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PD. Concederanno a Letta ciò che hanno rifiutato a Bersani?

25 Aprile 2013

È questo l’interrogativo che dobbiamo porci a a causa della crisi in atto nel Pd. In realtà le correnti non sono soltanto due, ma ci troviamo in presenza di una serie di piccoli rigagnoli che, a seconda di quale direzione prendono di volta in volta, producono una esondazione dall’una o dall’altra parte.

Nel caso di Bersani abbiamo visto che cosa è accaduto. Ci siamo trovati ad affrontare una crisi di governo che a 60 giorni dal risultato elettorale ancora naviga in cattive acque.
Eppure Bersani ci teneva a sedere sullo scranno di Palazzo Chigi. Ma è stato frastornato dalle sirene che ora cantavano a sinistra ora cantavano a destra, sicché a forza di girare il collo di qua e di là se l’è rotto. Non si è ricordato che solo i gufi hanno il dono di ruotarlo fino addirittura di 270 gradi senza subire alcun danno. E così ha infranto il suo sogno. Si è fatto giocare come un ragazzino, ed ora il Pd, se ancora lo vuole, può solo guidare un governo con un suo uomo che faccia ciò che non ha voluto fare Bersani, confuso e raggirato. Ci ha pensato Napolitano a chiamare l’uomo giusto, quell’Enrico Letta che in diplomazia ha ricevuto chi sa quante lezioni dallo zio Gianni, consigliere speciale di Berlusconi (e a me assai inviso), e come formazione ha passato i suoi anni negli esercizi a ragnatela all’interno della Dc, che è stata maestra ineguagliabile nella sapienza spartitoria del potere. Del resto, ancora al di sotto dei 50 anni di età, Enrico Letta ha già occupato molte poltrone, e si mormora, ricordando il “pizzino” inviato a Monti, che abbia consuetudine con gli ambienti che contano, grosso modo gli stessi che venivano attribuiti all’ex bocconiano.

Però, però…
Sarà mai possibile – sia pure che Letta goda della simpatia dei cosiddetti poteri forti e provenga da una scuola abile come fu quella democristiana – che il Pd lasci fare a lui ciò che non ha consentito al suo segretario?
Lo scherzetto fatto al cattolico Franco Marini, nell’episodio della sua candidatura alla presidenza della repubblica, non potrebbe ripetersi con il cattolico Enrico Letta?

Certo, tra l’elezione del capo dello Stato e la fiducia che si da al nuovo governo, c’è un grossa differenza. Nel primo caso il voto è segreto, nel secondo è palese. Avranno i franchi tiratori di Marini la forza di metterci la faccia e rifiutare palesemente Letta?
Di solito i franchi tiratori, nonostante che Giuliano Ferrara li consideri il sale della democrazia, sono dei don Abbondio che non hanno il coraggio delle loro azioni. È mia convinzione, al contrario di Ferrara, che la democrazia si eserciti sempre con il coraggio dell’onestà intellettuale messa al servizio del bene comune. Sì al sì e no al no. Senza timore.
In ogni caso, il franco tiratore che terrà la cartuccia in canna al momento della fiducia, la sparerà alla prima utile occasione, che non sarà mai troppo lontana per chi voglia tornare ad impallinare un cattolico. Giacché, come si è visto, non sono giorni buoni per i cattolici che militano nel Pd.

Infatti, sebbene Napolitano abbia gridato forte per mettere in linea con le larghe intese il suo partito, il Pd, ciò non è affatto sufficiente. La resa dei conti nel partito di Bersani è solo agli inizi e mostra già di essere feroce. La voglia di cambiamento che si agita nella politica, ha specialmente nel Pd la sua più forte accentuazione. Non si dimentichi che l’attuale Pd, insieme con l’allora Msi, fu risparmiato dalla valanga di Mani Pulite. Tutte le sue ruggini e le sue scorie sono rimaste lì a corrodere, ed oggi il partito paga lo scotto di un rinnovamento arrivato più tardi che altrove, e arrivato per giunta come un ciclone.

In queste ore ci sono già stati alcuni incontri del presidente incaricato con i partiti ed emergono le prime difficoltà. Il Pdl pare fermo sulla sua posizione, sia a riguardo dei dicasteri che desidera acquisire, sia a riguardo del programma.

Berlusconi “ha ricordato che per il Pdl non è importante chi guida l’esecutivo ma la linea che verrà data. E ha sottolineato che il suo partito ritiene fondamentale partire dagli «otto punti » più volte rilanciati da via del Plebiscito, tra cui spicca l’abolizione (e restituzione) dell’Imu. Un punto, questo, su cui i berlusconiani non intendono transigere, nonostante le resistenze di Scelta Civica.” (qui).

Ma anche all’interno del Pd, qualcuno già esprime le sue riserve. Sempre sul “Corriere della Sera” (qui) si legge questa dichiarazione del giovane rampante Civati: “Un’altra voce critica, ma dall’interno del Pd, è quella che arriva da Pippo Civati, secondo cui «il principale azionista del governo è Berlusconi ». Per il deputato brianzolo «il calcolo è facile da fare: la coalizione di centrosinistra, che non esiste più, ha vinto le elezioni per 120.000 voti. Se a questa cifra si tolgono gli elettori di Sel (e non parlo di quelli del Pd che si sono volatilizzati, in queste ore, parlo dei voti di Sel il 24 e 25 febbraio), che sono stati 1.089.409, è il Pdl con i suoi alleati a essere il primo azionista del nuovo governo Pd-Pdl »

Faccio i migliori auguri a Enrico Letta, anche perché la sua famiglia vive ad una decina di chilometri da casa mia, ma le elezioni anticipate sono ancora lì, dietro l’angolo, in smaniosa attesa.


Letto 1393 volte.


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Bart