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Quagliariello. Come per Fini, ci penseranno gli elettori

29 Settembre 2013

Che Quaglierello, una volta ricevuta la poltrona, avvertisse fin da subito la grande occasione che stava passando nella sua vita, si è capito subito dopo le elezioni di febbraio, al momento in cui, entrato nel governo, dopo poco tempo si è messo a far la voce della chioccia che cova l’uovo d’oro.
I veri combattenti ai quali i cittadini possono affidare le battaglie sono messi alla prova solo quando dalle chiacchiere si passa ai fatti.

Di solito i tremebondi (vigliacchi?) sono molto bravi a disquisire, a conversare, a dirsi pronti a difendere i propri ideali. Ma poi sono presi dalla paura e si sottomettono a colui che al momento reputano il più forte.
Mi viene in mente Sergio De Gregorio, che si cucca i soldi, poi, alle probabili pressioni dei pubblici ministeri (al modo che accadeva per Mani Pulite) accompagnate da promesse di riduzione della pena, apre bocca e tutte le vergogne gli escono come una fiumana. Che tristezza!

Quando la dignità è ferita, non si va lontano. Il percorso obbligatorio resta uno solo, la discesa in picchiata nel vuoto, nel nulla, come è accaduto a Gianfranco Fini. Costoro sono così confusi che suppongono gli italiani dei cretini, i quali non si accorgano e non sappiano leggere la verità che si nasconde sotto la pretesa di aver sentito il bisogno di ripulirsi la coscienza. Egoismo, paura, opportunismo, inadeguatezza e viltà sono l’impasto che costituiscono la quintessenza di questi mezzi uomini, di questi quaquaraquà.

Un tempo quando costoro avevano reso il servizio al più forte, facendo la spia, o macchiandosi del tradimento, chi riceveva le loro confidenze, subito dopo ne ordinava la fucilazione o il taglio della testa. Ossia li considera spregevoli e non meritevoli di continuare a vivere.
In un sistema democratico non si può fare altrettanto, anche se la voglia fosse forte e suggestiva.

L’alternativa, però, altrettanto forte e suggestiva, in una democrazia è affidata al corpo elettorale. Sono gli elettori a ordinare il taglio della testa e la fucilazione, e questa volta non con le armi, ma con il voto, che è la peggiore dannazione che un politico possa subire.
Guardate Fini. Si fa biondo, continua a prendere la tintarella per mantenersi giovane, ma dentro di lui scorre non il sangue della vita, ma quello del corpo infetto e umiliato.
La storia ne dirà male, se addirittura non preferirà tacerne l’esistenza. Ma forse dovrà ancora una volta a Silvio Berlusconi e al tradimento che gli ha voluto omaggiare se qualche storico ne accennerà di sfuggita, mentre starà raccontandoci dell’uomo che, al contrario di Fini, ha segnato nel bene e nel male questo ventennio. Insomma come successe a Fabrizio Maramaldo nei confronti di Francesco Ferrucci (qui).

Quagliariello ha indossato molte casacche, a partire da quella radicale, ed è venuto a Lucca (la mia città), chiamato da Marcello Pera a dirigere e insegnare alla scuola degli Alti Studi che è ancora oggi un vanto della città, la cui fondazione si deve all’ex presidente del Senato, che, a differenza di Quagliariello, ha saputo uscire di scena con dignità, quando ha capito che era giunto il momento di farlo.
Quagliariello seguì, di Marcello Pera, anche l’intransigenza nella difesa del cristianesimo contro l’assalto dell’islamismo che, come è noto, si è affacciato all’Occidente, con velleità conquistatrici, come già accadde in passato.
Ma si tratta di una di quelle virtù che hanno coloro che riescono a farsi attrarre dalla poltrona e da uno pseudo potere dal quale prima o poi saranno ridicolizzati. Disquisiscono, conversano, studiano, ma poi? Poi se la fanno addosso quando c’è da mostrare i muscoli della propria fermezza.

Quagliariello si giustifica nel modo consueto degli opportunisti, nascondendosi dietro il dovere di servire lo Stato. Ma non si è domandato quale è il modo giusto di servire lo Stato. Se un golpe è in stato avanzato non è giusto forse opporsi con tutti i modi possibili, visto che chi agisce oggi per il golpe ha già in mano i gangli vitali del Paese (magistratura ed istituzioni ai più alti livelli)?

Sembra di riascoltare Fini quando giustificava il tradimento mascherandolo con le accuse di mancanza di democrazia nel Pdl.
Fini e Quagliariello sono gemelli e Quagliariello ha lasciato intendere che insieme con lui anche altri non seguiranno Forza Italia. Non vi sembra di rileggere l’annuncio della nascita del Fli, ormai dimenticato dalla Storia?
Gia cominciano i sarcasmi su di lui. Antonio Polito su twitter scrive: “Quagliariello: Piuttosto di finire in una Lotta Continua mi iscrivo a Letta Continua”.

Ma oggi siamo alla prova del fare e del reagire per costruire una partito nuovo in cui non ci sia posto per gente come Quagliariello. Forse andrà a braccetto con Monti, forse con Casini, forse farà un partito tutto suo, come Fini, ma il suo declino è segnato. Credo che gli italiani abbiano capito che parte dei loro guai dipende da uomini inadeguati saliti sugli scranni al solo scopo di legarcisi con le corde più resistenti, e già consapevoli in cuor loro della figuraccia che stanno facendo.

Ricordate Giuseppe Pisanu, che si era ritagliata la parte del cavaliere senza macchia e senza paura, il quale passava il suo tempo a segnalare i peccati del suo partito, il Pdl, e a minacciare di uscirne per fondare una fronda alternativa? Finché è durata la legislatura ha potuto approfittare – come Fini – dello scranno su cui stava seduto per dire e disdire a piacimento, ma quando ha dovuto presentarsi di nuovo all’elettorato, la sua fine è stata tragica come quella di Fini.

L’occasione dunque è ottima per il Pdl, o meglio per la nuova Forza Italia. Darà l’opportunità di smascherare i corpi estranei e i cavalli di Troia e dunque liberarsene una volta per tutte. Ossia: fare una pulizia igienica che non lasci neppure un batterio né un virus nel nuovo organismo.
Non mancheranno cittadini che sapranno sostituire (non sarà poi così difficile) uomini inadeguati e opportunisti.

 


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Bart