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Nuova strategia: la magistratura attacca i figli di Berlusconi

24 Gennaio 2010

Ditemi che mi sto sbagliando, perché se è vero quello che mi frulla per il capo, dovrò dedurne che non c’è più ritegno, che siamo arrivati allo squallore più assoluto.

Mi convinco ogni giorno di più, infatti, che la magistratura, quella di Milano in particolare, ha perso la testa e si sta rivelando il cuore di un sistema cinico e baro, che non guarda in faccia a nessuno, nemmeno alla Corte Costituzionale, pur di riuscire ad abbattere Silvio Berlusconi.

Non immaginava che Berlusconi gli resistesse fino a questo punto. Quella che doveva essere una facile e succulenta preda le tiene testa, contrasta a viso aperto ogni sua mossa, anche con pesanti dichiarazioni che devono essere sembrate a taluni magistrati veri e propri atti di lesa maestà. Non a caso il Csm sta raccogliendo in un fascicolo tutte queste dichiarazioni (è lecito domandarsi che cosa mai se ne farà di tanta carta, a meno che non intenda con essa rifornire tutte quelle sedi che hanno denunciato di esserne sguarnite, carta igienica compresa).

Ma è chiaro che quella del Csm è una larvata minaccia. Una delle tante che la magistratura sta mettendo in atto. I magistrati sono inveleniti, non ci stanno a perdere la guerra con Silvio Berlusconi. Il fatto che il premier tenga loro testa è un precedente inconcepibile, uno schiaffo alla loro pretesa onnipotenza. Ci provò Craxi, ma alla fine dovette fuggire ad Hammamet. Costui, il Silvio, invece, non ha affatto intenzione di cambiare residenza. Gli piace l’Italia, e anche se quel bell’imbusto di Luigi De Magistris è disposto a pagargli il biglietto per un viaggio all’estero di sola andata, Berlusconi ha risposto: Grazie, all’estero vacci tu.

Al servizio della sinistra, quei magistrati stanno accumulando sconfitte: troppe. Stanno deludendo il vecchio Pci che contava molto su di loro. Già era andata male con Craxi.
Mani Pulite, nella foga di spazzare via i vecchi partiti, tranne uno, convinta di aver spianato la strada all’ex partito comunista, già pronto a salire al potere con la sua gioiosa macchina da guerra, aveva fatto i conti senza l’oste.

Se ne accorsero subito quando il partito di Occhetto perse, nello scontro con Berlusconi, le elezioni del 1994. Il povero Occhetto tornò a casa bastonato e dovette dimettersi.

Si pensò perfino che quella del 1994 fosse solo una sconfitta passeggera, un incidente di percorso, ma quando il vecchio Pci riuscì ad andare al governo, siccome vi andò con forze sgangherate, dovette di nuovo ritirarsi con la coda tra le gambe, al modo che fecero gli austriaci nel 1918: “I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.

Ma boia chi molla!
E allora ecco la pensata malvagia, quella che non ci si poteva aspettare dai magistrati, che si dicono guardiani della legge e della giustizia.

Si decide di cambiare strategia. Se l’attacco diretto a Berlusconi non funziona, allora facciamo quello trasversale. Ricordiamo a Silvio Berlusconi che ha una famiglia, ha dei figli. Che cosa non fa un padre per i figli. Essi sono indifesi, non godono di alcuna protezione se non quella rappresentata dalla propria innocenza. Troppo poco. Il padre sa che l’innocenza non basta. Chi è abile a rimestare tra i cavilli della legge, può sempre colpire, anche a vuoto, ma il colpo fa paura.

Devono aver pensato: poiché Berlusconi ama i suoi figli, come tutti i padri, quello è il suo tallone d’Achille. Dunque, proviamoci. Stiamo a vedere. Colpiamo Pier Silvio, non una, non due, ma tante volte. Vediamo la capacità di resistenza del padre. Magari, se non basta, colpiamo anche Marina, la figlia che adora. Non potrà reggere a lungo.

I magistrati che hanno condotto le indagini sono Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro. Il primo è specialmente noto per aver messo in carcere il presidente dell’Eni, Gabriele Cagliari, suicidatosi il 20 luglio 1993. Il magistrato era partito il giorno prima per una vacanza a Palermo (qui). Sul fatto, Bettino Craxi scrisse un libro intitolato: “Il caso Cagliari” (qui)

Pier Silvio ha lasciato questa dichiarazione (qui):

«Ho appreso con stupore ma con grande tranquillità la notizia dell’inserimento del mio nome nelle indagini sui diritti cinematografici. La tranquillità nasce dal fatto che so come lavoriamo, sia io personalmente sia tutta Mediaset. So quanto scrupolo Mediaset pone nel controllare i costi e quale sforzo è quotidianamente messo in atto per dare il massimo ai nostri tanti azionisti. E tutto questo è assolutamente evidente nei bilanci Mediaset. Per cui mi fa quasi sorridere che proprio io sia stato coinvolto in un’inchiesta in cui si parla di costi gonfiati, fondi neri e irregolarità fiscali ». «Certo le indagini si sono appena concluse – continua il vicepresidente di Mediaset – e ora spetterà a un giudice stabilire se esistono gli estremi per un processo che mi coinvolga. Ma comunque sono assolutamente sereno e confido nel fatto che emergerà presto l’assoluta estraneità mia, di mio padre e del presidente Fedele Confalonieri alle odiose accuse ipotizzate. Per quanto mi riguarda è già accaduto una volta. Tuttavia questo non riduce l’amarezza di vedere di nuovo la volontà di colpire mio padre con qualunque pretesto. E la mia impressione è che anch’io, da ieri, sia stato inserito in questo meccanismo ». «Come cittadino e come imprenditore – conclude Pier Silvio Berlusconi – non posso accettare tale sistema, ma voglio che tutti sappiano che essere stato scaraventato in questa bagarre non mi spaventa affatto e anzi mi fa sentire ancora più vicino a mio padre. In tutto e per tutto ».

Voglio credergli.

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“Ma la regina bussava per entrare in Parlamento” di Eugenio Scalfari. Qui.

“”Odiose accuse per colpire mio padre” di Luca Fazzo. Qui.

“Il popolo di Silvio: «Ora un corteo contro le toghe »” di Paola Setti. Qui.


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24 Comments

  1. Commento by ROBI — 24 Gennaio 2010 @ 14:03

    POVERO MENTECATTO FATTI UN CLISTERE FORSE TI SI SCHIARIRANNO LE IDEE.

  2. Commento by Ambra Biagioni — 24 Gennaio 2010 @ 14:23

    Non basta il figlio, anche l’amica e sodale Lega si processa

    Imbarazzo a sinistra

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 24 Gennaio 2010 @ 14:57

    Vivi coi paraocchi, caro Robi. Ecco perché andiamo male.

  4. Commento by Ambra Biagioni — 24 Gennaio 2010 @ 17:26

    Conseguenze

  5. Commento by Ambra Biagioni — 24 Gennaio 2010 @ 21:15

    Articoli correlati :

    M:G:Maglie

    Costanzo

  6. Commento by ROBI — 25 Gennaio 2010 @ 11:08

    Il nostro premier c’informa che i tribunali sono plotoni d’esecuzione. Gliel’hanno detto i suoi legali. Basta e avanza per farci capire che l’uomo dimentica o ignora -il che è peggio per un capo di governo- il significato e significante dei poteri (tre) che agiscono in nome e per conto del popolo sovrano. Dicesi democrazia in stato di diritto. Ciò che l’uomo definisce in modo barbaro è il potere giudiziario. Ne fa parte il pubblico ministero, organo (non uomo) dello Stato, che, agendo nell’interesse pubblico, invita il cittadino a difendersi dalle accuse a lui imputate. Accuse che tutto il popolo sovrano ( e non solo una parte), gli ha addebitato. Definendo i tribunali “plotoni d’esecuzione”, l’imputato ha insultato dunque tutti gli italiani, compresi quelli che ritiene di maggioranza, che lo amano e che ci propina un giorno si e l’altro pure, in forma percentuale. Il fatto che detenga la proprietà del quarto potere è motivo insufficiente a consentirgli la manipolazione degli altri tre. Per poterlo fare bisognerebbe che tutti gli italiani scegliessero di disfarsi della loro sovranità e stracciassero la Costituzione. E’ storia già sperimentata, ma che non è piaciuta.

  7. Commento by Ambra Biagioni — 25 Gennaio 2010 @ 12:18

    A me risulterebbe che il PM, come organo dello Stato, abbia il compito di promuovere un azione penale alla quale dovrà contrapporsi, in pari misura, l’azione di difesa. Al di sopra, in Tribunale, ci dovrà essere un “Giudice terzo” che dovrà valutare (con la famosa bilancia della Giustizia) dove risieda la ragione, possibilmente più vicina possibile alla verità dei fatti.

    Proprio per addivenire a questa risoluzione si dovranno distinguere nettamente le due funzioni : accusatoria e giudicante.

    Perché un Tribunale non si possa paragonare ad un plotone di esecuzione, sarà necessario che   il Giudice terzo sia ben distinto dall’Organo accusatorio e non ne sia in alcun modo contaminato dal verificarsi dell’altrenanza di queste due funzioni in cui si trova ora ad operare.

    Che c’entra il quarto potere ?

  8. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 25 Gennaio 2010 @ 13:06

    @Robi

    In parte ti ha risposto Ambra.
    A me interessa farti rilevare che caso mai è Berusconi e la sua maggioranza che sono espressione della sovranità popolare, essendo stati eletti dal popolo. Non così avviene per i magistrati.

    Ora, che ci sia un accanimento giudiziario nei confronti di Berlusconi è riconosciuto dalla stragrande maggioranza degli italiani (fra l’altro l’82% dichiara che la magistratura funziona male). L’altro giorno perfino il Corriere della Sera ha cominciato ad avanzare dubbi circa l’imparzialità dei magistrati di Milano. Qui.

    Pensa solo a questo, sul caso Mediatrade: visto che le precedenti accuse mosse a Berlusconi rientravano nel processo breve, i pm milanesi sono andati a scovare un altro capo di accusa, quello di evasione fiscale che, poiché compiuto dopo il 2006, non viene salvato dal processo breve.

    Uno un po’ attento a queste cose, non può non domandarsi: Perché prima questo capo di accusa non era emerso? Davvero lavorano bene i pm milanesi o si costruiscono perfino le accuse pur di riuscire a condannare Berlusconi?

    Se poi pensiamo ai tanti casi di malagiustizia (innocenti finiti alla gogna e poi riconosciuti tali dopo molti anni, con una vita distrutta), non si fa peccato a dubitare della probità di taluni magistrati.

    Ricordati che non è accusata tutta la magistratura, ma solo quella parte che dimostra un accanimento giudiziario che ha tutta l’aria di essere non obiettivo ma strumento della politica.

    Sulla separazione delle carriere concordo con Ambra. Occorre mettere sullo stesso piano accusa e difesa. Entrambe queste parti debbono essere distinte da quella giudicante.

  9. Commento by ROBI — 25 Gennaio 2010 @ 22:05

    Secondo voi chi sono i bravi magistrati?
    quelli che si fanno corrompere o quelli che fanno il proprio dovere?
    secondo il mio punto di vista se da 15 anni come dite voi è in atto un accanimento giudiziario come mai berlusconi non è mai venuto in tribunale a chiarire e a difendersi dalle accuse? se è innocente che timore ha? ne uscirebbe santificato “se fosse innocente” ma siccome io sono convinto della sua cplpevolezza spero che faccia la fine di al capone che fu messo al fresco per evasione fiscale.
    Passo e chiudo.

  10. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 25 Gennaio 2010 @ 23:29

    Sono bravi magistrati quelli che fanno il loro dovere.
    Il dubbio è che   certuni non lo facciano.
    Proprio poco fa all’Infedele era presente il senatore del Pd Carofiglio, che, a domanda, ha risposto, sono un magistrato in aspettativa. Il giornalista Sallusti gli ha chiesto se riteneva moralmente corretto che, una volta abbandonata per qualche motivo la carriera politica nel Pd, tornasse a fare il magistrato.
    Ha risposto che era una questione a cui avrebbe pensato.
    Ci sono magistrati che fanno politica, su questo ormai non ci possono essere dubbi.
    E il caso Mediatrade di questi giorni è un altro esempio lampante. Ora addirittura si attaccano i familiari di Berlusconi, che non hanno alcuna difesa.

    Riguardo al perché Berlusconi non si è mai presentato (qualche volta lo ha fatto e non sono pochi i casi in cui è uscito innocente), è che Berlusconi sa bene che lo vogliono condannare a tutti i costi, anche se fosse innocente. E’ un potere che i magistrati hanno. I condannati per l’attentato a Borsellino, secondo Spatuzza, sono innocenti, e pare che i riscontri forniti dallo stesso  Spatuzza tornino.

    Ricordati, perché tu possa capire in quale scandalo ci troviamo, che la magistratura milanese, giorni fa, non ha concesso alla difesa di Berlusconi ciò che era stato affermato dalla Corte Costituzionale.
    Anche per me si può chiudere. Le nostre posizioni divergono, e staremmo qui a parlarne rimanendo ciascuno delle proprie idee.
    Quindi, stiamo a vedere che cosa ci dirà la Storia.

  11. Commento by Marco — 13 Febbraio 2010 @ 18:51

    Caro Roby, questi qui o sono prezzolati o ascoltano l’Emilione nazionale, vedi un po’ che dicono a proposito di Craxi, avran mica battuto la testa???

  12. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 13 Febbraio 2010 @ 20:03

    Vedo Marco che sei uso a insultare. Lo hai già fatto una volta. Qui siamo tutti educati. Non vorrei che tu costituissi l’eccezione. Maleducati non ne voglio sul mio blog.
    Per cui ti metto d’ora in avanti in sospeso. Leggerò il tuo commento. Se sarà rispettoso delle idee altrui, bene, se no lo cancellerò. Dopo di che chiuderò il tuo accesso al blog.

  13. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 14 Febbraio 2010 @ 17:52

    Mi fa piacere, Bartolomeo, che qui prenda netta e giusta posizione nei confronti di uno che ha insultato. Nel mio caso sono stato insultato assai più pesantemente. Sono stato, addirittura, gravemente offeso sul piano personale e niente è stato fatto, per riprendere una persona che dell’educazione e del rispetto  faceva carta straccia.

    Ti saluto

    Gian Gabriele

  14. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 14 Febbraio 2010 @ 20:56

    E proprio partendo dalla tua esperienza, Gian Gabriele, che non ammetto più alzate di tono. Avresti dovuto capirlo.
    Inoltre, la differenza, non poco importante, è che quando è successa la tua lite con Maria Antonietta Pinna, non avevo l’uso del pc.
    Per risponderti  ho dovuto ricercare l’articolo in questione. Qui.

    Fino al commento 9 mi pare che la dialettica non conteneva linguaggi patibili di un mio intervento.
    E’ al commento 1o, che tu (sì, tu) alzi i toni, scrivendo:

    “Ed allora, se vogliamo fare dell’ironia o se vogliamo “la guerra”, sia pur così!”
    Non c’era bisogno di dichiarare guerra a nessuno. Le guerre sulla mia rivista non si dichiarano a nessuno. Ma siccome eri tu che l’avevi scritto, ci sono passato sopra.

    Ecco il mio commento 13, in cui ho scritto che avevo difficoltà a seguirvi per via delle bizze della mia adsl (ho cambiato proprio per questo provider e il nuovo servizio è entrato in funzione, come ho comunicato, il 12 febbraio):

    “Gian Gabriele, non essere troppo severo. Si vede che hai fatto il maestro per tanti anni.La colpa è un po’ anche mia che non posso leggere interamente tutti i testi.
    Se Maria Antonietta lascia qualche errore, pazienza, l’importante è che il testo – come hai commentato tu – sia buono.Io miro soprattutto a questo. Maria Antonietta è una scrittrice feconda, come hai potuto notare. E’ curiosa di tutto e lo traduce in scrittura. L’importanza è che nella scrittura ci sia sostanza. Poi gli errori li correggerà con l’esperienza della pubblicazione in questa rivista, in cui d’ora in poi sa che ci sei anche tu a fare le pulci Non mi ero accorto di questa piccola polemica, perché ho la linea adsl che va e viene e non mi riesce di capire perché.
    E questo è un periodo  in cui tutti i tecnici sono in vacanza!”

    Ma, soprattutto tu che mi conoscevi, non avete e non hai tenuto conto di questa mia difficoltà (e so che ancora oggi non ci credi, ed è la cosa che più mi ha addolorato. Parli d’amicizia, ma l’amicizia è una cosa seria. Se ti dico che non ho potuto seguire il dibattito tra di voi, devi crederci, non avere dubbi!)
    Tutti i commenti dal 16 fino al 45 non ho potuto seguirli perché senza linea adsl!

    Intervengo il 5 gennaio con questo commento n. 46

    In questi giorni ho problemi con l’adsl e spesso non ho la linea. Anche ora sto rispondendo dal pc di mio fratello Mario.
    Ho letto questa lunga discussione, che forse è andata più in là rispetto allo stretto necessario.
    Si trattava semplicemente di errori di battitura o quant’altro, ma non tali da accendere questi tiri al bersaglio.
    Autorizzato da Antonietta, appena riavrò la linea adsl provvederò a correggere gli errori nel testo, ma approfitto per ricordare a tutti che dobbiamo sentirci amici.
    E’ anche lo scopo di questa rivista, al quale tengo molto.
    Non rispondetemi, vi prego,  e facciamo in modo piuttosto che questa discussione sia finita e, se possibile,  dimenticata.”

