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Prescrizione breve. Non è stata una pagina oscura

14 Aprile 2011

Se si dovesse dar retta a Massimo Franco, peraltro un ottimo osservatore della politica, che oggi pubblica sul Corriere della Sera il suo editoriale “Pagina oscura”, dovremmo rimproverargli di essere cieco e sordo. Da anni il parlamento, infettato dall’antiberlusconismo, ci consegna pagine oscure. Basti pensare al linguaggio che di solito viene usato dall’Idv, e da Di Pietro in particolare, per insultare la maggioranza e il premier. Un linguaggio da postribolo, che raramente viene fermato dal presidente della Camera, il quale, se interviene, non ha mai la fermezza e il coraggio di interrompere l’indisciplinato parlamentare.

Ieri invece abbiamo vissuto una giornata politicamente molto significativa. Il momento più alto è stato quando, nella votazione segreta voluta dall’opposizione, si è scoperto che in seno ad essa alcuni la pensano come la maggioranza, al punto che le hanno dato il voto. Non   ci poteva essere schiaffo peggiore. Convinta di rastrellare voti alla maggioranza si è trovata a vivere scopertamente la propria contraddizione.

Infatti, le accuse che l’opposizione ha rivolto al disegno di legge relativo alla prescrizione breve sono infarcite di grossolane menzogne, che sono continuate nonostante le precisazioni del governo e di altri esperti del diritto non schierati. In particolare sono risultate frutto di sciacallaggio le accuse secondo le quali questa prescrizione breve avrebbe fatto morire i processi sulla strage di Viareggio e sul terremoto dell’Aquila. Balle. Essi si prescriveranno in tempi biblici 2040 e 2033).

Questo modo di fare non paga, e così alcuni parlamentari dell’opposizione hanno voluto manifestare apertamente il loro disagio. A mio avviso, è un campanello d’allarme per l’opposizione. L’antiberlusconismo ha fatto il suo tempo. Insistervi significherebbe condannarsi a ripetute sconfitte.

Non sono riuscito a vedere la faccia di Bersani, ma doveva essere viola, più viola dei quattro scalmanati che manifestavano fuori dell’Aula.
In pratica, è stato come chiamare uno a testimoniare a proprio favore, e quello invece testimonia in favore dell’avversario.
Chi sa se a Bersani è anche venuta la bava alla bocca.

La prescrizione breve è, in realtà, un primo passo verso la riforma della giustizia. Una prima prova. Una prova generale. Sta dimostrando che il governo non si ferma e che, come ha detto nel suo intervento Cicchitto, non ha paura e non si farà processare in piazza.

Così mi piace il centrodestra. Quando mostra i muscoli rispetto alle menzogne e al fango di cui l’opposizione cosparge il Paese.

Nel 150mo anniversario dell’Unità d’Italia, l’opposizione non tralascia occasione per dividerla. Nella sua storia, come sappiamo, ha sbagliato tantissime cose, e continua a sbagliare. Oggi poi, ad aggravare la pluridecennale miopia, mancano addirittura veri leader e quelli che appaiono in vetrina o sono obsoleti come D’Alema, o sono incolori come Bersani, o sono imbevuti di odio come Franceschini e Bindy.

Se non fosse stato per Giuliano Ferrara, che l’ha evidenziato nella sua trasmissione Radio Londra di ieri sera (e qui; un’intervista a Asor Rosa qui), sarebbe passato sotto silenzio l’appello al colpo di Stato lanciato sul Manifesto dal Prof. Asor Rosa, esponente della sinistra, da attuarsi con tanto di carabinieri e polizia, per rovesciare il governo dall’alto, visto che dal basso, ossia attraverso gli strumenti democratici, non è possibile.
Mi domando che cosa sarebbe successo se ai tempi del governo Prodi, Berlusconi o uomini del centrodestra avessero lanciato appelli simili.

La sinistra è allo sbando e ha perso la ragione, a tal punto è arrivato l’odio contro il premier. L’appello di Asor Rosa non deve essere minimizzato. Non è uomo da scrivere se non sa di godere il consenso intorno a sé, e infatti il sottotono della stampa di sinistra deve insospettirci.

Che si stesse tramando da mesi qualcosa di grosso, gli italiani ne hanno sentito la puzza in più occasioni, e in specie attraverso l’abnorme persecuzione giudiziaria del premier, ma ora nessuno può più far finta di non sapere ciò che si sta complottando contro il parlamento, per il solo fatto che è guidato da una maggioranza che non si riesce a scalzare.

Nessuno, se non colpevolmente, può più nascondersi dietro il dito e fingere di non accorgersi che, chi ipocritamente sbandiera in Aula la Costituzione, è il primo a volersela mettere sotto i piedi.

Altri articoli

“IL PREMIER VINCE E SALUTA (FORSE)” di Alessandro Sallusti. Qui. Da cui estraggo

“Certo che anche Berlu ­sconi godrà dei vantaggi di questa legge. È un citta ­dino italiano, per di più in ­censurato nonostante i 25 processi subiti, tra quelli già conclusi e quelli in corso. E anche questo fatto vorrà ben dire qual ­che cosa.”

“Processo Ruby, l’ultima bufala della procura” di Stefano Zurlo. Qui.

“Giustizia, prova di forza della maggioranza: 314 sì al processo breve” di Fabrizio De Feo. Qui.

“Di Pietro si prende i soldi e poi fa la sceneggiata” di Filippo Facci. Qui.

Nel 2013 Berlusconi lascia davvero?. Qui.

“La Costituzione tradita da chi la sbandiera”. Qui.

“Colpo di coda dei pm per far cadere Formigoni” di Luca Fazzo. Qui.

“Dietro la satira di Benigni c’è un comizio elettorale per il Partito democratico” di Luca Beatrice. Qui.

“Cosa fa paura ai giudici? L’idea di lavorare” di Filippo Facci. Qui. Da cui estraggo:

“La paura è che gli tocchi di lavorare, anzi neanche, perché se i magistrati in futuro non riusciranno a chiudere un primo grado in qualcosa come tre anni (tre anni, non tre giorni) potranno sempre dire che è colpa di Berlusconi: eppure lo sanno tutti che i magistrati lavorano mediamente poco, che non di rado tizio «oggi non c’è », che caio «oggi lavora a casa », che sempronio «oggi non è venuto », che pochi si sobbarcano il lavoro di molti, che molti sono imboscati o fuori stanza: perché sono uomini e funzionari e dipendenti statali come gli altri, la differenza è che non timbrano il cartellino (e dici poco) e che in qualche caso si sentono eticamente superiori agli altri salariati pubblici.”

“Uno sgobbone come Francesco Ingargiola, presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta, lo disse chiaramente in un libro di Massimo Martinelli: «Nei tribunali il problema principale è proprio questo, far lavorare e motivare i giudici; perché se la giustizia è al capolinea non è colpa solo di leggi farraginose, ma anche di molti colleghi che non lavorano a sufficienza ».”

“Libia. Italia “non parteciperà ai bombardamenti”. Qui.

“L’opposizione non parlamenta” di Francesco Damato. Qui.

“L’alternativa in mano ai brigadieri” di Stefano Cappellini. Qui. Da cui estraggo:

“Il piano Asor lo si potrebbe rubricare alla voce follie di primavera. Ma sarebbe un errore. Anzi, peggio, sarebbe solo un modo per mettere la testa sotto la sabbia.
È più onesto raccontarsi a viso aperto che cosa è diventato un pezzo enorme della sinistra di questo paese, la sua spaventosa mutazione antropologica, soprattutto il suo essere la migliore garanzia di lunga vita politica per Berlusconi.”


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart