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La busta profetica aperta dall’Espresso

25 Febbraio 2010

Sono passati pochi mesi dalla famosa nota anonima su Dino Boffo pubblicata da Il Giornale e rieccoci di nuovo alle prese con una stampa facilona che, pur di vendere qualche copia in più, prende per oro colato tutto ciò che le viene messo sotto il naso.
Non vorrei che fra poco se ne cominciassero a dire delle belle e delle brutte anche su questa lettera di cui l’Espresso manda il video qui.  

Per carità, questa volta le cose potrebbero anche risultare vere! Ma quello che è curioso è che si prendano per certificazioni inoppugnabili: timbri, firme e involucro nel modo in cui si presentano su questa lettera.  

Sembra che sia stata redatta da un alto ufficiale dell’Esercito, a quel tempo, il 7 dicembre 2007, al servizio della presidenza del Consiglio. Presidente del Consiglio non era Silvio Berlusconi, come uno penserebbe subito, bensì Romano Prodi.  

Ebbene, sotto il suo naso, sotto il naso di Prodi cioè, viene redatto questo bislacco documento che si vorrebbe far passare per autentico. A me farebbe piacere che fosse autentico, così si dimostrerebbe che già al tempo del governo Prodi si prevedevano le spartizioni. Berlusconi non c’entrava, dunque, un fico secco. Le elezioni del 2008 erano ancora da venire e lui, il nemico pubblico n. 1, non le aveva ancora vinte.  

Il marcio sugli appalti su cui indaga la procura di Firenze già stava lavorando dunque al tempo di Prodi, anzi, a detta della lettera, già aveva lavorato.  

Quindi la procura di Firenze approfondisca, verifichi l’attendibilità e prenda in considerazione le conseguenze.  

Ma la mia domanda è questa: L’Espresso ha fatto i riscontri? I mancati riscontri furono rimproverati a Feltri a riguardo della nota anonima su Dino Boffo, poi risultata falsa. Quella lezione è servita? Temo proprio di no.  

Perché per essere autenticamente e inoppugnabilmente certificato, qualsiasi documento o passa dalle mani di un notaio, oppure deve essere avallato da un timbro postale. Quest’ultima procedura è la più semplice e la meno costosa. Il mittente si reca presso un ufficio postale con una busta chiusa indirizzata a se stesso. Se la spedisce e la conserva ben sigillata in casa. Se occorrerà, l’aprirà per esibirne il contenuto. Di solito questo metodo si usa nel caso di manoscritti letterari da pubblicare e per i quali si teme che qualcuno in modo abusivo se ne appropri e attribuisca a sé il contenuto. In caso di controversia, questa busta diviene una prova a favore del primo autore e condanna l’altro per plagio.  

Ora qui non abbiamo niente di tutto questo. La busta profetica è confezionata alla “carlona” (un detto popolare). Confezionato in questo modo, il pacco regalo potrebbe essere stata infiocchettato ieri o una settimana fa o un mese fa.  

Il giornalista che con tanta trepidazione l’ha aperto ha pensato a questo?  

Sarebbe opportuno che ci raccontasse su quali basi si fonda il suo convincimento di autenticità. Altrimenti ci troveremmo di fronte ad un Feltri bis.


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1 commento

  1. Commento by Ambra Biagioni — 26 Febbraio 2010 @ 18:20

    Dal Legno

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Bart