    Nel mio lungo commento n. 49, nella parte centrale trovi scritto:

    “Dopo il mio intervento n. 15 e il tuo n. 16, che lo apprezzava , mi credevo che tutto fosse finito lì e che anche Maria Antonietta si avviasse ad una conciliazione. Invece ho visto stamani che Maria Antonietta, a partire subito dal commento 17,  ha mantenuto lo stesso tono risentito. Mi è dispiaciuto.
     Stamani ho visto che si era arrivati addirittura a 44 commenti!”
    Vi siete litigati fino al commento 45 senza che io ne sapessi nulla, perché senza linea adsl. E pur avendo dichiarato la verità, ossia che non avevo la linea adsl e non avevo potuto seguirvi, tu non mi ha creduto!

    E’ questo   Gian Gabriele, più che del tuo ritiro dalla collaborazione, che mi dispiace. Non essere stato creduto da te!
    Io ti avrei creduto!

    Nel commento 49, ti avevo anche precisato:
    “Tieni presente che io sono il direttore della rivista e in una discussione tra collaboratori non posso (a meno che non si trascenda oltre certi limiti) che fare le annotazioni che trovi ai punti 13-15-45-46.”

    Quando ho chiesto di fermarvi, voi siete andati avanti, al di fuori della mia possibilità di controllo. E tu hai preteso che io fossi intervenuto quando della vostra lite non ne sapevo nulla, perché senza adsl!
    Un po’ troppo, Gian Gabriele. Non ho la sfera di cristallo. O mi credi o non mi credi, tutto qui.
    Se mi credi, devi condividere la mia difficoltà. Se non mi credi, ogni parola è superflua.

    Eppure avevi scritto nel commento 53:

    “Ti ringrazio, comunque, Bartolomeo, per la tua vicinanza (ho compreso anche i problemi tecnici che hai avuto), ma al momento mi sento abbastanza amareggiato. Ho bisogno di tempo per riflettere con più calma.”

    Nel commento precedente, il 52, ti lamentavi di Maria Antonietta, e ti ho fatto notare che la critica nei tuoi confronti apparteneva al commento 23, tra quelli fuori dal mio controllo (che è mancato, come ti ho scritto dal 16 al 45). In ogni caso precisavo:

    “Al commento 50 scrivi:“Sentirmi dire: con quale diritto mi permetto di scrivere commenti e che i miei commenti sono da far ridere, certo che m’aspettavo una difesa, altrimenti è considerato vero e giusto ciò che Maria Antonietta ha scritto a chiare lettere!  ”  Ti riferisci evidentemente al commento 23 di Maria Antonietta, dove trovo scritto a caratteri maiuscoli (che aborrisco)
    DATO CHE FA CRITICHE E SI PERMETTE DI CACCIARE LE PULCI NEI RACCONTI DEGLI ALTRI
    Quel commento è di ieri.
    Non c’è scritto però che i tuoi commenti fanno ridere ma che ti permetti di fare la caccia alle pulci nei racconti degli altri. E’ cosa diversa.
    Non si è espressa Maria Antonietta sulla qualità dei tuoi commenti. Ha detto invece qualcosa sui tuoi racconti, da lettrice, anche se con cattiveria, perché i tuoi racconti non sono affatto sciapi. Anzi.”

    Al n. 53 scrivi:

    “Bartolomeo, leggi al punto 28, dove si dice: “Le sue critiche mi divertono”. Io non sono né un comico né un saltimbanco.”

    Ti rispondo al 54:

    “Mi era sfuggito quel punto. Ormai la discussione era uscita fuori dei binari. Andava fermata prima e non ho potuto farlo, ahimè.”

    Nel commento 67 interviene Maria Antonietta spiegandosi.
    Nel 68 tu l’accogli con favore e dici che riprendi la collaborazione.

    Ancora Maria Antonietta scrive, nel commento 69:

    “Quella sul giardinaggio era soltanto una battuta dettata dall’enfasi del momento. Sono contenta che Gian Gabriele Benedetti abbia deciso di continuare a collaborare alla rivista.
    Ritengo chiusa ogni polemica da parte mia, anzi approfitto dell’occasione per segnalare allo scrittore che il suo commento al mio articolo su “Canne al vento” mi è piaciuto.”

    Nel commento 76, torno a scrivere io:

    “Sono stato tutto il pomeriggio senza linea. Mi è arrivata due minuti fa e cosa trovo?
    Questi commenti stupendi, impregnati di comprensione, di amicizia e di reciproco rispetto.
    Vi ringrazio dal profondo del cuore.
    E ringrazio Gian Gabriele per non aver esistato a tornare tra di noi.Scrivo in fretta perché ho paura che la linea se ne vada ancora una volta. Se non mi leggerete, sapete che sto lottando con l’adsl.
    Vi abbraccio tutti.”

    Ritorno con il commento 85:

    “Sono rientrato ora da Prato. A casa ancora una volta non ho l’adsl. Sono passato perciò da mio fratello e ho visto i nuovi commenti. Vi raccomando!
    Misura.
    E soprattutto vediamo di considerare chiusa la questione.
    Tenete presente che se non mi leggerete,  sarà perché non sono collegato.  
    La questione dell’adsl che mi riguarda è così combinata: il tecnico che è già venuto due volte a casa mia dice che la colpa è del gestore Tiscali. Tiscali invece dice che tutto è ok.  Il  che non è verò perché sto molte ore senza linea e, quando viene, sto collegato per breve tempo, giusto per rispondere alle e-mail e controllare la rivista.   Spesso non faccio nemmeno in tempo a completare una risposta che la linea se ne va.
    Ho già preso accordi con un altro gestore, Tele 2, che ha promesso di fare quanto prima per sostituirsi a Tiscali, ma il tempo massimo che si è preso è di 4/5 settimane.
    Non so quindi quanto durerà questo calvario. Dovete perciò pazientare se la mia presenza non risulterà puntuale come credo sia sempre stata.”

