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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Paradigma del buon governo è la lotta alla criminalità

2 Maggio 2010

Bisogna riconoscere a Berlusconi il fiuto del leader che sa scegliersi i propri collaboratori. Non ho dubbi nell’affermare che l’attuale compagine governativa si è rivelata una delle più efficienti, se non addirittura la più efficiente (io sostengo la più efficiente) nella storia della nostra Repubblica.

Tremonti, Brunetta, Gelmini, Sacconi, Maroni sono i primi nomi che mi vengono in mente. Ma soprattutto Maroni. Nemmeno il famoso prefetto di ferro, Cesare Mori, avrebbe potuto fare meglio. Sono noti i risultati ottenuti dal nostro ministro degli interni, sia per quanto riguarda la lotta all’immigrazione clandestina, sia per quanto riguarda la lotta alla mafia. È su quest’ultimo aspetto che voglio soffermarmi.

Perché? Perché sono convinto che il motore che muove tutti gli attacchi a questo governo ha un’origine di tipo mafioso. Non immaginatevi un mafioso come Reina, per carità. Qui si tratta di gente raffinata, di alto livello. Menti pensanti, capaci di muovere grandi capitali che sono entrati in circolo nel sistema Italia, ma non solo. È un fiume che scorre nelle cavità carsiche del sistema, e ha una portata così gigantesca da condizionare ogni aspetto del nostro Paese. La mafia è cresciuta indisturbata, ha fatto e disfatto a piacimento. Ha comandato, e comanda.

Pensate solo a questo: il sistema produttivo trae necessariamente la sua linfa dal capitale, ossia dal denaro, e il denaro circola in Borsa, dove si vendono e si acquistano le partecipazioni nelle aziende, tanto le nostre quanto le multinazionali. Il denaro non ha nome né odore. Entra silenzioso, come una serpe.
Una regia occulta e oculata preordina manovre e obiettivi.

L’opposizione non si è mai domandata perché questo accanimento contro Silvio Berlusconi? Non se l’è mai domandata perché o è complice o è cieca. Propendo per la cecità. I suoi uomini sono quasi tutti degli incompetenti, rosi dalla bramosia del potere, che in realtà non coincide mai con il potere che intende il capitale mafioso. È il potere delle piccole cose, il potere di servizio, quello che può concedere qualche scranno nel Palazzo.

Il potere vero sta nel capitale che sceglie e determina. È lui che segna il bello e il cattivo tempo. È lui che deve trarre tanto dal bel tempo che dal cattivo tempo il suo guadagno.

Se pensate all’ingente patrimonio sequestrato alla mafia, potete immaginare quale sia l’intero patrimonio di cui dispone e che circola sul mercato.

Berlusconi si è proposto di combattere la mafia. Sa che se si riesce a seccare la fonte, il fiume decresce fino a scomparire. Un’opera immane, che da sola vale tutte le riforme dello Stato. Ha trovato nel ministro Maroni l’uomo giusto. Personalmente non ci avrei scommesso un fico secco su Maroni, che anni fa mi apparve un molliccio nelle mani di Bossi. Invece, sa quel che fa, e i risultati gli stanno dando ragione.

Le armate che sono calate da dentro e da fuori dell’Italia stanno colpendo duro e in modo incessante: anche gli attacchi al Papa e alla Chiesa rientrano in questo furioso disegno che vuole frastornare i cattolici, indebolirli. La mafia è stata colta di sorpresa, forse per la prima volta nel nostro allegro, accomodante e disinvolto Paese. Non si aspettava una ostinazione e una perseveranza simili. Se scompare dalla scena politica Berlusconi, la mafia ha vinto, e torna a spadroneggiare come nella prima Repubblica.

Non so se l’opposizione sia mai stata sfiorata da questo ragionamento. Suppongo proprio di no. Non voglio pensare che sia connivente. Ma che è stupida sì, lo penso. Il suo contrasto al governo dovrebbe essere di natura esclusivamente politica. Criticare ciò che va male e appoggiare ciò che va bene.

Non è corretto fare sempre le Cassandre e sbraitare che tutto va male e che tutto è da rifare, come diceva il grande e polemico Gino Bartali, per il quale io tifavo da ragazzo.

Se c’è qualcosa che va bene, lo si deve dire ed incoraggiarne l’azione. La lotta alla mafia, grazie a Berlusconi e al suo ministro Maroni sta andando bene. Andrebbe meglio se non si mettessero i bastoni tra le ruote.

La crisi, che c’è e non si può nascondere, è tuttavia governata bene, come ci riconoscono i mercati. La lotta alla mafia, cancro di tutte le economie, sta ottenendo ottimi risultati. Ora partono le riforme per modernizzare lo Stato.
Che cosa vuole mai l’opposizione? Perché non dare una mano?

Tocco di striscio il caso Scajola per dire che non posso immaginare che un ministro che nega con tanta virulenza e determinazione le accuse dica il falso. La magistratura, infatti, non si è fatta ancora viva, ma se accadrà, spero che tutto finisca in una bolla di sapone. Altrimenti a questo mondo non si potrà credere più a nessuno.


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13 Comments

  1. Commento by Mario Di Monaco — 2 Maggio 2010 @ 09:42

    Spero, per il buon nome del nostro paese,  che anche per il caso Scajola, la magistratura non intenda affidare il chiarimento al solito processo che Santoro e Travaglio celebreranno presto in tv.

  2. Commento by Ambra Biagioni — 2 Maggio 2010 @ 11:22

    Soros   qui e qui

  3. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » Paradigma del buon governo è la lotta alla … — 2 Maggio 2010 @ 17:15

    […] Prosegue Articolo Originale: Bartolomeo Di Monaco » Paradigma del buon governo è la lotta alla … […]

  4. Commento by giuliomozzi — 3 Maggio 2010 @ 10:09

    “Non posso immaginare che un ministro che nega con tanta virulenza e determinazione le accuse dica il falso”.

    Un po’ come quando Silvio Berlusconi sosteneva che “il presidente del consiglio non può mentire per definizione”.

    Come ho già avuto modo di dimostrare (qui), questo stile di ragionamento ha come conseguenza necessaria la divinizzazione del presidente della repubblica.

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 3 Maggio 2010 @ 10:36

    No, Giulio,  dimostra soltanto che si è dalla parte di chi nega (fra l’altro con tanta determinazione) di aver commesso certe cose, fino a prova contraria. Come prevede la Costituzione.

    Non capisco, infatti, come possa Scajola   fare quelle forti dichiarazioni, sapendo di essere colpevole. Quando le prove saranno (se saranno) incontrovertibili, che figura ci avrà fatto?

    In tutta la vicenda, comunque, c’è un aspetto incomprensibile, ove si tenga presente che si tratterebbe di operazioni tra persone navigate: quella degli assegni circolari. Se si vuole nascondere il nero o qualsiasi operazione sospetta non si lasciano tracce, si agisce in contanti. Qui si è fatto alla rovescia. Dal contanti si è passati agli assegni circolari. Una stupidaggine. A meno che non si  siano volute  lasciare le tracce di quell’operazione. E qui la cosa diventerebbe esplosiva, perché aprirebbe la strada all’ipotesi di una corruzione costruita ad arte, di cui la vittima non saprebbe niente.

    Ma non basta: poi c’è il notaio. Possibile che il notaio dichiari una cifra sul contratto e poi si veda sfilare sotto il naso come prezzo di acquisto una cifra superiore rappresentata dagli assegni circolari? Anche qui: una stupidaggine. Troppe, dunque. Il notaio rischierebbe la radiazione.

    E infine, le sorelle venditrici. Sostengono di aver ricevuto gli assegni direttamente dal ministro Scajola. E il ministro nega ed è disposto ad un confronto con tutti quelli che dicono il contrario.

    Troppi aspetti, Giulio, mi lasciano perplesso. Nel dubbio, non posso condannare Scajola. Se dovesse risultare che è Scajola ad aver mentito, oltre la sua testa, ne dovrebbero cadere altre: quelle del corruttore e delle sorelle (per l’operazione in nero) e quella del notaio.
    A  Scajola si aggiungerebbe il mio disprezzo.

  6. Commento by Ambra Biagioni — 3 Maggio 2010 @ 10:56

    Da l’Opinione

  7. Commento by giuliomozzi — 3 Maggio 2010 @ 13:10

    “Non capisco, infatti, come possa Scajola   fare quelle forti dichiarazioni, sapendo di essere colpevole”.

