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Pierluigi Battista, è il tuo turno

29 Settembre 2013

Pierluigi Battista che io considero, insieme con altri, un editorialista chewing-gum, ossia di quelli che difficilmente si oppongono al potente di turno, di qualunque colore sia, rosso o celeste o nero o giallo e così via, si rivolge ai moderati con uno squallido articolo, in pratica per far loro capire che l’atteggiamento di rottura assunto da Berlusconi va contro gli interessi del Paese e quindi contro i loro interessi, e dunque quello di Battista è un articolo che si può definire di propaganda di regime.

Battista lo sa bene, ma finge di non saperlo, che non si tratta di fermare l’aumento dell’Iva (minacciato dal governo a mo’ di ricatto contro il Pdl) o di rischiare di non fare la annuale legge di stabilità necessaria a delineare il programma di governo almeno per il prossimo anno, ma si tratta di cosa assai più grave e che colpisce proprio i moderati: la vicina conclusione di un golpe iniziato dal 1994 e che darebbe, vinte tutte le resistenze, il Paese in mano ai pianificatori dello Stato, le cui caratteristiche sono state dimostrate dalla Storia: benessere per gerarchie e burocrazie, e estrema povertà per il resto, ossia per quello che chiamiamo il popolo, che è appunto costituito in gran parte dai moderati. Il loro destino sarebbe quello di fornire gli alimenti ai gerarchi e ai burocrati, attraverso un sistema di tassazione rispetto al quale quello oneroso di oggi è solo un piccolo assaggio. Sapete tutti che se non fosse stato per Berlusconi, nessuna resistenza si sarebbe levata contro l’Imu sulla prima casa e contro l’aumento dell’Iva. I pochi miliardi che sarebbero bastati a ricoprire la spesa non si è voluto andare a trovarli tra gli 800 miliardi della spesa pubblica, che consiste almeno per la metà di sprechi e privilegi. Ed è come ricatto al Pdl che il governo ha minacciato di aumentare l’Iva e di reintrodurre l’Imu sulla prima casa, se Berlusconi avesse minacciato le larghe intese. Ed è stato perciò obbligata la reazione di ieri che Berlusconi, con le dimissioni dei ministri, ha inteso sbattere in faccia al partito delle tasse. L’Iva non deve essere aumentata e l’Imu sulla prima casa deve essere abolita. L’impegno del Pdl a votare in questo senso rimane inalterato, come si legge qui. E’però il Pd a voler mantenere il ricatto.

Quando Battista invoca una specie di ribellione dei moderati alle decisioni di Berlusconi, nasconde il suo intento, da privilegiato pure lui, di arrivare ahimè ad uno Stato siffatto, il cui gravame pesi esclusivamente sulle loro spalle. Lo scrive qui anche l’economista Francesco Forte
Per ottenere questo si fomentano paure, disastri, baratri, e così via.
Battista parte dal presupposto, tutto personale e interessato, che i moderati siano ormai divenuti degli allocchi a cui si può dare ad intendere tutto, anche il falso più eclatante.

La verità è invece un’altra. Ossia, se non si arriva alla rivoluzione, ripeto alla rivoluzione, questo stato di cose non cambierà mai. I moderati pagheranno sempre il benessere scandaloso dei gerarchi e dei burocrati.

I moderati devono rispondere a Battista, e a quelli come lui, portatori di sfacciate tesi allarmistiche, se sono disposti a conservare in perpetuo questa condizione di impotenza e di schiavitù. Se rispondono di sì, allora votino per il Pd, il quale è il massimo garante del loro sfruttamento, se invece gli rispondono che vogliono ribellarsi da questa schiavitù della gleba, hanno un solo modo per farlo, falliti tutti i tentativi precedenti, accettare la rivoluzione e esserne i protagonisti.

Quando si accetta la rivoluzione, si accettano tutti i rischi che essa implica, come quello di creare macerie   e abbattere con esse anche del buono, un buono però inquinato dal marcio dilagante. Ciò comporterà maggiori sacrifici nel periodo in cui, radunate le macerie, di dovrà mettere mano alla ricostruzione. Ma solo così la gleba martoriata dalle tasse che ingrassano gerarchi e burocrati (si pensi ai magistrati politicizzati) potrà cominciare a sognare uno Stato migliore, in cui libertà, giustizia e eguaglianza non siano solo parole.

Che i moderati, dunque, comincino a prepararsi rigettando le sirene allarmistiche di editorialisti che hanno tutto l’interesse, ben ricompensati come sono, che le cose non cambino.
Solo loro, o meglio alcuni di loro (penso anche a Mario calabresi, che in verità leggo poco per la sua piattezza e ordinarietà), i peggiori gattopardi.


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Bart