    Naturalmente tu a questo mio calvario non hai mai creduto! Che dovrei dirti? Esamina un attimo la tua coscienza e vedi se non era invece il caso di credermi. Potrei portarti la testimonianza di mio fratello del cui computer ho fatto uso per venire sulla rivista, e anche di qualcun altro  che in quei giorni più volte è venuto a trovarmi.

    Nel commento 92 di nuovo preciso che sono senza linea:

    “Sono ancora senza linea e rispondo dal pc di mio fratello.
    Il tema trattato da Maria Antonietta è molto importante.”

    Ma ecco che tu, con il commento 100 (lo metto in grassetto perché qui sei tu a riaccendere la miccia, e te lo potevi risparmiare), di nuovo vai a pungolare Maria Antonietta, non tenendo minimamente conto delle mie raccomandazioni. Finora la conversazione era andata avanti tra Maria Antonietta e altri.
    Con lei vi eravate riappacificati.

    Ma tu sembri essertene dimenticato e ti inserisci con il commento 100, sapendo (non potevi ignorarlo) di rinfocolare la diatriba con il rimettere fuori il discorso sui refusi sul quale vi eravate accapigliati (mi domando perchè tu l’abbia voluto riprendere!):

    Ma su una Rivista come questa gli errori di ortografia stonano non poco! Non si possono accettare. Possono capitare i refusi, quello sì. Succede anche a me, ma non l’errore marchiano!Se Edoardo si è ammazzato da solo, come quelli che capiscono poco…, io ne conosco una!”

    E infatti Maria Antonietta non te l’ha perdonata e ha ripreso, a partire dal commento 102, la lite.

    Maria Antonietta al 105 si rivolge a me e scrive una cosa giusta (ti ripeto giusta, visto che eri tornato tu sulla lite dopo la riappacificazione):
    “Bart, mi dispiace, non è colpa mia…”

    Intervengo io al 107:

    “Ora assisto con un certo divertimento. Siete due vespe che si pungono. Tuttavia, la questione potrebbe essere chiusa, ormai vi siete detti tutto. Vediamo chi è il primo a non replicare e a non pretendere di dire sempre l’ultima. Sarà il più saggio.”

    Tu che dici di essermi amico, avresti dovuto aiutarmi a chiudere la questione (e infatti si era chiusa, e tu l’hai riaperta), visto anche le difficolta tecniche in cui mi trovavo.
    E  da lì  sono cominciati gli insulti veri e propri, senza veli (che, ripeto, sono stati la prevedibile conseguenza del tuo commento n.   100)

    Al 110 infine Maria Antonietta scrive:

    “La considero soltanto un vecchio rimbambito, tanto per essere gentili, quindi non replico neanche alle sue cazzate. Non si rende conto di quanto sono ridicole ed idiote le sue repliche? Sa dove se lo deve mettere il suo appunto sul po’? Provi a indovinare…”

    Rispondo con il commento 112:

    “Un po’ pesantuccio, Maria Antonietta. Comunque, sono sicuro che Gian Gabriele non replicherà, come ha promesso, e la questione finisce qui. Altrimenti dovrò procedere alla chiusura dei commenti su questo post.In futuro, spero che una conoscenza migliore tra di voi, eliminerà questa ruggine.Vi prego: non rispondetemi. Chiudiamo con questo auspicio.”

    Come vedi, anche in quella circostanza ho minacciato la chiusura dei commenti per impedire un dibattito che scivolava nell’insulto.
    E infatti in serata alle 23,01, ho dovuto chiudere i commenti visto che la lite non accennava a chiudersi.

    Questa è la cronistoria, dove vedi bene che un po’ di responsabilità ce l’hai anche tu. E molta parte della diatriba si è sviluppata fuori dal mio controllo per la mancanza di adsl. Io ho la coscienza a posto, e lo puoi vedere andando a rileggerti il tutto.  Stante le difficoltà che avevo, ho fatto molto, al contrario di quanto tu pensi, senza che tu abbia avuto il benché minimo desiderio di aiutarmi.

    Se poi tu preferisci di non credermi, sono affari tuoi. Io so come stanno le cose e di aver fatto la mia parte, e tu certo una mano per uscirne fuori non me l’hai data. Quel commento n. 100 te lo potevi risparmiare, sapendo che avrebbe rinfocolato la diatriba e che io mi trovavo senza linea adsl.
    E poi non è stato indifferente il tono con cui, al commento 10, hai di fatto dato il via alla querelle.

    Ti prego. Non intendo aprire qui una lunga discussione. hai diritto ad una risposta, ed io (avendo cominciato tu) ad una replica, dopo di che non risponderò più.
    La vicenda è stata per me molto dolorosa (più per me che per te, visto che ho detto la verità e non mi hai creduto), e non intendo spenderci più tempo.
    Se vuoi tornare a collaborare (del resto ti eri riappacificato in questo senso con Maria Antonietta, che ne era rimasta contenta), sei il benvenuto, altrimenti sei giustamente libero di fare la tua scelta.
    Come avrai visto, io non ti ho scritto più. Non mi permetto più di insistere. Rispetto la tua scelta.

  15. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 14 Febbraio 2010 @ 21:57

    Caro Bartolomeo, io non avrei scritto il commento precedente a questo, se non avessi letto il tuo intervento deciso nei confronti di chi usa l’offesa personale. Quello che contesto io e che veramente mi ha amareggiato è il fatto che tu non abbia capito la gravità delle offese personali e gratuite rivoltemi da quella “tizia”. Non hai speso una parola decisa per rimproverarle tale comportamento lesivo e fortemente scorretto. Se tutto fosse rimasto nella normale dialettica, poteva anche essere un momento persino interessante e… costruttivo. Molto probabilmente quella signora o signorina, non avendo più argomenti validi da contrappormi, è passata alle gratuite e stupide offese dirette alla mia persona.

    È vero che tu non avevi la linea ADSL, ma diverse volte sei intervenuto ugualmente, senza prendere posizione decisa, senza rivolgere alla stessa il tuo forte dissenso perché era scesa a quei livelli così di bassa lega su una rivista seria ed importante come la tua (ti sei limitato a dire che Maria Antonietta è stata un po’ “pesantuccia”. Pesantuccia?). Né lo hai fatto dopo che tu hai avuto la linea. Di questo ho sentito la mancanza. Ho capito che tu tenevi più a lei che non a me.

    Mi dici che io ho provocato la Maria Antonietta. Io l’ho sempre fatto nei limiti della correttezza e, se ho risposto in maniera più decisa e con ironia, è perché ci sono stato “tirato” dalla Signora o signorina che sia (leggi bene anche il suo commento, dopo il quale io ho parlato “metaforicamente” di “guerra”, che addirittura avevo scritto fra virgolette, nel senso dialettico, non ovviamente nella accezione vera della parola – pensavo fosse capito da chi è intelligente -).

    Io avevo fatto, nel commento al suo lavoro, semplicemente il mio dovere: siccome avevo parlato bene di quello scritto, non potevo fare a meno di sottolineare i diversi errori ortografici, altrimenti qualcuno mi avrebbe potuto dire che non capivo un tubo. E quando ho “rinfocolato” la diatriba, ti ripeto, è perché ero stato provocato con ironia. Se la signora o signorina avesse detto semplicemente che quegli errori le erano sfuggiti (io li avevo chiamati addirittura “refusi”), tutto finiva lì, invece si è risentita, eccome!

    Dici di sentirti offeso ed amareggiato, perché temi che io non ti abbia creduto, ma come faccio ad essere convinto del tutto, quando mai è stata spesa una parola di rimprovero vero nei confronti di chi usava la rivista con parolacce e ingiurie.

    Ti saluto e non pretendo che tu perda altro tempo a rispondermi.

    P.S.

    Parli della mia riappacificazione con Maria Antonietta? L’avevo fatto prima che arrivassero le offese, dopo, altro che riappacificazione! Doveva essere lei a chiedermi scusa, altro che storie!

    P.P.S.

    Diversi utenti della Rivista mi hanno scritto personalmente, manifestando anche loro una mancata difesa nei miei confronti, difesa che si aspettavano, ritenevano giusta e meritevole. Difesa anche… dopo diverso tempo.

    Gian Gabriele

  16. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 15 Febbraio 2010 @ 00:26

    La storia di quella diatriba l’ho riepilogata. Tu pensi di non avere nessuna responsabilità nella lite. Invece io ritengo che anche tu hai le tue colpe. Se un interlocutore usa l’ironia non per questo ci si deve offendere. Quando usa l’insulto, sì, ma Maria Antonietta si era riconciliata con te (l’hai riconosciuto tu stesso) Perché allora sei voluto ritornare a rinfocolare la diatriba? L’ironia fa parte della dialettica, l’insulto, no. Ma l’insulto (sempre grave) è venuto dopo che tu hai riacceso la polemica.
    Nonostante tu avessi scritto nella nota del commento 25, ore   22,29:

    “Avevo promesso a Bartolomeo di non risponderle più, ma visto quanto “veleno” gratuito ha ancora sparso, non ne ho potuto fare a meno. D’ora in poi scrivo la parola “fine” sul serio. Con certe persone è bene usare l’indifferenza. Le stesse vanno ignorate e lasciate nella loro “dorata” presunzione. ”

    Te l’ avevo chiesto in una e-mail privata proprio un’ora prima, lo stesso 4 gennaio alle ore 21,21.

    Ho scritto “pesantuccio”, perché cosa dovevo dire a Maria Antonietta che aveva chiuso la polemica con te, e tu gliel’avevi riaccesa?

    Non ti dice proprio nulla quella frase che ha scritto al commento 105:
    ”  “Bart, mi dispiace, non è colpa mia…”

    L’intenzione di Maria Antonietta di chiudere la polemica era stata dichiarata e mantenuta.   Tu invece non l’hai mantenuta, e sei tornato alla storia dei refusi che aveva acceso la lite. Potevi risparmiartelo, ed è qui, oltre che al commento 10, che hai profondamente sbagliato. Non sono valsi a nulla i miei consigli che ben conosci.

    Bene ci siamo detti tutto. Due interventi ciascuno. Penso che si possa chiudere.
    Decidi tu.

  17. Commento by Marco — 15 Febbraio 2010 @ 08:48

    Credo proprio di non aver insultato nè offeso nessuno, penso che voi stiate offendendo la democrazia, non rispettando nessuna istituzione……..ma non vi preoccupate, è l’ultima volta ch mi incrociate!!!

  18. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 15 Febbraio 2010 @ 15:37

    Bene, caro Bartolomeo, se il tuo convincimento ti ha portato a decidere che la colpa dell’accaduto sia mia, son fatti tuoi. Io ritengo di essere stato provocato anche quando ci fu il tentativo di riconciliazione (per quello parlavo di “veleno sparso”). Comunque, visto come la pensi, a questo punto son ancora più convinto di aver fatto bene a non intervenire più sulla Rivista. Non vorrei provocare altri “danni”.

  19. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 15 Febbraio 2010 @ 16:40

    La conferma che un po’ di colpa ce l’hai anche tu, lo dimostra la riapertura della questione che ora hai voluto fare qui, Gian Gabriele. Non ce n’era affatto bisogno, e la cosa mi ha sorpreso.
    Vi riscontro lo stesso spirito acrimonioso che avevo notato nei commenti 1o e 100. Soprattutto nel commento 100 quando hai fatto la stessa cosa che stai facendo qui.
    Invece di chiudere la spiacevole discussione che avevi avuto con Maria Antonietta, l’hai voluta riprendere, nonostante i miei ripetuti consigli di troncare.
    Ti sei fregato dei miei consigli, mentre Maria Antonietta li aveva accolti. Hai voluto fare il commento 100 per rispondere alla sua ironia, e potevi risparmiartelo, così come potevi risparmiatelo, oggi a distanza di oltre un mese, di riaprire qui la questione. Mi domando che cosa vai cercando. Di tornare a litigare? Vuoi litigare con me, dopo che hai litigato con Maria Antonietta?
    Queste cose mi fanno incattivire, perché si vede che non c’è nessuna volontà di perdonare eventuali manchevolezze altrui. Quelle di Maria Antonietta e ci metto anche le mie, se ti può far piacere.

    Non hai nemmeno capito, che è proprio l’esperienza che ho avuto con te e Maria Antonietta a rendermi più vigile sotto questo aspetto. Ad essere meno tollerante.
    E tu invece ne fai un’occasione per accusarmi di due pesi e due misure.
    Eppure dicevi di conoscermi e di stimarmi.
    Come hai potuto pensare che io mi schierassi contro di te!
    Quando ho scritto “pesantuccio” a Maria Antonietta, ho scritto in pratica la stessa cosa che Carlo Capone ha scritto nel commento 113:
    “No, Maria Antonietta,  così non va,   a mio sentire.”
    Se avessi usato le stesse parole di Carlo, ti  sarebbero andate bene?
    Quando si scrivono queste cose, lo si fa in fretta, ed io uso sempre il criterio di non mortificare nessuno, ma di fargli intendere l’errore.
    Che pretendevi, che la scuoiassi!
    Insomma, tu non hai fatto un bel niente per aiutarmi.

    Se confronti il tuo commento n. 100, e questo che hai fatto   qui al n. 13 vi troverai lo stesso spirito polemico, ben chiuso a darmi una mano per porre termine alla questione.
    Non lo hai fatto allora, e vuoi restare polemico anche ora, a distanza di tempo.
    Non hai avuto nemmeno un minimo di carità nel riconoscermi qualche attenuante.
    Credi che non mi abbia dato dolore la vicenda?
    Credi che non mi abbia fatto dispiacere che tu te ne sia fregato dei miei consigli ed abbia voluto, invece che chiudere, alimentare la polemica?
    Avevate chiuso, tu e Maria Antonietta,  in armonia. E tu hai voluto ricominciare.

    Non ti interroghi su questo e sul perché anche ieri, qui, hai voluto riattizzare il fuoco?
    Non ti fa pensare il tuo comportamento che una  specie di  tarantola della superbia ti abbia punto allora e ieri?

    Io sono stato umiliato e offeso molte volte nel web. Ho reagito e poi ho sempre saputo riappacificarmi.
    Ci sono persone che mi hanno scritto dopo anni per dichiararmi che avevano sbagliato.
    Tu ti dici cattolico, ma non hai saputo e non sai perdonare. Non solo ti accanisci con cattiveria contro di me, ma non accetti alcuna responsabilità nella vicenda. Eppure di consigli da me ne avevi avuti!

    Responsabilità ne hai anche tu. Non ho affatto scritto che sei tu il responsabile (dovresti chiederti anche perché hai voluto scrivere una tale cattiveria: “se il tuo convincimento ti ha portato a decidere che la colpa dell’accaduto sia mia”). Le colpe sono di entrambi. Maria Antonietta ha l’aggravante di averti insultato, ma tu ne hai  voluto fare  una questione di orgoglio e di vanità. Pensaci.
    Spero che con il tempo rimediterai sull’intera vicenda e riconoscerai anche le tue responsabilità.
    Ripeto, se ti può far piacere me ne assumo anch’io (anche se non credo di averne avute), e mettiamoci tutte e tre tra i colpevoli e negligenti.
    Ma  finiamola.  
    Se vorrai tornare a collaborare io ti ho già scritto (e le parole le mantengo) che la porta della rivista a te è sempre aperta.
    Ma cerca di tornare a dar valore alla carità e alla umiltà che ti riconoscevo.
    Sono fatti di poco conto, e se hanno toccato la nostra superbia, nulla ci vieta di  compiere un gesto di perdono.
    Noi cattolici dobbiamo essere i primi a testimoniarlo.
    Se no è davvero troppo facile essere cristiani, quando non ci costa niente.

  20. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 15 Febbraio 2010 @ 18:04

    Continua pure a “santificare” Maria Antonietta Pinna, quando tutti quelli che mi hanno scritto mi hanno dato la loro incondizionata solidarietà, ben considerando in maniera diversa Maria Antonietta stessa ed il suo modo di comportarsi. In quanto al suo tanto decantato tentativo di riappacificazione, ne trovo labili tracce condite di supponenza. Non fa niente, Bartolomeo, ferma restando l’amicizia e la stima, che spero sia ancora reciproca, io rimango fortemente convinto di aver subito una vera e propria aggressione da parte di una che non ha avuto la minima umiltà di riconoscere che le avevo segnalato semplicemente dei “refusi” (io mai e poi mai sono arrivato alle offese personali, offese, con parolacce rivoltemi e permesse, quasi, se non del tutto, giustificate, in un sito serio). Sono confortato dalla partecipazione solidale che mi arriva ogni giorno da altri. E questo mi basta.

    Ho riaperto la questione, leggendo quanto avevi scritto per delle “battutelle” di uno rivolte a te e ad una tua collaboratrice. Mi lamentavo che non avevi usato lo stesso metro nei miei confronti, per cose ben più serie. Per quanto riguarda il perdono cristiano, io non ho rancori con alcuno. Solo mi sarei aspettato un gesto da parte di Maria Antonietta, in quanto era stata vigliaccamente pesante nei miei confronti (rileggiti tutte le offese rivoltemi!). Ed un po’ male, scusami, Bartolomeo, ero e sono rimasto nei tuoi confronti, perché avevi permesso che si scrivessero certe offese sul tuo sito. Io, ti ripeto, non sono mai trasceso, non mi sento altezzoso, supponente, né astioso. Ma tutto ciò mi ha ferito assai. D’ora in poi, starò attento ad espormi, visto, poi che si vien giudicati, spulciando anche i minimi particolari anche innocenti o semplicemente ironici, per trovare colpe.

