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Quel volpone di Matteo Renzi che vuol piacere a tutti + Caso Napolitano

17 Settembre 2012

di Giuliano Ferrara
(da “il Giornale”, 16 settembre 2012)

PerchĂ© Matteo Renzi piace alla pancia della destra, all’elettorato di Berlusconi o a una sua parte ragguardevole? PerchĂ© tutti si aspettano, molto al di lĂ  del ragionevole, che i berluscones si apprestino a fare la fila in tanti al botteghino delle primarie del Pd, e questo per premiare con la scelta trasversale, il panachage, la star della rottamazione? (Trascrivo, per spiegare ai finti tonti che il voto trasversale non è un trucco sordido ma un caso di democrazia elettorale conforme al diritto di scelta dei cittadini, la definizione che ne offre la augusta Enciclopedia Treccani: «Panachage.

Metodo di votazione che dĂ  all’elettore la facoltĂ  di esprimere preferenze differenziate tra il voto per il contrassegno di lista e il voto per i candidati, scegliendo eventualmente uno o piĂą candidati appartenenti a una lista diversa da sostituire o aggiungere a quelli della lista votata. Si applica solitamente nelle formule elettorali che puntano a rafforzare il potere di scelta degli elettori nell’ambito di competizioni incentrate sulla figura del candidato piuttosto che sulle logiche di partito ».)

La risposta alla domanda sulla trasversalitĂ  di Renzi, che egli stesso da furbone ha evocato alla sua prima uscita ufficiale dicendo che si augura di stanare e sedurre gli elettori della parte avversa, è semplice. Grillo con tutti quei settatori parrucconi della Casaleggio & associati, può essere lo sberleffo, la canagliata elettorale di un momento, un vaffanculo comico e senza particolari conseguenze; Renzi è un carisma politico in erba e insieme l’abbozzo di un programma di governo fondato su un’affinitĂ  del profondo con la storia italiana degli ultimi vent’anni. Il candidato non è percepito solo come l’anti-Bersani, quel tizio di sinistra che nel dicembre del 2010 (in piena crisi) si è fatto ricevere ad Arcore dal premier Arcinemico e non se ne è mai pentito, è il brusco rinnovatore che tende a cancellare il confine ideologico otto-novecentesco tra sinistra e destra per introdurre la discriminante della nuova generazione, è quello che sfotte, destabilizza, ridicolizza e delegittima un establishment d’apparato onusto di vecchia gloria ma incapace (secondo lui) di intercettare le novitĂ  e il portato di libertĂ  e autonomia che queste novitĂ  tecnologiche e di mercato contengono, incapace di alternativa e visione.

C’è molto di berlusconiano in lui, sospetta il militante fazioso e un po’ tonto perduto nello stupidario ideologico «de sinistra ». Guardate, dice, le sue manifestazioni, le scenografie, questo gusto people, l’americanata perfino ingenua che veniva rimproverata anche al Cav. delle origini; guardate alla cosiddetta narrazione personale, la politica come sceneggiatura o soap, come cinematica, come fun. Sì, è vero, gli risponde il trasversalista di destra, ma questo non vuol dire necessariamente che il compagno Renzi sia un venduto, forse invece le esigenze rivoluzionarie o rottamatrici impersonate da Berlusconi tanti anni fa e per tanti anni riproposte con il suo stilnovo non erano un’esplosione di cattiveria e di aviditĂ  personale ma un fenomeno sociale e politico da comprendere, a parte la personalitĂ  e la singolaritĂ  irripetibile di ogni leadership carismatica. Renzi non è solo uno scout che si è fatto venire in testa certe idee. Figlio di un democristiano, fiorentino di spirito, ha preparato la corsa facendo una grandissima gavetta e strappando ogni cosa, a cominciare dalla guida della sua cittĂ , con scaltra energia, ha anche fegato perchĂ© non è da tutti prendere posizione per Marchionne nel paese dei laudatori della lotta di classe e dei nostalgici del socialismo pianificatore o dei moderati e confindustriali concertatori ad ogni costo; e non è da tutti fare lega con Pietro Ichino, riformatore intelligente e per questo inviso agli sbandieratori del lavoro che non c’è e non ci sarĂ  mai finchĂ© in fabbrica comandano loro.

