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Pietosa l’immagine del parlamento

6 Dicembre 2011

È questa la sensazione che ho avuto ascoltando gli interventi alla Camera e al Senato.
Soprattutto ho provato pena nell’ascoltare gli interventi dei rappresentanti dei due partiti maggiori: Cicchitto e Franceschini.

Pur in mezzo ai reciproci distinguo, in pratica si sono inginocchiati davanti al governo imposto dal capo dello Stato. Un governo che, nonostante che si cerchi di nasconderlo, in realtà qualcuno ancora continua a chiamare per ciò che realmente è: un governo tecnico. Ossia un governo avulso dal cuore del Paese.

Il cinico tartassamento del ceto medio e medio basso è il segnale più drammatico di questo distacco. Non riesco a spiegarmi il pianto dell’altro giorno della Fornero, quando sarebbe bastato che, nel momento in cui il governo preparava il suo decreto, facesse presente che si trattava di profonde iniquità, le quali si potevano evitare indirizzandosi verso altri obiettivi, come quello della dismissione del patrimonio immobiliare inutilizzato, del valore ben più consistente di quanto potrà   derivare dalla tassa sulla prima casa e dal congelamento delle pensioni oltre i 960 euro.

Se non si volevano chiedere sacrifici a chi ne sta facendo da sempre, e oggi è allo stremo, c’erano tante altre strade da percorrere, e qualcuno in parlamento le ha pure indicate.
Non mi sarei mai immaginato, infatti, di dover condividere in toto l’intervento di Massimo Donadi dell’Idv, il quale ha giustamente rilevato che niente di equo e niente per lo sviluppo sono contenuti nel decreto del governo.

La genuflessione corale, fideista (si pensi all’intervento al Senato di Rutelli e di D’Alia), da parte delle maggiori forze politiche, a cui i cittadini hanno potuto assistere ieri in parlamento grazie alla diretta tv, ha dimostrato, ahimè, che la politica è finita sotto il tappeto. Tutti sembrano oggi pendere dalle labbra di Monti & c., come idioti a cui sia stata indicata finalmente una strada che non riuscivano ad imboccare. E che hanno deciso di imboccare ad occhi chiusi.

Una politica incosciente e inebetita, supplice, alla quale Monti, se avesse voluto, avrebbe fatto digerire ben più amare medicine.
Dobbiamo ringraziare Monti per il fatto che se ne sia astenuto, forse per pura pietà, essendosi reso conto a quale infimo livello si siano ridotte le intelligenze dei  nostri parlamentari.
Non poteva darsi umiliazione maggiore per la nostra massima Istituzione.

Ancora una volta è comparso nell’aula il fantasma della bancarotta e del crollo dell’euro e dell’Europa, un fantasma che ha ottenebrato le menti ed ha impedito ad alcuni, che pure vi hanno fatto riferimento (gli stessi Franceschini e Cicchitto alla Camera, e Viespoli e Gasparri al Senato), di esigere dal governo che prima di chiamare i cittadini ai pesanti sacrifici, ottenesse dall’Europa l’impegno a sostenere l’euro insieme con quelle scelte di politica economica che solo orala Merkel inizia a valutare.
Senza questo impegno, tutto risulterà vano.

P.S. Vi ricordate il famoso pizzino di Enrico Letta indirizzato a Monti? Bene. La Finocchiaroal Senato ha fatto una cosa analoga, ma alla luce del sole, direi con spavalderia, ma anche con quell’umidiccio servilismo da nessuno richiesto (mi viene in mente Uriah Heep, l’untuoso e fedifrago personaggio di “David Copperfield”, il romanzo di Charles Dickens). Dopo aver ricordato al presidente del Consiglio che il Pd vanta una organizzazione capillare sul territorio, ha dichiarato di metterla al servizio del governo per spiegare ai cittadini le ragioni della manovra. Ecco, dal resoconto stenografico, la parte che interessa:

“Noi manteniamo intatta la nostra responsabilità, e credo che sia anche plasticamente visibile: i senatori e le senatrici del mio Gruppo oggi sono presenti massicciamente in questi banchi. Le dicemmo 17 giorni fa di cogliere l’occasione di fare del Parlamento il suo più potente alleato per l’opera di restauro della forza e del ruolo dell’Italia in Europa, per preparare il futuro delle giovani generazioni italiane, e questo è il fine comune.
Oggi desidero aggiungere che il mio partito – lo aggiungo per mia parte, naturalmente – per il suo radicamento, la sua credibilità e la sua forza nel Paese, è uno strumento essenziale per motivare, convincere e muovere milioni di cittadine e di cittadini verso quel fine comune.”

Capperi! La gioia di aver mandato a casa Berlusconi, li ha talmente ubriacati che ora si metteranno a raccontare favole ai loro simpatizzanti, dando loro a intendere che dopo questi odiosi sacrifici, in Italia avremo nientepopodimenoche   l’Eldorado. Come vedete, ancora hanno l’abitudine di considerare i propri elettori dei gonzi.

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