  21. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 15 Febbraio 2010 @ 20:38

    Gian Gabriele, io non spulcio colpe. Ho dato (con possibilità di umano errore) un giudizio che ritengo imparziale.  
    Ti confesso che rimasi male quando lessi il commento 100, perché non avevi raccolto i miei consigli, nonostante mi avessi promesso di voler chiudere. Lo avevi scritto, addirittura, in un commento precedente.
    Invece (e lo sto constatando anche ora, in questo tuo ritorno a fare polemica) ti ritieni assolutamente immune  da una qualche responsabilità nell’aver voluto tirare avanti la querelle.
    Invece di pensare: Guarda, Bartolomeo ha tratto lezione da ciò che è successo tra me e Maria Antonietta,  ti fai trascinare da  un pensiero malevolo: Bartolomeo qui ferma delle bagattelle, e invece non ha fermato Maria Antonietta quando ha insultato me.
    Qui riscontro una tua cattiveria che non supponevo. Un astio di cui non ti credevo capace.
    Alcuni di coloro che ti hanno scritto, hanno scritto prima a me.   Li ho esortati a scriverti.

    Vedi di perdonare tutti, anche me se ritieni che abbia sbagliato.
    Devi liberarti dal rancore. Questa esperienza è servita, credo, a tutti e tre. Facciamone tesoro.
    Ti ripeto, quando vuoi, la tua collaborazione è gradita. Ti aspetto a braccia aperte.

  22. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 15 Febbraio 2010 @ 21:10

    Io non sono astioso, né tantomeno mi sento cattivo. Probabilmente mi conosci ben poco. Non voglio che mi sia fatto passare per quello che non sono. Le tue parole suonano forti e mi offendono. Sappi che mi sento solo amareggiato per non aver ottenuto la solidarietà di un amico di fronte alle offese da querela che mi son state rivolte.

    Insisti sul commento n ° 100, senza pensare che gran parte della mia risposta era diretta a Daniela Toschi e a Bianca Stefania Fedi. L’ultima frase era semplicemente ironica e pensavo fosse capita, giacché di ironie e battute pesanti ero già stato fatto oggetto. Se ci vogliamo “attaccare” a questo, allora sono colpevole e mi son meritato tutte le offese, offese che mi tengo come un bel regalo per aver dato un mio contributo spassionato.

    E con questo chiudo, scusandomi di averti fatto perdere tempo prezioso.

  23. Commento by daniela toschi — 18 Febbraio 2010 @ 11:56

    Devo dare atto a Gian Gabriele, e forse va sottolineato, che il commento 100 era a mia difesa. A scanso di equivoci, anche se mi pare evidente, il mio commento 98 era una battuta scherzosa diretta a Jacqueline Magi, e non riguardava la Pinna. Forse quest’ultima non poteva sapere che la Magi ed io, in quel preciso momento, avevamo in corso una polemica personale sull’opportunità o meno di insistere con l’editore affinchè ci consentisse di rivedere le bozze di stampa del nostro ultimo libro. Non so però come abbia potuto equivocare e rispondere come appare nel commento 99, dopo il quale Gian Gabriele ha pensato di intervenire e sostenermi. Preciso che  anche il mio unico precedente commento, il 31,  è stato frainteso.  L’aver chiesto chi era l’assassino di Edoardo era una curiosità che nasceva dal fatto che stavo leggendo propio in quei giorni uno straordinario libro di psichiatra forense, veramente interessante e dettagliato, “L’omicidio per vendetta in Barbagia” di Lorettu e Sanna, che mi aveva riportato a “Canne al Vento” e che certo mi aveva influenzato nel leggere il racconto “Io vedo”. Intendevo quindi col 31 portare la discussione su argomenti diversi da quelli effettuati sino a quel momento. La risposta al 36 e un tempestivo e inaspettato commento della Pinna al primo dei mei pezzi   pubblicati sulla tua rivista mi ha però dissuaso dal proseguire  mostrandomi una situazione incandescente. Ho poi ripreso al 98 rispondendo a Jacqueline Magi, e di nuovo vista la reazione mi sono tirata indietro, forse rivelando un pò di pusillanimità. Oppure era buon senso, difficile dire. La voce di Gian Gabriele al n. 100 devo dire, certo egoisticamente, che mi è stata di conforto. Peccato però: al 36 volevo aprire altri argomenti di discussione. Al 98 volevo sostenere la necessità che gli editori consentano all’autore una revisione di bozze: non solo l’unica a pretenderlo e la maggior parte delle case editrici, anche quelle grandi, ne sono convinte. Peraltro  l’ editore mi ha poi concesso la revisione dei miei capitoli, e ciò si è rivelato, anche a detta sua, indispensabile: l’editor talora non comprende certi passaggi;  ad esempio  quando i testi virgolettati vengono convertiti per la stampa nascono problemi che l’editor talora non sa risolvere da solo. Anche eventuali censure o modifiche del testo  dovrebbero a mio avviso essere discusse con l’autore che ha scritto il libro e non in mano esclusiva di terzi: rivendico insomma che un pò di importanza venga data a chi scrive, anche dopo che i diritti di un testo sono passati all’editore. Mi sembra che dovremmo pretenderlo! L’editor ha una funzione importante, soprattutto se è bravo. Però a me non piacciono quei libri che sembrano fatti con lo stampino, tutti con lo stesso stile: preferisco che si veda l’autore, magari con i suoi difetti, ma che ci sia. E’ un compromesso necessario. Scusa Bartolomeo se sono intervenuta: mi sembrava necessario puntualizzare,  magari dovevo farlo prima, avrei  forse risparmiato  momenti spiacevoli per Gian Gabriele. Naturalmente ho un pò di timore di essere fraintesa anche questa volta. Mi auguro sinceramente di no.

  24. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 18 Febbraio 2010 @ 15:33

    Come già ti ho scritto, per me la discussione è chiusa.

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Bart