Quando dicono che alla sua etĂ , poco sotto la quarantina, non si può partecipare a un Consiglio europeo e parlare con Angela Merkel, viene da sorridere. Certo è che deve irrobustire il suo staff, completare il quadro delle competenze. E magari deve perdere, mettere la pietra di inciampo e dello scandalo lĂ  dove deve stare, e aspettare un turno. ChissĂ . Quel che è sicuro è che Renzi, senza dover piacere specialmente, è nella sua eruttivitĂ  la dimostrazione geologica del fatto che questi vent’anni dalla fine del muro di Berlino non sono passati inutilmente.


Napolitano: “Grecia, troppo rigore danneggia la democrazia”
di Redazione
(da “Libero”, 17 settembre 2012)

Ecco a voi Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica ellenica. Il Capo dello Stato ha ricevuto nel pomeriggio di lunedì, al Quirinale, il suo omologo greco, Karolos Papoulias, presente all’incontro anche il sottosegretario di Stato agli Affari Esteri, Staffan De Mistura. Ed ecco che al termine del summit, Re Giorgio prima spazza via ogni dubbio (“Basta discussioni. La Grecia è nell’euro”), quindi tuona: “Troppo rigore danneggia la democrazia in Grecia”. Ma come, il danno lo subisce soltanto Atene? E in Italia il rigore imposto dal governo Monti caldeggiato dalle autoritĂ  europee e dallo stesso Napolitano non ha forse danneggiato la democrazia? Il Belpaese è guidato da un governo non eletto che ha ricoperto la penisola di tasse, una sfilza di imposte che ci hanno “regalato” Bruxelles, la crisi e lo spread: di fatto una serie di manovre che equivalgono al commissariamento del nostro paese per mano del governod ei tecnici. Si tratta di un evidente “danno” (per usare le parole del Capo dello Stato) alla nostra democrazia. Eppure Napolitano sembra scorgere il “danno” soltanto ad Atene.

“Di debiti da pagare si muore” – La Grecia, ha spiegato Re Giorgio, “è e sarĂ  sempre parte integrante della civiltĂ  europea e del processo di integrazione del Continente, quindi basta discussioni striscianti e speciose sulla sua permanenza nell’Eurozona, e soprattuto diamole il tempo necessario a mantenere gli impegni che si è giustamente presa”. Napolitano, quindi, mette in guardia dalle “conseguenze sociali di un eccessivo rigorismo”, e sottolinea come “di debiti da pagare si possa morire”. O almeno possa “morire la democrazia greca”. Parole chiarissime, quelle del Capo dello Stato, che però vanno in difesa del Paese sbagliato. Come se, al contrario, l’Italia non sia sul punto di morire di tasse, come molti degli imprenditori vessati dal fisco e da una pressione tributaria che non lascia spazio ad alcun tipo di futuro.

“Gravi conseguenze sociali” – Certo, ha proseguito Napolitano, la classe dirigente ellenica ha tutte le sue resposnabuilitĂ , ma c’e anche da “prendere atto con compiacimento del fermo intento della Grecia di tenere fede agli impegni sottoscritti con l’Europa”, e soprattutto tenere in considerazione “le conseguenze sociali e i sacrifici che la Grecia si è impegnata a rispettare”. Conseguenze sociali che Papoulias elenca con scrupolo ragionieristico, a partire dalla disoccupazione al 25 percento che, nel caso dei giovani, arriva a raggiungere la metĂ  della forza lavoro. Dati di fronte ai quali il Presidente della Repubblica avverte: “Bisogna seriamente tenere in conto le considerazioni sociali dell’ulteriore inasprimento delle condizioni” poste dall’Europa, dando magari “piĂą tempo per affrontare meglio tutte le prove”. Eccolo, ecco a voi Giorgio Napolitano, il presidente (anti-rigorista a sorpresa) della Repubblica ellenica.


Trattativa, lo Stato non si costituirà parte civile. Di Pietro: “Favoreggiamento”
di Redazione
(da “il Fatto Quotidiano”, 17 settembre 2012)

Lo  Stato  non si costituirĂ , almeno in questa fase,  parte civile  nell’udienza preliminare del processo sulla presunta  trattativa Stato-mafia. Lo ha spiegato in aula alla Camera il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Malaschini,  rispondendo alla richiesta dell’Idv che ha presentato una mozione per chiedere appunto al governo di costituirsi nel processo di Palermo.  L’udienza è stata fissata per il prossimo 29 ottobre.