    Be’: se è colpevole, deve salvarsi la pelle. Mi pare un buon motivo per difendersi con le unghie e con i denti.

    “A meno che non si  siano volute  lasciare le tracce di quell’operazione. E qui la cosa diventerebbe esplosiva, perché aprirebbe la strada all’ipotesi di una corruzione costruita ad arte, di cui la vittima non saprebbe niente”.

    Si possono fare anche due altre ipotesi:

    1. non c’è nessuna corruzione; una persona, dovendo giustificare un giro di quattrini che non sa come giustificare, ha tirato in ballo un ministro per sollevare un polverone, nella speranza che ciò porti rallenti e/o intralci l’inchiesta.

    2. c’è corruzione; il corruttore ha voluto che rimanesse una traccia, allo scopo di rendere ricattabile il corrotto.

    “Possibile che il notaio dichiari una cifra sul contratto e poi si veda sfilare sotto il naso come prezzo di acquisto una cifra superiore rappresentata dagli assegni circolari?”

    Quando una mia parente vendette, un paio d’anni fa, l’appartamento ereditato dai genitori, il compratore propose – alla presenza del notaio – di pagarlo parzialmente in nero. La mia parente rifiutò. Il notaio fece pressione perché la mia parente accettasse la proposta del compratore.

    Comunque, quand’anche fosse dimostrato che Scajola si è giovato di quei quattrini, bisognerebbe dimostrare che c’è stata corruzione. Ossia che Scajola ha fatto qualcosa di preciso in cambio di quei soldi.

  8. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 3 Maggio 2010 @ 13:28

    Tutto il resto, Giulio, mi torna, ma non il primo punto.
    Difendersi con i denti e con le unghie, se uno è colpevole ed ha di fronte prove che potrebbero essere confermate, non la  ritengo la soluzione migliore per Scajola. Perché   cadrebbe in un disonore difficilmente scusabile e recuperabile con il tempo.
    Invece, le dimissioni, gli consentirebbero di uscire di scena con meno clamore,  non solo,  ma nel momento in cui nessuna prova confermata sussiste che lo accusi. Continuerebbe a difendersi davanti alla magistratura in modo meno esposto e meno mediatico.

  9. Commento by giuliomozzi — 4 Maggio 2010 @ 09:07

    Bart, nell’ipotesi che Scajola sia colpevole: che cosa vuoi che gliene freghi del disonore, a un corrotto, cioè a un uomo senza onore. Nell’ipotesi che sia innocente: ha ragione a difendersi così.

  10. Commento by Ambra Biagioni — 4 Maggio 2010 @ 09:22

    Penso che Giulio Mozzi abbia ragione : si è fatto chiasso ? Che si risponda con altrettanto chiasso e non si dia la possibilità agli accusatpri di coprire col silenzio la possibile innocenza.

    Intanto cominciano le smentire

  11. Commento by Mario Di Monaco — 4 Maggio 2010 @ 09:33

    Giusto o sbagliato che sia, la violazione del segreto istruttorio ha dato l’avvio al processo mediatico che vede come principale imputato il ministro Scajola. Le accuse degli inquirenti sono già state formulate. Le testimonianze dei principali attori della vicenda già rese. Manca la deposizione della difesa che dovrà essere esauriente e convincente perché la sentenza di colpevolezza appare già scritta, tanto che l’opinione pubblica, a stragrande maggioranza, ha già chiesto l’applicazione della pena prevista, ossia le dimissioni.

    Quello che  verrà celebrato  fra qualche anno  dalla magistratura non avrà più alcuna importanza per la politica e per l’opinione pubblica.

    Berlusconi, farà bene, quindi, a convincere il ministro a fornire subito, pubblicamente, la sua versione dettagliata dei fatti, che giustifichi il suo comportamento sia sotto l’aspetto penale che quello etico.

    Se ciò non sarà possibile, dovrà assolutamente pretendere le dimissioni per non compromettere il prestigio del partito e del governo.

  12. Commento by Ambra Biagioni — 4 Maggio 2010 @ 12:02

    Scajola si è appena dimesso.

  13. Commento by Ambra Biagioni — 4 Maggio 2010 @ 12:25

    Così su Il Sole 24ora

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