di non trovare degli stop negli apparati istituzionali.  

Allorché l’opposizione cerca di sminuire l’azione di governo in questa direzione, fa un danno gravissimo allo Stato. La filosofia che cerca di contrabbandare (qui)   che non è il governo a combattere la criminalità mafiosa, ma sono i magistrati e le forze dell’ordine, nasconde colpevolmente l’importanza che ha l’offrire alla loro azione l’usbergo autorevole del governo.  

Prima che se ne scoprissero le qualità manageriali, Guido Bertolaso, sotto i governi della sinistra, era uno sconosciuto. Soltanto quando ha avuto l’appoggio e la fiducia del governo Berlusconi, noi abbiamo potuto scoprire che in Italia è presente una delle Protezioni civili migliori nel mondo.  

È assai probabile che proprio per mascherare un passato di cecità e di inefficienza, oggi l’opposizione cerchi di gettare fango su Guido Bertolaso, approfittando della corruzione, ancora in via di accertamento, di alcuni suoi collaboratori.  

Una opposizione di questo tipo, cassandrica e disfattista, non serve a niente, nel momento in cui si prefigge di delegittimare l’azione contro la criminalità mafiosa intrapresa con crescente successo dal governo Berlusconi.  

Si deve combattere, e si dovrebbe combattere uniti, affinché la testa o le teste della medusa siano tagliate e il male estirpato.  

In questo modo potremmo sperare ragionevolmente in un Parlamento pulito.  

Tuttavia, mi vien da ridere quando l’attuale operazione pulizia non include anche un controllo sui candidati attinente l’uso di droghe.  

Avete visto come ben 720 parlamentari su 952 si sono sottratti al controllo suggerito dal sottosegretario Carlo Giovanardi (qui).  

Dice nulla questo flop? Non induce a qualche dubbio? Si può sospettare che molti di quei 720 parlamentari che si sono sottratti al controllo, siano dei drogati? Io penso di sì.  

Un parlamentare che fa uso di droga non solo è ricattabile, ma fragile e minato nelle sue facoltà intellettive. E, come si sa, il Parlamento è l’organo preposto alla formazione delle leggi che regolano la vita di uno Stato.  

Se c’è in Parlamento qualcuno colluso con la mafia, questi non avrà alcuna difficoltà ad agire su di un parlamentare drogato e farne un suo strumento.  

Per combattere la corruzione si deve, dunque, combattere la criminalità mafiosa, ma nel contempo ci si deve pure assicurare che l’operazione pulizia non lasci della polvere in qualche angolo del Parlamento.  

Impedire l’uso di droga da parte dei parlamentari è sbattere fuori dal Parlamento questa polvere.

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