“Allo stato il governo non può assumere l’impegno in esame nei termini in cui esso è stato articolato, perchĂ© esso – ha detto Malaschini – involge aspetti e scelte di natura prettamente tecnica che attengono ai presupposti sostanziali per la costituzione in giudizio, rispetto ai quali è preliminare la conoscenza piena degli atti, e da  valutazioni strettamente processuali  circa la decisione di attendere o meno l’esito dell’udienza preliminare. Per queste ragioni, pur non essendovi alcuna preclusione alla costituzione di parte civile da parte dello Stato, il governo – ha sottolineato – non può assumere oggi l’impegno richiesto. La costituzione di parte civile può esserci per l’udienza preliminare, ma anche successivamente”.

Malaschini ha risposto alla mozione presentata all’Aula da  Antonio Borghesi,  vice capogruppo dell’Idv alla Camera. “Con questa mozione, l’Italia dei Valori vuole impegnare il governo a costituirsi parte civile giĂ  a partire dall’udienza preliminare. Il voto di questo Parlamento sarĂ  la cartina di tornasole per fare chiarezza su uno dei momenti piĂą bui della nostra storia. Di fronte a un reato così grave, è  doveroso  â€“ ha detto – che il governo si costituisca parte civile. Al tribunale di Palermo è in corso un procedimento penale sulla presunta trattativa tra pezzi di stato e pezzi di mafia e altre inchieste hanno dimostrato l’esistenza di questo rapporto. Dunque noi riteniamo che sia un  preciso dovere  da parte del governo, non una facoltĂ  e per questo, con la nostra mozione, lo impegniamo a farlo”.

Antonio Di Pietro, che nei giorni scorsi aveva annunciato l’iniziativa, ha commentato duramente con i giornalisti a Montecitorio la decisione: “Se il governo non si costituirĂ  parte civile nel processo sulla trattativa Stato-mafia, questo potrebbe chiamarsi reato di  favoreggiamento personale. Oggi il governo ha mostrato  reticenza  e  ignoranza tecnica, nonchè di volersi lavare pilatescamente le mani. Il governo dice di non conoscere le carte – ha sottolineato l’ex pm- Eppure c’è un processo in corso, ci sarĂ  un’udienza preliminare: perchĂ© non è andato a prendersi le carte? Fai un click su internet!”, dice il leader dell’Italia dei Valori. Il fatto che l’esecutivo abbia deciso di non costituirsi, si traduce per il presidente dell’Idv in “incompetenza, incapacitĂ , se non continuitĂ  con le persone chiamate a rispondere di quella vicenda”. Secondo Di Pietro, dunque, “il governo si sta mettendo  contro la giustizia  per favorire le persone che rappresentano lo Stato in quel processo”. Insomma, “sta da quell’altra parte, con quegli uomini che non si vuole inimicare: questo si chiama favoreggiamento”.

Il 24 luglio scorso la Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per dodici indagati: i mafiosi Salvatore Riina, Nino CinĂ , Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca, gli alti ufficiali del Ros Mario Mori, Giuseppe De Donno e Antonio Subranni e gli esponenti politici Calogero Mannino, Marcello Dell’Utri e Nicola Mancino. Per tutti l’accusa è di attentato a corpo politico dello Stato, tranne che per Mancino, accusato di falsa testimonianza dopo la sua audizione al processo Mori-Obinu del 24 febbraio scorso. Cuore del processo la trattativa innescata tra rappresentanti istituzionali e Cosa nostra, che voleva la revoca del 41 bis (il carcere duro) per i detenuti. Revoca chiesta a suon di attentati del 1992 in cui rimasero uccisi, tra gli altri, i magistrati  Giovanni Falcone  e  Paolo Borsellino.  Stragi che, per la Procura di Palermo, lo Stato  voleva fermare scendendo a patto con i boss.

Il leader dell’Idv ha quindi annunciato che il suo gruppo presenterĂ  a  Montecitorio  una mozione con la quale si impegna il governo Monti. “A quel punto – ha sottolineato – il problema diventa del  Parlamento, nel quale troppo spesso ci sono mal di pancia da parte di chi non vuole assumersi le sue responsabilitĂ .  L’esecutivo non può addurre la scusa – ha detto ancora l’ex magistrato – di non conoscere i documenti perchĂ© li ha giĂ  esaminati per il conflitto sollevato dal  Quirinale  di fronte alla  Corte Costituzionale. Inoltre basta andare su internet per accedere a quelle carte che sono ormai ufficiali”. Per di Pietro è “importate che la costituzione di parte civile avvenga al piĂą presto, senza attendere gli sviluppi processuali. Mi auguro – ha concluso – che il comportamento del governo sia dettato dall’ignoranza, perchĂ© altrimenti si tratterebbe di complicitĂ  “.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart